Novazzano

L’intuito di un residente dietro al maxi-sequestro

Le forze dell’ordine hanno potuto mettere le mani su 30 chilogrammi di cocaina e arrestare tre persone grazie alla precisa segnalazione di un cittadino: «Ho notato un’auto con targhe tedesche all’altezza del distributore rapinato più volte e mi sono insospettito»
©BENEDETTO GALLI
Stefano Lippmann
03.01.2026 06:00

Ci sono evidentemente strumenti diversi per assicurare i criminali alla giustizia. L’attività d’intelligence, il pattugliamento del territorio, i vari filoni di un’inchiesta che permettono di scoprire nuovi elementi. C’è anche «il fiuto» degli agenti, addestrati per comprendere se una persona debba essere controllata. E poi c’è anche il privato cittadino. Già, perché è proprio grazie a un residente di Novazzano che gli uomini dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) sono riusciti – lo scorso 5 dicembre – a mettere le mani su 30 chilogrammi di cocaina. Allo stesso tempo tre individui sono finiti in manette: un 35.enne e un 30.enne cittadini tedeschi e un 31enne cittadino olandese.

Quell’auto «un po’ strana»

«Stavo tornando a casa a piedi – racconta l’uomo (il nome è conosciuto alla redazione) che ha permesso alle Guardie di sequestrare lo stupefacente –. Mi ero recato in banca per ritirare l’agenda del 2026». Una normale passeggiata ma, a conti fatti, con gli occhi ben attenti su ciò che lo circondava. «Ho notato una macchina con targhe tedesche all’altezza del distributore di benzina Zanini».

Un’area di servizio «già conosciuta perché rapinata diverse volte» ricorda a ragione il nostro interlocutore. Negli anni, anche recenti, sono infatti diverse le rapine che hanno interessato il distributore di via Casate. «Mi sono insospettito, quell’auto mi sembrava un po’ strana» continua il residente. Un dettaglio, in particolare, è rimasto impresso: «Nell’auto c’erano due persone che si stavano guardando intorno. Uno dei due, ricordo bene, indossava una giacca nera con uno stemma bianco».

L’istinto, la telefonata

A quel punto scatta, chiamiamolo così, l’istinto. «Ho camminato ancora per una ventina di metri poi ho deciso di chiamare un conoscente che lavora in dogana, ma mi ha risposto che in quel momento non era in servizio». La sensazione che ci sia qualcosa di sospetto lo porta a chiamare la centrale: «Sono partito dal principio che potesse essere una rapina, ma allo stesso tempo sapevo che magari era soltanto un buco nell’acqua».

«È piena!»

No, non sarà una chiamata «a vuoto». Le forze dell’ordine prendono sul serio la segnalazione: «Dopo pochi istanti è immediatamente giunta sul posto una pattuglia delle Guardie» sottolinea l’uomo. Rimanendo in disparte nota che la pattuglia controlla gli occupanti del veicolo e li immobilizza. «Piano piano mi sono avvicinato – riferisce –. Erano seduti al loro posto con la testa appoggiata sul cruscotto». Passa ancora qualche minuto e il cittadino di Novazzano capisce che la sua chiamata è andata decisamente a buon fine. «La guardia ad un certo punto ha detto che l’auto ‘era piena’». Cosa vuol dire? «Mi sono avvicinato ulteriormente è ho notato due borsoni, uno dei quali era aperto». A quel punto ogni dubbio è svanito: all’interno delle due borse erano stipati 30 chilogrammi di cocaina.

Il resto è noto. Oltre ai due uomini fermati a seguito della segnalazione è stato possibile identificare una seconda automobile. Veicolo che si trovava qualche decina di metri più avanti. Uno schema piuttosto usuale quando i criminali cercano di varcare il confine. La seconda auto era infatti la cosiddetta «staffetta» e il suo ruolo è quello di passare la dogana e segnalare al veicolo che trasporta lo stupefacente se siano presenti le forze dell’ordine. «Staffetta» che, in questo caso, dopo aver passato il valico di Marcetto ha fatto retromarcia e si è diretta a nord lungo l’autostrada. Ma il viaggio si è interrotto all’altezza di Bellinzona: lì gli agenti della Polizia cantonale hanno fermato, e arrestato, anche il terzo criminale. Lo stupefacente, stando a quanto abbiamo potuto apprendere, era diretto verso l’Italia. Toccherà all’inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli far luce sull’accaduto.

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