Remigrazione, monta la protesta

Monta la protesta contro la «marcia per la patria e la remigrazione» indetta per il 21 febbraio dal Fronte nazionale elvetico. «Ci sono ragioni politiche e giuridiche fondate per opporsi alla sua organizzazione», scrive per esempio in una nota il Movimento per il socialismo (MpS), secondo cui le posizioni dei gruppi partecipanti sono «politicamente inaccettabili» e «incitano pubblicamente all’odio e alla discriminazione». Inoltre, «l’attuale utilizzo di simboli, slogan e concetti riconducibili alla galassia neofascista europea conferma la natura ideologica di questi gruppi, che nulla hanno a che vedere con un legittimo dibattito democratico».
L’MpS invita dunque tutti «coloro che rifiutano le idee xenofobe, razziste e neofasciste a esprimere pubblicamente la propria opposizione e, qualora la manifestazione dovesse comunque aver luogo, a essere pronti a mobilitarsi per contestarla in modo determinato e responsabile».
Decide il Municipio
L’MpS «chiede alle autorità politiche comunali e cantonali di non concedere alcuna autorizzazione». Una decisione del Municipio di Lugano è attesa a giorni. Una contro-manifestazione (non autorizzata) è nel frattempo già stata annunciata da parte di gruppi come SOA Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo e altri.
Dal canto suo, sul proprio canale Telegram, il Fronte nazionale elvetico ha ribadito l’intenzione di manifestare e ha affermato di non voler «scendere in piazza a portare fascismo o tantomeno nazismo. Siamo lì perché siamo stanchi di questa dittatura rossa e di vedere i nostri valori perdersi così». E ancora: «Non tolleriamo più questo regime rosso. È ora di scendere in piazza e dire basta!».