Crans-Montana

Locali pubblici, giro di vite in Ticino?

La tragedia del Constellation ha acceso i riflettori sulla sicurezza – I principali Comuni del cantone hanno avviato una riflessione sulle normative antincendio – Per le discoteche, la legge prevede controlli ogni cinque anni a carico del proprietario
©ANTHONY ANEX
Francesco Pellegrinelli
13.01.2026 06:00

Quante volte siamo entrati in un locale simile al Constellation? Una sola entrata, nemmeno particolarmente larga e, magari, senza una via d’uscita alternativa. Dopo la tragedia di Crans-Montana, il pensiero è sorto quasi spontaneamente, spingendo molte autorità cantonali e comunali a interrogarsi sul rispetto delle normative antincendio. Nel Comune teatro del dramma è stato vietato l’uso delle candele pirotecniche, ora al centro delle indagini della Procura come possibile causa del rogo. Nel frattempo, il Consiglio di Stato vallesano ha esteso il divieto a tutto il cantone. Anche Vaud ha adottato la stessa misura, mentre altri Paesi – come l’Italia, dove l’impiego di bengala nelle bottiglie è molto diffuso nelle discoteche – hanno già annunciato l’intenzione di irrigidire la normativa in materia di sicurezza.

In attesa del Governo

In Ticino la questione è finita sul tavolo del Consiglio di Stato il quale, a giorni, potrebbe comunicare alcune novità in materia. Intanto, gli Esecutivi dei principali capoluoghi ticinesi si stanno interrogando sul rispetto e sul controllo delle normative. A Locarno, il sindaco Nicola Pini - da noi contattato - ha confermato che le discussioni sono state avviate. A Chiasso, il tema sarà in agenda oggi nella riunione di Municipio. Riflessioni approfondite sono in corso anche a Bellinzona e Mendrisio, dove il tema verrà discusso nella seduta odierna. In ogni caso, la questione più urgente riguarda il controllo del rispetto delle regole di sicurezza contro gli incendi. La legge cantonale, entrata in vigore nel 2024, demanda la verifica ai singoli gestori dei locali e, indirettamente, alle autorità comunali. Queste ultime devono infatti «prendere atto» della conformità attraverso un rapporto redatto da un tecnico riconosciuto che certifica la corretta applicazione delle prescrizioni antincendio.

Responsabilità indiretta

«La legge approvata dal Gran Consiglio ticinese nel 2024 rafforza ed esplicita la responsabilità dei proprietari», commenta, al Corriere del Ticino, il sindaco di Bellinzona Mario Branda. «Inoltre, la nuova legge introduce il principio del controllo periodico, che per le discoteche è stato fissato ogni cinque anni. Questo controllo, tuttavia, è a carico del proprietario, il quale deve poi trasmettere il relativo rapporto al Comune, che è chiamato a vigilare affinché tale documentazione venga effettivamente presentata nei termini previsti dalla legge, ossia ogni cinque anni per le discoteche, e ogni dieci anni per i locali con una concentrazione di persone ridotta, in cui possono trattenersi da 50 a 300 persone, in particolare sale multiuso, palestre e padiglioni espositivi, sale teatro, cinema e ristoranti». Al riguardo l’articolo 7 della legge cantonale sulla protezione antincendio (LPA) parla chiaro: «I controlli obbligatori devono essere eseguiti, su incarico del proprietario, da tecnici riconosciuti, i quali sono tenuti a redigere un rapporto e a segnalare al Municipio gli eventuali difetti gravi che comportano un rischio di incendio non accettabile».

Frequenza dei controlli

A questo punto, alla luce di quanto accaduto in Vallese, viene da chiedersi se non sia il caso di rendere più sistematica la frequenza dei controlli. Lo ha fatto, per esempio, Lugano, che dal 2018 ha creato di sua iniziativa un gruppo di lavoro che coinvolge Edilizia privata, Polizia e Pompieri, con il compito di effettuare, direttamente sul posto - alla presenza di gerente e proprietario - un controllo delle normative ogni due-tre anni. E ciò per evitare che eventuali modifiche successive al rilascio dell’autorizzazione mettano in pericolo il locale e gli avventori. «La situazione appare a una prima analisi rassicurante rispetto a quanto emerso recentemente altrove», ha fatto sapere proprio ieri il Gruppo di lavoro che a Lugano si è riunito per fare il punto: «Cionondimeno, il Gruppo si è dato un calendario molto stretto per aggiornare le regole che sottoporrà al Municipio, ivi compresa un’attualizzazione dell’elenco dei locali interessati, suddivisi in categorie in funzione delle rispettive caratteristiche e delle misure che vi si impongono».

Mappatura e confronto

«Stiamo effettuando una serie di verifiche sul territorio; dopodiché avvieremo le necessarie riflessioni per capire come si vuole procedere», ha spiegato dal canto suo il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini. «È chiaro che dopo la tragedia di Crans-Montana è opportuno rimettere in discussione le norme e i sistemi di controllo sulla sicurezza, verificando se sono ancora adeguati». In questa revisione – sottolinea – sarà comunque fondamentale «mantenere un coordinamento cantonale, così da garantire uniformità di regole e controlli tra i Comuni». Più in generale, molto passerà anche attraverso una maggiore responsabilizzazione dei proprietari e dei gestori, oltre che dalla formazione del personale. Una posizione condivisa anche da Mario Branda: «Siamo evidentemente ben disponibili a discutere di un eventuale inasprimento delle normative antincendio, per esempio aumentando la frequenza dei controlli nei locali. Tuttavia, occorre che questa revisione abbia davvero senso e porti veramente a un miglioramento». Secondo Branda, infatti, non basta dire «facciamo più controlli». Anche con verifiche annuali o biennali, la situazione può infatti cambiare da una sera all’altra, ad esempio se il gerente chiude le porte di sicurezza o ostruisce le vie di fuga. «Per questo motivo la responsabilizzazione e la sensibilizzazione dei proprietari e dei gestori, insieme alla formazione, è centrale». Insomma, un aumento dei controlli da solo rischia di non essere sufficiente.

Il rischio zero non esiste

Secondo Branda, occorre quindi individuare misure che producano un reale miglioramento della sicurezza, evitando provvedimenti puramente «di facciata», dettati dall’emozione del momento. Il rischio zero non esiste e una parte decisiva dipende dalla responsabilità dei singoli. «L’autorità comunale può avere un ruolo, ma occorre definire con precisione di quale responsabilità si tratti». Considerate anche le possibili conseguenze legali e finanziarie per un Comune in caso di tragedie simili, Branda ritiene indispensabile chiarire con esattezza competenze e ambiti d’intervento. «Non escludo che si possa ragionare su controlli annuali con la presenza dei funzionari direttamente sul posto, sulla falsariga di Lugano, ma attenzione: questo non ci pone al riparo da ciò che durante l’anno in questi locali può avvenire». E ancora: «Adesso parliamo dei locali notturni, ma non dovremmo allora avere la medesima attenzione per gli ostelli, gli alberghi e le capanne alpine citate nella legge cantonale?». Ciò detto, conclude Branda, un controllo sul posto, come proposto a Lugano, può sicuramente essere utile per promuovere la necessaria sensibilizzazione.

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