Città

Lugano, «I costi della sicurezza aumentati vertiginosamente»

La protesta contro la presenza del Maccabi Tel Aviv, a margine della partita del FC Lugano, si è svolta tutto sommato senza incidenti – Valenzano Rossi: «Avevamo chiesto di lasciare libera una corsia in via Trevano per i mezzi di soccorso, ma...»
© Ti-Press/Francesca Agosta
Nico Nonella
22.08.2026 06:00

Alla fine, tutto si è svolto senza incidenti. Circa 200 persone si sono date appuntamento giovedì sera davanti allo CSIA per una contestazione contro la presenza del Maccabi Tel Aviv in città, in occasione della partita (vinta 2-1 dal FC Lugano) valida per i playoff di Conference League). Il corteo è partito attorno alle 19.45 su via Ciani in direzione dello stadio, con la Polizia a sbarrare loro la strada, per non consentire ai manifestanti di raggiungere l’AIL Arena. Il corteo ha poi fatto retromarcia e ha imboccato via Brentani, per poi spostarsi in via Trevano. Arrivati all’altezza dello Skate Park, i manifestanti hanno trovato altre tre camionette della Polizia, con gli agenti in tenuta antisommossa. Lì, a pochi passi da quel che resta del vecchio Cornaredo, i manifestanti si sono avvicinati allo sbarramento di Polizia e hanno fatto esplodere diversi petardi, ma non v’è mai stato alcun contatto (anche se, in direzione degli uomini in assetto antisommossa, sono state lanciate alcune bottiglie di vetro e sono stati utilizzati puntatori laser contro gli agenti del traffico in motocicletta). Forze dell’ordine che, in una sola occasione, hanno avvisato i manifestanti più attivi a non avvicinarsi ulteriormente. Pena, l’eventuale utilizzo di proiettili di gomma. Dopo mezz’ora di cori e proteste davanti al «blocco», i manifestanti si sono voltati e sono rientrati all’incrocio tra via Brentani e via Ciani, sempre occupando la carreggiata. Poco dopo le 21.30, nel punto dove era partito, il corteo, già ridotto in termini di partecipanti, si è definitivamente sciolto.

Insomma, tutto relativamente tranquillo anche se da parte del Municipio un po’ di amaro in bocca c’è. Nonostante gli inviti – rivolti dall’Esecutivo dopo il discusso presidio del 21 febbraio – a richiedere l’autorizzazione per questo tipo di eventi, la richiesta di autorizzazione non è stata fatta e non è quindi stata avallata dalle autorità. «Se avessero chiesto l’autorizzazione, l’avremmo concessa e avremmo potuto stabilire qualche regola per non ostacolare i tifosi del Lugano, che vorrebbero raggiungere lo stadio per assistere alla partita», aveva dichiarato qualche giorno fa il sindaco Michele Foletti a la Regione.

Dal canto suo, la capodicastero Sicurezza Karin Valenzano Rossi ha posto l’accento sui costi del dispositivo di sicurezza, «aumentati vertiginosamente a causa del potenziale rischio di scontri tra manifestanti e tifosi», e sul fatto che «era stato chiesto di lasciare libera una corsia in via Trevano per i mezzi di soccorso», un invito che «purtroppo è stato disatteso». Per la municipale luganese, «è necessario trovare una modalità che permetta di esprimere opinioni e dissenso nel rispetto però di tutti gli attori coinvolti e senza generare inutili rischi aggiuntivi e costi spropositati per l’ente pubblico. A pagare sono infatti sempre i cittadini, indipendentemente dal colore politico». E ribadisce l’invito alla politica ad abbassare i toni: «Peccato vedere le campagne elettorali esprimersi attraverso queste iniziative».

In ogni caso, come detto, non si sono verificati incidenti o scontri con la Polizia. A differenza, per esempio, dei fatti del Primo Maggio. Fatti per i quali la Città aveva sporto denuncia al Ministero pubblico e per cui non ha avuto ancora alcun riscontro.

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