Lugano, politica e poltrone: il regolamento che divide

Mese più, mese meno, sono passati tredici anni dalla proposta di una nuova governance per le società partecipate della città. Era il 2012 e chi l’aveva avanzata – Roberto Badaracco, Michele Bertini, Giordano Macchi e Giovanna Viscardi – non siede più sui banchi del Legislativo. A distanza di tre legislature, la politica non è ancora riuscita a trovare la quadratura del cerchio. A riprova di come il tema – parliamo (anche) del famigerato «Manuale Cencelli», ossia della ripartizione partitica delle cariche – sia tra i più divisivi.
Riunione animata
Lo dimostra l’animata riunione di giovedì sera della Commissione speciale incaricata di esprimersi sul regolamento proposto dal Municipio nel 2018. Iniziamo subito dalle certezze: un accordo politico ancora non c’è. Se la scorsa legislatura la Commissione, allora presieduta da Marco Bortolin (Lega) aveva portato alla stesura di un rapporto di Fulvio Pelli (PLR), in buon parte condiviso (seppure con diverse firme con riserva da parte di Centro, Lega e UDC), quest’anno non sembra andare altrettanto liscio. E dire che mancava davvero poco, ma nonostante la firma, con il passaggio alla nuova legislatura, nell’aprile del 2024, la Commissione speciale è stata ricostituita. E i lavori erano ripartiti. All’orizzonte, stando a quanto appurato dal Corriere del Ticino, si stanno delineando (almeno) due rapporti: uno, "ex novo", redatto da Natalia Ferrara (PLR) e uno che propone in estrema sintesi di riprendere, aggiornandolo, il rapporto di Pelli.
A far discutere, anche la precedente Commissione, è in particolare un punto: l’incompatibilità della carica di consigliere comunale con quella di membro di CdA delle partecipate (AIL, AIL Servizi, Avilù, Casinò Lugano, Società Funicolare Cassarate-Monte Brè, TPL e Verzasca), una proposta municipale fatta propria dal rapporto di Pelli (che, di contro, bocciava il limite di 70 anni per ricoprire questa carica). Lega e Centro non avevano nascosto le proprie criticità. E allo stato attuale non è escluso neppure un terzo rapporto leghista. Insomma, un ginepraio.
L’ultima polemica
Il tema, come detto, è in attesa di una soluzione da ormai tredici anni. Lo ha dimostrato anche la «bagarre» in Consiglio comunale dello scorso maggio, quando all’ordine del giorno c’era il rinnovo dei rappresentanti della Città nel consiglio d’amministrazione delle AIL. Un rinnovo conclusosi con la nomina di Filippo Lombardi (designato dal Municipio), Mario Antonini, Fabio Forrer (proposti dal PLR), Lukas Bernasconi (Lega), Marco Chiesa (UDC) per cui è stato necessario il secondo turno, Paolo Beltraminelli (Centro) e Filippo Zanetti (Sinistra). Due municipali nel CdA: una situazione rara e fortemente criticata da alcuni, soprattutto per il fatto che i democentristi hanno puntato su Chiesa (inizialmente il nome era quello di Tiziano Galeazzi) dopo che l’Esecutivo aveva deciso di riproporre Lombardi. Questo nonostante il fatto che lo stesso Lombardi, avendo raggiunto i sessantanove anni, potrebbe restare in carica solo un altro anno, come da statuto delle AIL.




