Il progetto

Lugano svela le sue carte per diventare capitale culturale

Inoltrata insieme a Locarno e Mendrisio la candidatura prevede un investimento complessivo di oltre 11 milioni – Al Consiglio comunale chiesto un credito di 1,5 milioni, gli altri fondi sono garantiti da enti pubblici e privati – Cinque le iniziative faro riunite sotto il motto «La Svizzera vista da sud»
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Andrea Bertagni
Nico Nonella
Andrea BertagnieNico Nonella
03.01.2026 06:00

Più di 11 milioni di franchi (per l’esattezza 11,6) per trasformare Lugano (ma anche Locarno e Mendrisio) nella capitale svizzera della cultura del 2030. È questo l’investimento messo sul piatto dalla Città e dalle altre due cittadine ticinesi coinvolte nel progetto per cercare di superare la concorrenza di Bellinzona, Thun e Aarau e mettere le mani sull’agognato titolo. Ma anche per «creare un sistema culturale integrato e dinamico, in grado di attrarre innovazione, creatività e investimenti», si spiega nel messaggio con il quale il Municipio chiede al Consiglio comunale un credito di 1,5 milioni di franchi, che l’Esecutivo si augura possa essere approvato entro marzo. Gli altri 10,1 milioni è infatti previsto che arrivino da altri enti pubblici: 2 milioni dalla Confederazione, 1 milione dal Cantone, mezzo milione da testa da Locarno e Mendrisio, 300 mila franchi dagli enti regionali di sviluppo e turistici, 1,5 milioni da privati e mecenati, 2,4 milioni da sponsor, 1 milione dai biglietti, 500 mila franchi da donazioni e altri 400 mila franchi da operazioni di crowdfunding. Per finanziare il credito richiesto al Consiglio comunale, il Municipio immagina invece di raccogliere le entrate, introducendo dal 2027 una terza serata a pagamento a Estival Jazz (che in 7 anni garantirà un introito di 1,1 milione) e aggiungendo due casette sul lungolago durante l’estate e in particolare per Lugano Riviera, che dal 2027 al 2033 dovrebbero fruttare 378 mila franchi.

Detto dell’impegno finanziario, dal punto di vista dei contenuti la candidatura di Lugano (Locarno e Mendrisio) ruoterà intorno al concetto della «Svizzera vista da sud». Una prospettiva, si spiega, che coniuga innovazione, tradizione e partecipazione, valorizzando il ruolo del sud come laboratorio culturale aperto. «In questo contesto - si aggiunge - si intende valorizzare l’italianità diffusa, mirando a federare al Ticino le comunità italofone in Svizzera». In particolare il programma proposto «propone un ecosistema culturale che integra tradizioni locali e innovazione globale, trasformando il sud in un laboratorio di nuove forme di partecipazione culturale e di riflessione sulle sfide contemporanee».

Per fare ciò sono stati individuati quattro assi tematici: lentezza nella velocità, natura e sostenibilità, cultura, salute e benessere e umanizzazione del digitale. Il programma prevede, oltre agli eventi di apertura e di chiusura, cinque progetti faro integrati nei diversi assi tematici che esprimono «la visione condivisa di Lugano, Locarno e Mendrisio, unendo cultura, cura, educazione, identità e creatività». Con il primo, chiamato «Cultura, Salute e Comunità», si propone un modello avanzato di welfare culturale che integra pratiche di social prescribing e collaborazione intersettoriale per generare inclusione, partecipazione e benessere. Con il secondo, «Utopie, Distopie e Retrotopie», si andrà a valorizzare la tradizione visionaria del territorio, ispirandosi a Monte Verità, e trasformando il contesto locale in un laboratorio che intreccerà immaginazione, tecnologia, paesaggio e nuove forme di vita collettiva. Il terzo «progetto faro» «Cultura e Scuola» costruirà una rete educativa tra istituzioni culturali e formative, accompagnando dal 2027 le nuove generazioni in percorsi creativi con artisti, per affrontare temi ambientali, identitari e sociali, anche in chiave di contrasto allo svantaggio. Con «Italianità 4.0» si promuoverà una visione plurale dell’italianità in Svizzera, mettendo in dialogo radici locali, migrazioni e nuove espressioni culturali attraverso reti educative, culturali e transmediali tra Lugano, Locarno e Mendrisio. Mentre con l’ultima iniziativa «Sud creativo» verrà creata una piattaforma realizzata con, da e per la scena indipendente tramite bandi e concorsi per residenze artistiche, incentivi alla produzione e alla diffusione culturale, federando le diverse iniziative che si svolgono sul territorio per creare collaborazioni con altri festival svizzeri.

«I temi e i progetti faro - si specifica - saranno la cornice nella quale sviluppare un palinsesto diffuso di iniziative e progetti che saranno realizzate da artisti e comunità locali, tramite il sostegno fornito da bandi pubblici». Inoltre, «saranno incentivate anche edizioni speciali di eventi ricorrenti ed eventi ad hoc, sia gratuiti sia a pagamento, dislocati nelle tre città». Tutto questo per arrivare a un obiettivo: «valorizzare le risorse esistenti, coordinare le iniziative presenti e generare opportunità di sviluppo per il territorio, rafforzando la scena culturale indipendente anche attraverso nuovi spazi e strumenti di sostegno adeguati». Questo anche perché, è stato calcolato, diventare capitale culturale del Paese nel 2030 dovrebbe generare 25 milioni di franchi circa di indotto.

Roberto Badaracco: «L’essersi uniti con Locarno e Mendrisio è un segnale forte»

«Il fatto di esserci uniti con Locarno, città già conosciuta per il Film Festival, e Mendrisio, che sul suo territorio ospita le processioni storiche riconosciute dall’UNESCO e realtà come la Filanda, è un bel biglietto da visita». Roberto Badaracco, vicesindaco e capo Dicastero cultura, sport ed eventi, commenta così la triplice candidatura di Lugano, Locarno e Mendrisio per diventare nel 2030 la capitale svizzera della cultura. L’unione fa la forza, dunque. «Non è scontato», dice il nostro interlocutore. Soprattutto in Ticino, dove, aggiunge Badaracco, «tutti si combattono a vicenda e perdono così occasioni di crescita». Con le piccole guerre, è questo il messaggio del vicesindaco, non si va insomma da nessuna parte. «Far vedere che siamo riusciti a metterci insieme con un progetto comune e dove ognuno fa la sua parte per contribuire alla riuscita della manifestazione, è un segnale forte per tutto il Cantone – prosegue –. In futuro le collaborazioni culturali fra centri ticinesi diverranno sempre più importanti». Come rilevato dallo stesso Esecutivo luganese, «la realizzazione del progetto offre in questo senso un’opportunità unica per superare il campanilismo, andare oltre le sinergie e realizzare un effettivo scambio di competenze e risorse».

Da qui la tripla candidatura per proporre «un paradigma nuovo», si legge nel messaggio del Municipio. Ma anche «un laboratorio accogliente e aperto alla sperimentazione, al dialogo e alla partecipazione, un processo collettivo orientato al benessere condiviso, all’inclusione e a visioni culturali innovative». E non va dimenticato che «se una città diventa capitale culturale della Svizzera – riprende Badaracco – avrà questo label per sempre. Significa essere riconosciuta come città dove la cultura ha espresso il suo meglio e ottiene grande visibilità, sia a livello di opinione pubblica così come di turismo culturale». Senza dimenticare, sottolinea ancora il municipale, «che dal momento dell’eventuale designazione e fino al 2030 Lugano sarà sotto i riflettori: ci saranno fermento e curiosità».

Tutto questo tenendo presente che «l’obiettivo è che la cultura a Lugano possa continuare ad essere fonte di sviluppo socioeconomico anche dopo il 2030»: Questo perché «secondo uno studio del BAK Economics di qualche anno fa, ogni franco investito nella cultura ne genera altri tre sul territorio. I benefici sono reali. Questo sfata il mito che la cultura non porta nulla con sé e rappresenta solo un inutile esborso da parte dell’ente pubblico».

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