Tensioni

Maccabi Tel Aviv a Lugano, Gaza Action non ci sta: «Contestazione determinata»

Dopo le preoccupazioni già espresse in Gran Consiglio sulla sicurezza in vista della partita di giovedì 20 agosto alla AIL Arena, il gruppo, insieme ad altre realtà pro-Palestina, lancia una mobilitazione alla luce dei legami fra il club israeliano e l'IDF
©Gabriele Putzu
Red. Online
15.08.2026 12:45

Tensioni per la sfida tra FC Lugano e Maccabi Tel Aviv, in programma giovedì 20 agosto alla AIL Arena per l'andata dei playoff di Conference League. Dopo le preoccupazioni già espresse in Gran Consiglio da Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini (MpS) sulla sicurezza in vista della partita, Gaza Action Ticino, insieme ad altre realtà pro-Palestina, ha lanciato una mobilitazione contro la presenza del club israeliano, invitando a manifestare «contro la presenza del Maccabi Tel Aviv in città».

Il comunicato, diffuso sui social con il titolo «Show Israel The Red Card – Stop al genocidio», sottolinea che il Maccabi «è molto più di una squadra di calcio»: sarebbe infatti «un ambiente nel quale sionismo suprematista, nazionalismo e razzismo hanno trovato e continuano a trovare spazio, sia tra la tifoseria che all'interno del club stesso, insieme a un sostegno apertamente rivendicato all'esercito israeliano (IDF), presentato come parte integrante dell'identità del club».

Numerosi giocatori e dirigenti del club israeliano, afferma il gruppo, «hanno prestato servizio militare a Gaza e in Cisgiordania, partecipando in prima persona a crimini di guerra, al genocidio e alla pulizia etnica del popolo palestinese. Come pure in Libano e Siria, nei territori occupati illegalmente». Per Gaza Action, il rapporto con l'apparato militare israeliano non sarebbe dunque un elemento marginale. «In questo contesto, il legame con l'apparato militare israeliano è un riferimento politico costante che contribuisce a definire ciò che il Maccabi rappresenta», si legge nel comunicato. Da qui la critica a chi considera l'incontro un normale appuntamento sportivo: «Presentare quella di giovedì solo come una partita di calcio significa chiudere deliberatamente gli occhi di fronte a questa realtà».

Episodi di violenza fra i tifosi

La tifoseria della squadra ospite «anche fuori da Israele per razzismo, ultranazionalismo, aggressioni e cori contro il popolo palestinese». Come precedente viene citato quanto accaduto ad Amsterdam nel novembre 2024, in occasione della partita tra Ajax e Maccabi Tel Aviv, quando insieme al rogo di bandiere palestinesi, si sono verificate «aggressioni contro persone arabe e musulmane, devastazioni e cori che celebravano la distruzione di Gaza e la morte dei suoi bambini».

Gli stessi fatti erano già stati richiamati, ieri, dai deputati dell'MpS Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini in un'interpellanza al Consiglio di Stato. Nel documento parlamentare si ricordavano i fatti della notte fra il 7 e l’8 novembre, con violenze da un lato e dall’altro: «Comportamenti violenti e provocatori da parte di alcuni sostenitori del Maccabi Tel Aviv», comprese condotte anti-arabe e razziste ed episodi di vandalismo, ma anche «minacce, intimidazioni e aggressioni a persone di origine ebraica, o ritenute tali».

Chiedendo dunque lumi su eventuali valutazioni del rischio e sui contatti con fedpol, Sergi e Pronzini chiedevano una particolare attenzione anche per prevenire «episodi di razzismo, antisemitismo, incitamento all'odio o violenza, indipendentemente dall'origine o dall'appartenenza dei loro autori».

La manifestazione

Nel suo comunicato, Gaza Action Ticino annuncia una contestazione che vuole essere «netta, visibile e determinata». «Il 20 agosto saremo in strada contro la presenza del Maccabi Tel Aviv, contro chi si accontenta di accoglierlo senza battere ciglio, e contro chi tenterà di trasformare questa partita in un evento ordinario», si legge. L'organizzazione chiede inoltre che «organizzatori, sponsor e istituzioni assumano fino in fondo la responsabilità della scelta che hanno fatto».

Nel mirino anche il concetto secondo cui lo sport dovrebbe rimanere separato dalla politica. «A chi dice che «è solo una partita di calcio», rispondiamo che lo sport è anche un terreno politico: uno specchio di una società sempre più marcia. Ridurre lo sport a semplice svago significa depoliticizzare, ancora una volta, uno spazio che racconta e riflette la società in cui viviamo». Il comunicato parla quindi esplicitamente di «operazione di normalizzazione e di sportwashing», annunciando che «a Lugano questa operazione troverà opposizione». E lancia un appello oltre i confini cantonali: «Invitiamo tutte e tutti, realtà, collettivi, gruppi, ONG… da tutta la Svizzera e non solo, dallo stadio alle strade, a dare sfogo alla propria immaginazione per esprimere solidarietà con il popolo palestinese e ad opporsi ad una squadra che difende il genocidio. Se il Maccabi arriverà a Lugano, troverà una città pronta a contestarlo». Non ancora chiaro, al momento, luoghi e orari della contestazione.