Nancy Lunghi in lista con il PS: «L’obiettivo è rafforzare l’area»

Nancy Lunghi, municipale socialista di Locarno, è la quinta candidata della lista unitaria PS-Verdi-MpS per la corsa al Consiglio di Stato. Affiancherà dunque Marina Carobbio Guscetti, Greta Gysin, Matteo Pronzini e Rocco Vitale in una lista che, seppur con varie sfumature, non nasconde l’ambizione di puntare in alto, a un raddoppio in Governo. Una candidatura, premette Lunghi raggiunta dal Corriere del Ticino, nata attraverso «un percorso molto democratico»: la segnalazione delle sezioni, la valutazione della commissione cerca e il successivo preavviso favorevole della direzione. Senza dimenticare che l’ultima parola spetterà mercoledì prossimo al comitato cantonale del PS e, in ultima analisi, al congresso del partito. Detto ciò, la municipale locarnese spiega di avere accettato «volentieri» la proposta, spinta in particolare dalla situazione del Cantone, che giudica (eufemismo) «non rosea». A preoccuparla sono i cambiamenti demografici, sociali e climatici, insieme alla recente crisi istituzionale.
La sua candidatura, afferma, vuole «contribuire a una svolta e a nuovi equilibri politici, rafforzando l’area progressista tanto nel Governo quanto in Parlamento». Rafforzamento dell’area che – chiediamo – fa rima con «raddoppio», oppure è meglio non evocare questo scenario? Su questo fronte, Lunghi mantiene una posizione realista, ma non rinuncia a un po’ di ambizione. «Molto – risponde – dipenderà anche dalle scelte degli altri partiti. E le percentuali necessarie per raddoppiare non sono facili da raggiungere». In tal senso, secondo la socialista «l’obiettivo immediato resta il rafforzamento». Ma, avverte, «se si vogliono davvero cambiare le cose, un cambiamento di equilibri è necessario». Come dire: una minoranza ha sempre difficoltà a incidere («come ho imparato in Municipio a Locarno») e, dunque, per cambiare davvero le cose il raddoppio è l’unica via.
Sanità, alloggio, giovani
In vista della campagna elettorale, tra i temi sui quali intende portare la propria esperienza c’è innanzitutto la sanità, con i premi di cassa malati che in Ticino «sono i più elevati, a fronte di salari più bassi». E la soluzione passa «dall’applicazione del tetto del 10% approvato dalla popolazione, ma anche dalla ricerca di strumenti per ridurre la sovramedicalizzazione».
La seconda priorità di Lunghi è la politica dell’alloggio. Nel Locarnese così come nel resto del Cantone, sostiene, trovare un’abitazione a una pigione sostenibile è sempre più difficile. Ma il problema non è soltanto la disponibilità di appartamenti: a fronte di molto sfitto, mancano politiche dell’alloggio capaci di offrire alternative. E le abitazioni di pubblica utilità – «che in Ticino rappresentano appena l’1% del parco immobiliare, contro una media svizzera del 5%» – sono un’opportunità da cogliere.
Famiglie e giovani costituiscono infine il terzo asse su cui Lunghi intende puntare. Di fronte a crescenti situazioni di difficoltà, la socialista chiede soprattutto una politica di prevenzione, invece di interventi «cerotto». Per i giovani propone inoltre di rafforzare i sostegni alla formazione terziaria e universitaria. Se le opportunità restano in Ticino, osserva, «è più probabile che anche chi studia scelga poi di rimanere».
La maggioranza di candidate donne nella lista unitaria è poi per Lunghi «un segnale positivo», ma anche un’esigenza. Le donne sono più della metà della popolazione, ma negli esecutivi raramente raggiungono tale quota. E, per Lunghi, valorizzare le candidature femminili è dunque una responsabilità politica e partitica.
Infine, la crisi istituzionale. Senza entrare nei dettagli del «caso Zali», Lunghi la considera preoccupante anche per il modo in cui sono emerse le informazioni, che potrebbero rappresentare solo «la punta dell’iceberg». Secondo la candidata servono pertanto sistemi interni di controllo e segnalazione più forti, ma anche una comunicazione più tempestiva e chiara da parte del Governo. Più in generale, osserva infine la socialista, «chi assume una carica pubblica deve essere d’esempio e assumersi le proprie responsabilità. E anche quando non c’è ancora la certezza di avere torto, può essere necessario fare un passo indietro per tutelare la credibilità delle istituzioni e il bene pubblico». Detto altrimenti: in questi casi, le istituzioni vengono prima di tutto.

