L'intervista

«Nel palazzo reale di Lozitha, nel Regno di eSwatini, sono stato accolto come un re»

Abbiamo incontrato l'ambasciatore svizzero in Sudafrica Mirko Manzoni, che ha presentato le credenziali al re di eSwatini Mswati III – Il diplomatico ticinese di lungo corso è un grande conoscitore dell'Africa e un personaggio di spicco della diplomazia elvetica che ha guidato il processo di pacificazione in Mozambico
© Ministère des Affaires étrangères et de la Coopération internationale de Eswatini
27.06.2026 11:22

L’ambasciatore svizzero in Sudafrica Mirko Manzoni l’11 giugno ha presentato le credenziali a Mswati III, re di eSwatini. Sul regno, noto come Swaziland fino al 2018, ha infatti giurisdizione la sede diplomatica di Pretoria, così come avviene per il Botswana, la Namibia, il Lesotho e Mauritius. L’ambasciatore di Svizzera, accolto dal sovrano con tutti gli onori nel palazzo reale di Lozitha, nella capitale Mbabane, ha ribadito l’impegno a rafforzare i legami di cooperazione e amicizia con eSwatini e l’attenzione ai settori commerciali e culturali. Di grande impatto è stato il protocollo di accreditamento che fonde il cerimoniale internazionale con le tradizioni swazi. Il diplomatico ticinese, classe 1967, racconta l’incontro con l’unico sovrano assoluto dell’Africa che è anche un grande ammiratore della Svizzera: Ginevra è una delle sue mete preferite e tra le sue ambizioni c’è  quella di raggiungere il Prodotto interno lordo del nostro Paese(oltre 850 miliardi di franchi svizzeri). Un altro obiettivo di re Mswati III, salito giovanissimo al potere nel 1986, è l’incremento dei turisti svizzeri a eSwatini. Il paese montuoso incastonato fra Sudafrica e Mozambico, con all’incirca 1.200.000 abitanti, è privo di sbocchi sul mare e vanta favolose riserve faunistiche tra cui il Royal Hlane National Park e il Millwane Wildlife Sanctuary.

 Il diplomatico ticinese Mirko Manzoni si è distinto nella sua prestigiosa carriera per aver guidato il lungo e complesso  processo di pacificazione in Mozambico dove è stato inviato dell'Onu nel  2019. A lui si devono gli accordi di Maputo che hanno posto fine a decenni di ostilità. Da grande conoscitore dell’Africa australe l’ambasciatore ci permette di scorgere  il profilo di un regno lontano che guarda alla Svizzera.

Ambasciatore Manzoni, come è stato accolto dal re di eSwatini nel palazzo reale di Lozitha?
«Posso dire di essere stato accolto come un re. Da quando sono diventato ambasciatore della Svizzera in Sudafrica sono stato protagonista di altri accreditamenti, ma a eSwatini il protocollo è stato eccezionale. Abbiamo fatto le prove generali, il giorno prima di incontrare il re, con il capo dell’esercito, della polizia e del governo di eSwatini, persino contando il numero dei passi da fare nel corso della cerimonia ufficiale. Mswati IlI è solito fare pochi accreditamenti degli ambasciatori all’anno perché è spesso fuori dalla capitale. Nel palazzo reale di Lothiza c’è una disciplina militare e tutti sono preoccupati che ogni cosa si svolga in modo prefetto».    

Come era vestito il re di eSwatini in occasione dell’accreditamento?
«Mswati III indossava l’Emahiya, l’abito tradizionale del popolo swazi con il tipico tessuto stampato, avvolto intorno al corpo e annodato su una spalla, dove al centro era raffigurato un leone, simbolo della regalità. Mentre il vestito del re era sui toni del verde, la maggior parte dei presenti indossavano l’abito tradizionale swazi sui toni del rosso».

Come sono le relazioni bilaterali tra Svizzera ed eSwatini?
«La Svizzera nel 1968 ha riconosciuto da subito il nuovo Stato indipendente di eSwatini che era un protettorato britannico e all’epoca si chiamava ancora Swaziland. Il nome è stato cambiato per volere del re nel 2018 in eSwatini che significa “terra degli Swazi”, in lingua locale, per segnare una rottura con il passato coloniale e porre fine alla confusione con Switzerland(Svizzera) dovuta all’assonanza del nome in lingua inglese. Nell’ambito della cultura e dell’arte la Svizzera è riuscita a fare con eSwatini dei progetti per favorire questi settori».          

Quale dialogo ha avuto con il re?
«Sua Maestà Mswati III, è un monarca di lungo corso poiché è salito al trono all’età di 18 anni, ha fatto studi all’estero ed è molto preparato in tema di politica internazionale. Ha riconosciuto la Svizzera come uno dei suoi modelli e tra i suoi obiettivi ci sarebbe quello di raggiungere il prodotto interno lordo del nostro Paese. È un traguardo ambizioso per il piccolo stato montuoso incastonato tra Mozambico e Sudafrica, con poco più di 1 milione di abitanti. A eSwatini le risorse non mancano e può pensare di migliorare aprendo l’economia. Ho notato ammirazione nei confronti della Svizzera e non ho potuto fare a meno di apprezzare un favoloso orologio Swiss made al polso del monarca».

Quali sono le risorse di eSwatini da valorizzare?
«Il territorio di  eSwatini vanta una biodiversità impressionante a livello naturale e faunistico che non è ancora sufficientemente conosciuta. Molte specie protette, come i rinoceronti, sono state salvaguardate in parchi e riserve. La parte del gigante nei safari la fa il Sudafrica. Basterebbe inserire eSwatini in circuiti turistici già esistenti e comprendere anche il Mozambico per vedere qualcosa di unico. Fra le altre risorse del Paese spiccano l’artigianato e prodotti naturali, come il the e le erbe, di ottima qualità e spesso biologici. Tra i doni che ho ricevuto dal re di eSwatini c’era l’olio di marula che è un cosmetico pregiato».    

Quale peso ha avuto la neutralità della Svizzera nei rapporti con la monarchia assoluta di eSwatini?
«La nostra etichetta di Paese neutrale nella regione dell’Africa subsahariana è un tratto distintivo che funziona benissimo. Poi c’è sempre la questione di capire cosa si intenda per “neutralità” e quale sia la differenza con “imparzialità”. A tal proposito non ho mai avuto problemi nello spiegare la costituzione svizzera nei suoi diversi aspetti ai miei interlocutori. Anche i cittadini elvetici a settembre saranno chiamati a votare sulla neutralità permanente del nostro Paese. Il senso della neutralità della Svizzera è stato riconosciuto anche dal re di eSwatini in una discussione bilaterale che abbiamo avuto con i colleghi di Ginevra che il monarca vede come polo internazionale unico. Spesso si dice che tutte le strade portano  a Roma dove c’è il Papa, ma penso che tutte le strade della diplomazia e della mediazione porteranno anche in futuro a Ginevra».

Quale è la strategia della Svizzera nella regione dell’Africa meridionale?
«La Svizzera come paese membro dell’ Efta (European Free Trade Association) della quale fanno parte anche l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, sta cercando di rinnovare l’accordo di libero scambio con l’intera regione dell’Africa australe. Il Sacu (Southern African Customs Union) coinvolge in un’ottica di sviluppo il Sudafrica, eSwatini, il Lesotho, il Botswana e la Namibia. Le potenzialità di esportazione e importazione di eSwatini dipendono anche da questo accordo».

Il Regno di eSwatini come si rapporta con gli Stati Uniti?
«Il re, Mswati III, sa giocare bene le sue carte dal punto di vista della politica internazionale. I tagli del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in ossequio al motto “America First”, che hanno colpito gli aiuti alla sanità dei paesi più vulnerabili dell’area, non hanno intaccato il budget destinato a eSwatini che sta combattendo la diffusione dell’Hiv».  

Come si è lasciato con il re di eSwatini?
«Prima dei saluti di rito il re, Mswati III, mi ha detto che il Ministro degli esteri di eSwatini, Pholile Shakantu mi contatterà».