«Nel palazzo reale di Lozitha, nel Regno di eSwatini, sono stato accolto come un re»

L’ambasciatore svizzero in Sudafrica Mirko Manzoni l’11 giugno ha presentato le credenziali a Mswati III, re di eSwatini. Sul regno, noto come Swaziland fino al 2018, ha infatti giurisdizione la sede diplomatica di Pretoria, così come avviene per il Botswana, la Namibia, il Lesotho e Mauritius. L’ambasciatore di Svizzera, accolto dal sovrano con tutti gli onori nel palazzo reale di Lozitha, nella capitale Mbabane, ha ribadito l’impegno a rafforzare i legami di cooperazione e amicizia con eSwatini e l’attenzione ai settori commerciali e culturali. Di grande impatto è stato il protocollo di accreditamento che fonde il cerimoniale internazionale con le tradizioni swazi. Il diplomatico ticinese, classe 1967, racconta l’incontro con l’unico sovrano assoluto dell’Africa che è anche un grande ammiratore della Svizzera: Ginevra è una delle sue mete preferite e tra le sue ambizioni c’è quella di raggiungere il Prodotto interno lordo del nostro Paese(oltre 850 miliardi di franchi svizzeri). Un altro obiettivo di re Mswati III, salito giovanissimo al potere nel 1986, è l’incremento dei turisti svizzeri a eSwatini. Il paese montuoso incastonato fra Sudafrica e Mozambico, con all’incirca 1.200.000 abitanti, è privo di sbocchi sul mare e vanta favolose riserve faunistiche tra cui il Royal Hlane National Park e il Millwane Wildlife Sanctuary.
Il diplomatico ticinese Mirko Manzoni si è distinto nella sua prestigiosa carriera per aver guidato il lungo e complesso processo di pacificazione in Mozambico dove è stato inviato dell'Onu nel 2019. A lui si devono gli accordi di Maputo che hanno posto fine a decenni di ostilità. Da grande conoscitore dell’Africa australe l’ambasciatore ci permette di scorgere il profilo di un regno lontano che guarda alla Svizzera.
Ambasciatore
Manzoni, come è stato accolto dal re di eSwatini nel palazzo reale di Lozitha?
«Posso dire di
essere stato accolto come un re. Da quando sono diventato ambasciatore della
Svizzera in Sudafrica sono stato protagonista di altri accreditamenti, ma a
eSwatini il protocollo è stato eccezionale. Abbiamo fatto le prove generali, il
giorno prima di incontrare il re, con il capo dell’esercito, della polizia e
del governo di eSwatini, persino contando il numero dei passi da fare nel corso
della cerimonia ufficiale. Mswati IlI è solito fare pochi accreditamenti degli
ambasciatori all’anno perché è spesso fuori dalla capitale. Nel palazzo reale
di Lothiza c’è una disciplina militare e tutti sono preoccupati che ogni cosa
si svolga in modo prefetto».
Come era vestito
il re di eSwatini in occasione dell’accreditamento?
«Mswati III
indossava l’Emahiya, l’abito tradizionale del popolo swazi con il tipico
tessuto stampato, avvolto intorno al corpo e annodato su una spalla, dove al
centro era raffigurato un leone, simbolo della regalità. Mentre il vestito del
re era sui toni del verde, la maggior parte dei presenti indossavano l’abito
tradizionale swazi sui toni del rosso».
Come sono le
relazioni bilaterali tra Svizzera ed eSwatini?
«La Svizzera nel
1968 ha riconosciuto da subito il nuovo Stato indipendente di eSwatini che era
un protettorato britannico e all’epoca si chiamava ancora Swaziland. Il nome è
stato cambiato per volere del re nel 2018 in eSwatini che significa “terra
degli Swazi”, in lingua locale, per segnare una rottura con il passato
coloniale e porre fine alla confusione con Switzerland(Svizzera) dovuta
all’assonanza del nome in lingua inglese. Nell’ambito della cultura e dell’arte
la Svizzera è riuscita a fare con eSwatini dei progetti per favorire questi
settori».
Quale dialogo ha
avuto con il re?
«Sua Maestà Mswati
III, è un monarca di lungo corso poiché è salito al trono all’età di 18 anni,
ha fatto studi all’estero ed è molto preparato in tema di politica
internazionale. Ha riconosciuto la Svizzera come uno dei suoi modelli e tra i
suoi obiettivi ci sarebbe quello di raggiungere il prodotto interno lordo del
nostro Paese. È un traguardo ambizioso per il piccolo stato montuoso
incastonato tra Mozambico e Sudafrica, con poco più di 1 milione di abitanti. A
eSwatini le risorse non mancano e può pensare di migliorare aprendo l’economia.
Ho notato ammirazione nei confronti della Svizzera e non ho potuto fare a meno
di apprezzare un favoloso orologio Swiss made al polso del monarca».
Quali sono le risorse
di eSwatini da valorizzare?
«Il territorio
di eSwatini vanta una biodiversità
impressionante a livello naturale e faunistico che non è ancora
sufficientemente conosciuta. Molte specie protette, come i rinoceronti, sono
state salvaguardate in parchi e riserve. La parte del gigante nei safari la fa
il Sudafrica. Basterebbe inserire eSwatini in circuiti turistici già esistenti
e comprendere anche il Mozambico per vedere qualcosa di unico. Fra le altre
risorse del Paese spiccano l’artigianato e prodotti naturali, come il the e le
erbe, di ottima qualità e spesso biologici. Tra i doni che ho ricevuto dal re di
eSwatini c’era l’olio di marula che è un cosmetico pregiato».
Quale peso ha
avuto la neutralità della Svizzera nei rapporti con la monarchia assoluta di
eSwatini?
«La nostra
etichetta di Paese neutrale nella regione dell’Africa subsahariana è un tratto
distintivo che funziona benissimo. Poi c’è sempre la questione di capire cosa
si intenda per “neutralità” e quale sia la differenza con “imparzialità”. A tal
proposito non ho mai avuto problemi nello spiegare la costituzione svizzera nei
suoi diversi aspetti ai miei interlocutori. Anche i cittadini elvetici a
settembre saranno chiamati a votare sulla neutralità permanente del nostro
Paese. Il
senso della neutralità della Svizzera è stato riconosciuto anche dal re di
eSwatini in una discussione bilaterale che abbiamo avuto con i colleghi di Ginevra
che il monarca vede come polo internazionale unico. Spesso si dice che tutte le
strade portano a Roma dove c’è il Papa,
ma penso che tutte le strade della diplomazia e della mediazione porteranno
anche in futuro a Ginevra».
Quale è la
strategia della Svizzera nella regione dell’Africa meridionale?
«La Svizzera come
paese membro dell’ Efta (European Free Trade Association) della quale fanno
parte anche l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, sta cercando di
rinnovare l’accordo di libero scambio con l’intera regione dell’Africa australe.
Il Sacu (Southern African Customs Union) coinvolge in un’ottica di sviluppo il Sudafrica, eSwatini, il Lesotho, il Botswana
e la Namibia. Le potenzialità di esportazione e importazione di eSwatini
dipendono anche da questo accordo».
Il Regno di eSwatini
come si rapporta con gli Stati Uniti?
«Il re, Mswati III,
sa giocare bene le sue carte dal punto di vista della politica internazionale. I
tagli del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in ossequio al motto “America
First”, che hanno colpito gli aiuti alla sanità dei paesi più vulnerabili
dell’area, non hanno intaccato il budget destinato a eSwatini che sta
combattendo la diffusione dell’Hiv».
Come si è lasciato
con il re di eSwatini?
«Prima dei saluti
di rito il re, Mswati III, mi ha detto che il Ministro degli esteri di eSwatini,
Pholile Shakantu mi contatterà».