Nessun tentato omicidio, ma eccessiva legittima difesa

Tentato omicidio? No, legittima difesa, anche se eccessiva e commessa dopo aver derubato un ragazzo. Sì, giuridicamente parlando si è trattato di un vero e proprio colpo di scena. Già, perché alla sbarra alle Assise criminali c’era un imputato accusato di tentato omicidio e rapina e nei cui confronti l’accusa aveva chiesto una pena detentiva di 8 anni di carcere, oltre all’espulsione penale per 15 anni. La verità processuale emersa in questi due giorni di dibattimento ridimensiona però quanto accaduto e parla di lesioni semplici aggravate e ripetuto furto. Con una conseguente condanna a 15 mesi di carcere sospesi.
La Corte presieduta dal giudice Curzio Guscetti (a latere Werner Walser e Claudio Colombi, presenti anche gli assessori giurati) ha in buona sostanza smontato l’impianto accusatorio della procuratrice pubblica Anna Fumagalli, che aveva parlato di un uomo aggressivo, l’imputato, intenzionato a commettere dei furti e pronto perlomeno ad accettare la possibilità di fare del male a qualcuno. «Non ci sono prove», ha di contro argomentato il giudice.
Colpi inferti e subiti
Ma che cosa era successo? Sono le prime ore del 7 giugno dello scorso anno. Siamo in centro a Lugano. Dopo aver sottratto il portafogli a un uomo di fronte al casinò (per questo era stato accusato di rapina, ma la Corte non ha ravvisato un comportamento violento e ha riconosciuto l’addebito di furto), un richiedente l’asilo marocchino oggi 38.enne, attorno alle 2.30 fa la stessa cosa di fronte al Seven. Le cose, però, degenerano quasi subito. La vittima si accorge del furto e affronta l’uomo insieme ad alcuni amici, tirandogli una sberla. Il 38.enne scappa e getta a terra i portafogli, ma viene raggiunto dalla vittima e da un amico e colpito nuovamente. A quel punto rompe una bottiglia che teneva in mano per provare a spaventare i ragazzi. Riceve un altro colpo e fugge di nuovo, verso piazza Manzoni. Qui le versioni divergono: il ragazzo derubato sostiene, e i referti agli atti lo accertano, di essere stato colpito al collo con un oggetto appuntito, ossia il collo della bottiglia rotta. Il 38.enne afferma invece di non ricordare quanto successo perché in preda ai fumi dell’alcol (come tutti i presenti quella sera, va precisato). La videosorveglianza della Città di Lugano non permette di ricostruire con esattezza quanto accaduto in piazza, e neppure sono in grado di farlo le persone che hanno preso parte a quest’ultima fase. Un aspetto, questo, rivelatosi a conti fatti decisivo.
Processo indiziario
Il processo è stato meramente indiziario e Guscetti, nel motivare la sentenza, ha affermato che agli atti non ci sono prove certe e che non è stato possibile accertare l’elemento soggettivo del reato di tentato omicidio, ossia la volontà dell’imputato di infliggere ferite potenzialmente letali o perlomeno il fatto che abbia accettato questa eventualità quando ha menato i fendenti con il coccio di vetro. Non è dunque stato possibile accertare se da parte sua ci fosse stato un gesto offensivo mirato. «Emerge solo un comportamento difensivo, volto alla fuga», ha argomentato Guscetti, che ha dunque seguito la tesi dell’avvocato difensore, Nikolas Atasayar. Certo, ha detto il giudice nel motivare il verdetto, dal punto di vista oggettivo le ferite inflitte «erano vicine a punti sensibili come le arterie del collo, ma è stato un grave errore ritenere che ciò potesse bastare per configurare il reato di tentato omicidio. L’imputato non è un santo, dopo i fatti appena descritti ha tentato di forzare due automobili, ma contestargli il reato di tentato omicidio chiedendo 8 anni è difficilmente comprensibile», ha chiosato il giudice. La Corte, come detto, ha pertanto riconosciuto una legittima difesa discolpante, seppur eccessiva.
L’imputato, in carcere dal 7 giugno scorso, è stato condannato a una pena detentiva di 15 mesi sospesi per 2 anni, oltre al pagamento delle spese mediche del ragazzo vittima del furto e dei colpi al collo, costituitosi accusatore privato e difeso dall’avvocata Claudia Solcà.
Anche se il 38.enne potrebbe essere scarcerato, resterà comunque dietro le sbarre in attesa del rinvio in Marocco. Lo scorso ottobre, infatti, l’Ufficio federale di giustizia ha pronunciato l’allontanamento dalla Svizzera in quanto la sua domanda di asilo non era stata accettata. Esito analogo lo avevano avuto altre due richieste depositate in Norvegia e Spagna.

