Politica

Norman Gobbi ricorda Umberto Bossi: «Ha cambiato la politica italiana, ricorderò la sua amicizia col Nano»

Tra politica e legami personali, le parole del presidente del Consiglio di Stato: «Ha cambiato tutto, c'è stato un prima e un dopo il Senatur»
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Mattia Sacchi
20.03.2026 09:00

A poche ore dalla scomparsa di Umberto Bossi, il ricordo si sposta inevitabilmente anche sul Ticino, dove l’impronta del fondatore della Lega Nord ha lasciato tracce profonde, soprattutto attraverso il rapporto con Giuliano Bignasca. Un legame politico e personale che ha contribuito a definire una stagione e che oggi viene riletto da Norman Gobbi.

«Il primo ricordo non è diretto» spiega il presidente del Consiglio di Stato. «Avevo 15 anni quando alcuni lavoratori bergamaschi, arrivati a Piotta dove lavoravano anche i miei nonni, portarono le prime bandiere della Lega Lombarda. Sin da subito rimasi incuriosito da quel movimento politico». Anni dopo, nel 1996, il primo incontro personale, in uno dei momenti più iconici del leghismo: «Mi ricordo quando organizzammo come Lega dei Ticinesi una trasferta per vederlo prendere con l'ampolla l'acqua delle sorgenti del Po per proclamare l'indipendenza della Padania. Rimasi molto impressionato dal suo carisma e dalla sua capacità di coinvolgere il popolo». 

Un rapporto che poi è proseguito, soprattutto grazie a Giuliano Bignasca. «Quello che mi resta di più è la grande amicizia che c’era tra loro due. Questo lo ha portato a essere presente anche al compleanno del Nano. Ricordo una foto con lui, Giancarlo Giorgetti e il Nano: era davvero una festa di famiglia, più che un momento politico. Anche quando ci siamo confrontati su visioni politiche diverse, lo abbiamo sempre fatto con amicizia, mettendo il rapporto umano davanti a tutto».

La malattia del Senatur non ha impedito ulteriori incontri: «Siamo andati a trovarlo al Cardiocentro, seguito dal dottor Moccetti, dopo l'ictus del 2004. Veniva regolarmente a fare i controlli. E nonostante le difficoltà fisiche è venuto per presenziare al funerale di Giuliano Bignasca. L’ultima volta che l’ho visto di persona è stato lì».

Il giudizio politico resta netto: «È stato un elemento dirompente. Se guardi a quel periodo, era un sistema cristallizzato. Lui ha cambiato totalmente il modo di fare politica. Nessuno prima avrebbe pensato o avuto il coraggio di dire le cose che diceva lui in un comizio o in momenti istituzionali, in maniera così chiara. Era il suo stile: in Italia c'è stato un prima e un dopo Umberto Bossi».

Un tratto che oggi, osserva Gobbi, appare distante: «Erano anni un po’ sguaiati ma sinceri, figli di un’epoca che arrivava dagli anni Settanta e Ottanta. Oggi siamo diventati più bacchettoni».

Anche perché, aggiunge, le stesse Leghe hanno vissuto l'esperienza dell'esecutivo, si sono istituzionalizzate e hanno dovuto adattarsi: «È il sistema che ti imbriglia. Sia la Lega Nord sia quella dei Ticinesi non sono mai state fatte per essere imbrigliate, ma quando entri nel governo devi saper fare il tuo ruolo».

Infine, una riflessione personale: «È stato un uomo che non ha mai nascosto i suoi valori e anche i suoi difetti, le sue cadute. Ma anche nei suoi eccessi c’è un insegnamento: il rischio di perdere il cammino esiste, ma è nella capacità di ritrovarlo che si misura davvero un percorso. E quello di Umberto Bossi è stato innegabilmente straordinario».