Norme antincendio, il nodo dei costi

«La situazione non è del tutto soddisfacente». Il capodicastero Edilizia privata di Lugano, Filippo Lombardi, lo ha ribadito con fermezza. Il dossier “misure antincendio in Ticino” ha subito un rallentamento. La Commissione cantonale per la protezione antincendio, il cui obiettivo è arrivare a un’interpretazione unica della Legge sulla protezione antincendio, ha constatato che ci sono un certo numero di divergenze tra le varie esigenze comunali. Inoltre, a causa delle ristrettezze finanziarie, anche la creazione di un Ufficio con un responsabile cantonale sembra essere congelata.
Il risultato è che Lugano sta ragionando su come procedere, in attesa appunto delle mosse del Cantone. E ad osservare come spettatori molto interessati sono soprattutto gli esercenti. «È facile dire “facciamo», ma bisogna avere anche le disponibilità finanziarie. Il rischio di fare una figuraccia è dietro l’angolo», commenta il presidente di GastroLugano, Michele Unternährer. Come evidenziato su queste colonne da Lombardi, «come spesso accade si danno più compiti ai Comuni, i quali sarebbero chiamati a un controllo attivo». «Per Comuni come Lugano, Locarno e Bellinzona, per esempio, è fattibile perché hanno le disponibilità finanziarie. Per i comuni più piccoli è invece un problema», rileva dal canto suo Unternährer.
Questione di soldi
La Città di Lugano, come detto, ha lavorato all’attualizzazione dell’elenco dei locali, suddivisi in categorie in funzione delle rispettive caratteristiche e delle misure che vi si impongono e ha contattato i locali con un «potenziale rischio residuo accresciuto» prospettando loro eventuali correttivi. Un intervento della Città è salutato favorevolmente: «Sarebbe meglio prevenire che curare», dice il presidente di GastroLugano. «Non dobbiamo aspettare che qualcuno si faccia male per trovare le soluzioni e migliorare la sicurezza, che è fondamentale. Il fatto che abbiano proibito i materiali pirotecnici nei locali è positivo. È però molto più semplice che far costruire una seconda porta. Auspico che per eventuali interventi, soprattutto se riguardano la facciata esterna, venga concessa una tempistica adeguata».
«È chiaro che può dare fastidio poiché parliamo di un ennesimo costo che bisogna sobbarcarsi per poter restare aperti, purtroppo non è il primo e non sarà l’ultimo. L’importante è che se vengono chiesti adesso dei lavori, non ne vengano imposti altri in futuro». A preoccupare è in particolare il costo, soprattutto in un periodo come quello attuale. «Dovrebbero spettare al proprietario dell’immobile, che può però riversarlo sugli esercenti sotto forma di aumento dell’affitto», afferma Unternährer.
C’è chi si è attivato da solo
Tuttavia, regna un po’ di confusione tra alcuni esercenti pubblici, da noi contattati, sulle modalità di agire e di conseguenza sui prossimi passi da intraprendere. Il motivo è che se da una parte la Città ha confermato di aver puntualmente contattato quei locali con un «potenziale rischio residuo accresciuto», dall’altra c’è chi non è rimasto con le mani in mano ma ha deciso di muoversi in autonomia contattando degli addetti ai lavori per un sopralluogo e capire se e quali correttivi, verosimilmente, dovrà mettere in atto in attesa, forse, che i servizi cittadini si facciano vivi.


