Esercizi pubblici

Misure antincendio: le prime mosse di Lugano

In attesa di una soluzione unica in tutto il Ticino, la Città ha contattato i locali con un «potenziale rischio residuo accresciuto» indicando loro i correttivi da attuare – A livello cantonale si registra un rallentamento – Filippo Lombardi: «Situazione non soddisfacente»
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Nico Nonella
10.03.2026 06:00

In attesa di una soluzione unica per tutto il Ticino in materia di normative antincendio, la Città di Lugano ha deciso di intervenire. Lo ha fatto in maniera mirata, contattando i locali con un «potenziale rischio residuo accresciuto» e indicando loro i correttivi da attuare: si va da un allargamento delle scale per i locali interrati fino all’obbligo di installare una seconda porta con apertura antipanico a spinta per quelli con una capienza superiore alle 50 persone. Le relative lettere sono state inviate nelle scorse settimane.

Le divergenze sul tavolo

La decisione segue quanto annunciato lo scorso gennaio – in seguito alla tragedia di Crans Montana – dal gruppo di lavoro «Sicurezza esercizi pubblici a grande concentrazione di pubblico». Il gremio – di cui fanno parte i responsabili dell’Edilizia privata, della Polizia, dei Pompieri e dei Servizi giuridici – aveva effettuato una prima verifica della situazione sul comprensorio cittadino e si era messo all’opera per attualizzare l’elenco dei locali, suddivisi in categorie in funzione delle rispettive caratteristiche e delle misure che vi si impongono. Questo documento, risalente al 2018, contava 12 tra discoteche (9) e ristoranti (3) che per capienza o posizione (interrati o ai piani superiori) presentano potenziali criticità. Criticità che la Città vuole correggere, aspettando un’unica normativa a livello cantonale. E l’attesa rischia di rivelarsi più lunga del previsto. «La Commissione cantonale per la protezione antincendio (CCPA, nella quale Lugano è rappresentata dal direttore dell’Edilizia privata, ndr) ha constatato che ci sono un certo numero di divergenze tra le varie esigenze comunali, le quali andrebbero appianate per non avere troppa disparità», premette il capodicastero Edilizia privata, Filippo Lombardi. Ma c’è un ma, e il municipale luganese non ci gira intorno: «La situazione non è del tutto soddisfacente: dalle prime indicazioni, in CCPA era emersa la volontà di unificare l’applicazione della Legge sulla protezione antincendio tramite un responsabile cantonale, ma al momento questa strada sembra bloccata dalle resistenze del Cantone stesso di fronte alla creazione di un nuovo Ufficio. Istituirlo comporterebbe infatti dei costi aggiuntivi. Peraltro, questo Ufficio cantonale già esisteva, ma qualche anno fa è stato sciolto. Al suo posto è stato dato un mandato alla SUPSI, che non ha però un potere sanzionatorio», rileva Lombardi. «Come spesso accade si danno più compiti ai Comuni, i quali sarebbero chiamati a un controllo attivo». Insomma, una situazione che non soddisfa la Città, che si è attivata contattando i locali con un potenziale rischio residuo accresciuto. «Parliamo di esercizi pubblici con ampia capacità di clientela oppure con una conformazione specifica, come quelli sotterranei», spiega Lombardi. L’idea era di procedere di pari passo con il Cantone; ad oggi, i due enti pubblici viaggiano a velocità differenti.

Altri punti aperti

Quello della responsabilità dei controlli non è l’unico punto aperto con il Cantone: «La discussione verte anche su alcune interpretazioni della Legge sulla protezione antincendio, che è confusa in alcuni punti». Il primo è la scadenza dei controlli e dei collaudi: «Abbiamo tre gradi di tempistica: due anni per i locali pericolosi e cinque o dieci anni per gli altri. Per locali notturni o discoteche interrate per noi dovrebbe valere il termine più stretto. Sembra assodato, ma deve ancora essere trasformato in ordinanza», continua Lombardi. Un altro punto da chiarire è: da quando parte il computo? Dall’entrata in vigore della legge oppure dall’ultimo controllo? Anche in questo caso, se ne sta discutendo all’interno della CCPA. «Le norme non sono univoche: il testo cantonale ha alcuni margini di interpretazione e i Comuni sono abbandonati a loro stessi per l’esecuzione. Vogliamo lavorare di concerto con il Cantone per arrivare a una soluzione unica, ma tutto sembra essersi fermato».

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