Territorio

Nove «no» al compostaggio: quando progetto fa rima con ricorso

Oltre ai Comuni di Torricella-Taverne e Ponte Capriasca, anche sette privati si sono opposti all’impianto di compostaggio – Spesso le grandi opere pubbliche attirano piogge di critiche – Zali: «Situazione insoddisfacente»
©Gabriele Putzu
Nico Nonella
10.12.2022 06:00

Certo siamo ben lontani dal centinaio di opposizioni che hanno bloccato, a varie tappe, la rete del Tram treno del Luganese, ma nel suo «piccolo», anche il progetto di realizzare un nuovo impianto di compostaggio tra Torricella-Taverne e Ponte Capriasca non ha fatto l’unanimità. Tanto che, stando a nostre verifiche, i ricorsi presentati contro il Piano di utilizzazione cantonale (PUC) – lo strumento pianificatorio che consentirebbe la realizzazione della struttura) – sono nove. Due, come anticipato dal CdT lo scorso 7 ottobre, sono stati inoltrati proprio dai due comuni toccati dal progetto mentre gli altri sette sono stati presentati da privati cittadini.

Il PUC, lo ricordiamo, era stato messo in pubblicazione dal 12 settembre al 12 ottobre ed eventuali opposizioni erano possibili entro 15 giorni dal termine. Toccherà dunque al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) esprimersi. E proprio il fatto che proprio i Municipi dei principali Enti locali coinvolti abbiano deciso di opporsi all’impianto di importanza sovracomunale in località Caiscio non è un dato da poco. Ma se la decisione di Ponte Capriasca era quasi scontata – il Comune aveva da tempo mostrato contrarietà –, a stupire era stato il «niet» di Torricella-Taverne, che in passato non aveva sollevato obiezioni.

Oltre cento «niet» al Tram

Il tema dei ricorsi ai grandi progetti, nel Luganese ma non solo, è più che mai attuale. Il primato spetta in ogni caso alla rete Tram-treno. Lo scorso novembre, una delle società escluse da uno degli appalti, sconfitta al Tribunale cantonale amministrativo, aveva impugnato la decisione in ultima istanza al Tribunale federale. Ricorso più, ricorso meno, sono circa 115 le opposizioni che hanno rallentato il Tram. Tra questi, ne avevamo riferito lunedì, anche l’opposizione inoltrata da Associazione traffico e ambiente (ATA), dalla Società ticinese per l’arte e la natura e dai Cittadini per il territorio, che vogliono mantenere la linea di collina della FLP, destinata a essere smantellata. «In caso di modifica locale del progetto (a Bioggio Cavezzolo) le associazioni e i cittadini ritirerebbero le opposizioni e la FLP potrebbe iniziare a costruire. Altrimenti ci saranno doppi ricorsi alle due istanze del Tribunale federale», aveva affermato il vicepresidente dei Cittadini per il territorio del Luganese, l’ingegner Marco Sailer.

Il consenso dal basso

Insomma, i grandi progetti devono mettere in conto qualche opposizione e, va da sé, tempi di realizzazione più lunghi. È ricorsite? Abbiamo girato la domanda al direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali, sentito a margine della presentazione di un altro grande progetto, ossa il sottopasso Genzana, che in futuro dovrebbe aiutare il tunnel di Besso a smaltire il traffico. «Non sono solo i grandi progetti ad essere oggetto di ricorso», osserva il consigliere di Stato e presidente del Governo. «Non ho mai nascosto la mia frustrazione; la situazione è insoddisfacente. Ad oggi è possibile mettere in discussione un progetto in più fasi procedurali. È possibile ricorrere contro la la pianificazione, contestare crediti di progettazione o i crediti d’opera mediante referendum, così come i costi individuali al momento della pubblicazione. Tutto ciò rende l’iter progettuale nell’ordine dei lustri».

E ad essere condizionato, prosegue il presidente del Governo, è anche il discorso politico. «Soffre dell’impossibile ricerca di un consenso globale, estremamente difficile da trovare. E alla fine capita che le cose vengono fatte per sfinimento: ora girano sempre più automobili e una soluzione di compromesso, alla fine, la sui trova».

Qualche volta, invece, si riesce a creare un consenso dal basso, ma anche in questo caso ci vogliono anni. «L’esempio lampante è il semisvincolo di Bellinzona: quando abbiamo pubblicato il progetto ci sono state solo otto opposizioni. Ma ci sono voluti 30 anni di discussioni e voti popolari. Con il progetto A2/A13 siamo pure riusciti a creare un consenso, anche perché prima ci sono state discussioni infinite», conclude il direttore del Dipartimento del territorio.

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