Accordi bilaterali

Sul pacchetto UE il Ticino è per la doppia maggioranza

Secondo il Consiglio di Stato, alle urne servirà il consenso di popolo e Cantoni per questioni di legittimazione democratica – Restano «cautele e preoccupazioni»: chieste misure di compensazione interna
©Gabriele Putzu
Giovanni Galli
27.08.2025 21:59

Il Ticino chiede che il pacchetto di accordi bilaterali con l’Unione europea venga sottoposto all’approvazione di popolo e Cantoni. E che ci siano adeguate misure di compensazione per i Cantoni particolarmente esposti alle conseguenze negative della libera circolazione delle persone. Le richieste sono contenute nella presa di posizione trasmessa oggi dal Consiglio di Stato alla Conferenza dei Governi cantonali, che ha avviato una consultazione preliminare fra i propri membri sull’intesa negoziata da Berna e Bruxelles e sulle misure interne da adottare a livello federale. Un parere più approfondito sul documento (oltre 1.800 pagine) sarà inviato dal Cantone in un secondo tempo al Consiglio federale, a titolo individuale. Il termine per la consultazione scade il 31 ottobre.

Dopo la consultazione il pacchetto andrà in Parlamento, dove si prevede un esame abbastanza lungo. La votazione popolare dovrebbe essere nel 2028. Secondo il Consiglio federale basterà la maggioranza popolare (referendum facoltativo), in linea con le precedenti votazioni sui bilaterali. L’ultima parola, comunque, spetterà al Parlamento. Sul tema sono state raccolte le firme per un’iniziativa popolare (Iniziativa bussola), che prevede di sottoporre gli accordi come quello con l’UE all’approvazione di popolo e Cantoni. Le sottoscrizioni saranno consegnate domani. Anche il Ticino ritiene che occorra la doppia maggioranza (referendum obbligatorio), visto che l’ordinamento costituzionale prevede che gli accordi internazionali prevalgono sulla Costituzione. «Considerata la portata del presente pacchetto di accordi Svizzera-UE riteniamo necessario garantire una legittimazione politica e democratica pari a quella necessaria per una modifica costituzionale», afferma il Governo. Ai Cantoni va pertanto garantito il diritto di partecipare pienamente a decisioni di rilevanza istituzionale.

Berna provveda

Sul risultato negoziale in quanto tale, il Ticino ritiene che ci sia un miglioramento rispetto all’Accordo istituzionale del 2018 (poi caduto), ma che restano anche «cautele e preoccupazioni». Per questo, andranno maggiormente considerate alcune peculiarità dei Cantoni di frontiera, toccati «in misura significativamente maggiore» da aspetti critici dell’intesa, in particolare a livello di libera circolazione delle persone. Il rafforzamento delle misure di accompagnamento elaborate insieme ai partner sociali, a livello di tutela dei salari, sono accolte con favore. Ma si chiede «con forza» che la Confederazione preveda adeguate misure di compensazione interna ad hoc (oppure nell’ambito della perequazione finanziaria) a favore dei Cantoni particolarmente esposti alle conseguenze negative della libera circolazione delle persone e confrontati con oneri significativi derivanti dall’applicazione delle misure di accompagnamento, come le attività di controllo del mercato del lavoro e l’adozione dei contratti normali di lavoro.

Clausola di salvaguardia

L’introduzione di una clausola di salvaguardia in caso di immigrazione eccessiva, chiesta a suo tempo dal Ticino stesso, è giudicata positivamente. Ma il Governo cantonale auspica «un meccanismo più vincolante ed efficace» fondato, per la sua attivazione, su criteri applicabili anche su base regionale e cantonale; questo per permettere correttivi mirati e tenere in considerazione peculiarità cantonali a livello di immigrazione netta, occupazione dei frontalieri, disoccupazione e percepimento dell’aiuto sociale. La procedura interna è considerata ancora poco chiara. L’efficacia del meccanismo dipenderà dalla definizione delle regole di attivazione sul piano interno.

Rischio di abusi

Inoltre, secondo il Ticino, c’è un rischio elevato di abusi (che oggi viene minimizzato da Berna) da parte di chi intende approfittare in maniera indebita degli aiuti sociali. Vanno previsti meccanismi di controllo più diretti, rapidi e incisivi, nonché un inasprimento delle sanzioni. Ai Cantoni andrebbero assegnate più competenze di correzione e di controllo, ma i costi dovranno essere assunti dalla Confederazione.

Quanto agli aspetti istituzionali, il Cantone dice di apprezzare «la presa di coscienza che il rispetto del sistema svizzero, della democrazia diretta e del federalismo costituiscano l’imprescindibile condizione su cui debbano fondarsi i rapporti con l’Unione europea». Al tempo stesso, ritiene che il ruolo e il coinvolgimento dei Cantoni nelle procedure interne di integrazione del diritto UE vada rafforzato. I Cantoni andranno adeguatamente coinvolti anche nel Comitato misto per le decisioni relative al recepimento dinamico del diritto europeo.

Il Ticino, infine, ritiene positivo l’accordo sull’elettricità e, in vista di un possibile sviluppo delle relazioni bilaterali, ribadisce la necessità di affrontare in tempi brevi la questione di un accordo di accesso al mercato per i fornitori svizzeri di servizi finanziari.