“Pecunia olet”, la versione dell'accusa

I retroscena dell'inchiesta - I nuovi dettagli sul caso che ha coinvolto l’esponente dell’UDC Tiziano Galeazzi - Gli inquirenti gli rimproverano un ruolo di un certo rilievo nella gestione dei fondi sospetti
Tiziano Galeazzi.
John Robbiani
24.12.2016 06:00

LUGANO - «Come gestore patrimoniale, perché questo è il mio lavoro, mi sono occupato semplicemente di gestire il patrimonio di questa signora. Non sono stato io a portare questa cliente in banca. Mi sono trovato il suo portafoglio tra quelli da amministrare». Così, proprio su queste colonne, il deputato e capogruppo UDC in Consiglio comunale a Lugano Tiziano Galeazzi si era difeso (cfr.suggeriti) dalle accuse di riciclaggio mosse nei suoi confronti dalla Procura di Brescia nell'ambito dell'operazione «Pecunia olet». Galeazzi sostiene insomma di aver fatto semplicemente il suo lavoro fornendo i suoi servigi a una cliente che aveva già superato i controlli del servizio compliance della banca in cui il deputato lavorava. Il decreto firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo Bianca Maria Bianchi imputa però a Galeazzi un ruolo più attivo nella vicenda.

La particolarità del caso riguarda il fatto che per la Svizzera Galeazzi non ha commesso reati mentre, per la giustizia italiana, forse sì, se le accuse troveranno conferma. Per ora vale il principio d'innocenza. La difesa invece segnala come per ora le siano stati negati l'accesso agli atti, coperti da segreto istruttorio: "Non sappiamo nulla".

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