Per la Sinistra una sola squadra: in lista due PS, due Verdi e un MpS

I giochi sono fatti. Alle prossime elezioni cantonali PS, Verdi e MpS correranno sulla stessa lista per il Consiglio di Stato con la formula 2+2+1, ossia due rappresentanti socialisti, due Verdi e un MpS.
Al netto delle varie ratifiche che dovranno ancora seguire (in casa socialista la decisione finale spetterà al congresso cantonale il prossimo 15 novembre; l’MpS si è già pronunciato; mentre i Verdi lo faranno nelle prossime settimane), la traiettoria è segnata.
Al termine delle trattative avviate con i partiti dell’area progressista presenti in Parlamento, è stata dunque trovata una convergenza tra PS, Verdi e MpS. «Nostro malgrado non siamo riusciti a trovare un’intesa con il Partito comunista e Più donne», ha confermato il co-presidente del PS Fabrizio Sirica al termine del Comitato cantonale riunitosi mercoledì sera a Bellinzona, nel corso del quale il «Parlamentino» socialista ha approvato la strategia della direzione, confermando la lista unitaria, la ripartizione dei posti in lista e il programma elettorale.
Sirica: «Valori condivisi»
L’alleanza per la corsa al Consiglio di Stato si fonda infatti su quella che i tre partiti definiscono una «bussola», ossia un documento in quattordici punti che fissa gli impegni programmatici dei candidati.
«È un insieme di temi e di valori che ci accomunano e su cui oggi possiamo contare come elemento di unità», ha commentato Sirica. «Allo stesso tempo, questa bussola ci permetterà di valutare, in modo preciso, le politiche di Governo su temi come giustizia sociale, parità, difesa del servizio pubblico, tutela dell’ambiente, rafforzamento della scuola pubblica e diritto all’alloggio».
La bussola programmatica può essere dunque considerata la concretizzazione del fronte progressista avviato dai tre partiti nell’ottobre dello scorso anno. Un percorso nato dalla volontà comune di contrastare le politiche di destra e centrodestra, ritenute responsabili di aver alimentato le disuguaglianze, eroso il potere d’acquisto delle famiglie e indebolito la coesione sociale.
Sergi: «Cambio di paradigma»
Di qui, appunto, l’idea della lista unitaria basata su una visione comune. «Ci siamo mossi in quella direzione perché riteniamo necessario dare un segnale di unità e, al tempo stesso, promuovere un cambiamento di paradigma nel modo in cui la sinistra opera in Consiglio di Stato», ha commentato al Corriere del Ticino Giuseppe Sergi (MpS). «Il primo passo, quello dell’unità, è stato compiuto. Ora lavoreremo affinché a esso corrisponda anche un cambiamento sul piano politico e sociale».
Bourgoin: «Voci di corridoio»
«È importante che in questa alleanza per il Consiglio di Stato vengano valorizzate le diversità di ogni componente politica, in modo da aggregare un’ampia fetta della popolazione che si riconosce in questi profili: il PS più istituzionale, l’MpS più combattivo e i Verdi più inclini a lavorare sui temi ambientali», ha aggiunto la co-coordinatrice ecologista Samantha Bourgoin. La quale, in vista della discussione interna sulla composizione dell’alleanza, aggiunge: «Abbiamo ricevuto dall’assemblea il mandato di andare a negoziare un’intesa più ampia possibile. Quindi, per noi sarà abbastanza semplice confermarla». Come detto, i giochi sono quindi fatti, a maggior ragione alla luce della decisione del «Parlamentino» socialista che mercoledì sera, optando per la formula 2+2+1 (2 socialisti, 2 Verdi e un rappresentante dell’MpS), ha scongiurato le tensioni che avrebbe inevitabilmente innescato la formula alternativa 3+1+1 (3 socialisti, 1 Verde e 1 rappresentante dell’MpS).
Nelle scorse settimane erano infatti trapelate indiscrezioni secondo cui il PS avrebbe privilegiato una lista con tre candidati socialisti in virtù dei risultati ottenuti dai rispettivi partiti alle elezioni per il Gran Consiglio del 2023. A stretto giro di posta, i Verdi avevano tuttavia reagito con un comunicato stampa, nel quale sottolineavano che l’accordo definitivo non era ancora stato raggiunto e ribadivano come la chiave di riparto 2+2+1 rappresentasse invece «un messaggio di unità, inserendosi nel solco del progetto politico rossoverde iniziato quattro anni prima».
Come detto, alla fine, la direzione del PS ha optato per la formula 2+2+1, dando seguito alla volontà dei Verdi, con i quali non si voleva compromettere l’intesa. Il Comitato cantonale ha poi accettato questa proposta.
«Abbiamo voluto mantenere salda questa alleanza. In quanto forza principale dell’area e punto di riferimento della sinistra progressista, ci siamo assunti la responsabilità di favorire l’unità e di non mettere a repentaglio un progetto che riteniamo ben più importante delle singole differenze», ha detto Sirica. «Si tratta di un gesto di generosità da parte del Partito socialista». Alla luce della propria forza elettorale, il PS chiederà però maggiori compensazioni sul piano organizzativo, a partire dalla gestione della campagna.
Dal canto suo, la co-coordinatrice dei Verdi si è limitata a commentare il passo indietro socialista sulla ripartizione dei posti in questi termini: «Quanto trapelato negli scorsi giorni (ossia l’intenzione socialista di confermare la formula 3+1+1, ndr.) erano voci di corridoio. Noi, in realtà, avevamo già discusso da tempo dell’evoluzione della collaborazione elettorale. La formula individuata, a nostro modo di vedere, rappresenta in modo più paritario i temi che andremo a difendere. Riteniamo quindi che il modello 2+2+1, vista anche l’ampia conferma da parte del Comitato cantonale del PS, sia visto come naturale da entrambe le nostre basi».
I prossimi passi
Ora si attendono le ultime ratifiche. Dopodiché le commissioni elettorali dei rispettivi partiti dovranno individuare i candidati da inserire nella lista, accanto naturalmente all’uscente Marina Carobbio Guscetti per il PS. Per quanto riguarda l’MpS, sembra invece già quasi certa la presenza del deputato Matteo Pronzini.
