Ticino

Perequazione, sui frontalieri «bene ma non benissimo»

Il Consiglio di Stato prende posizione sulla proposta delle autorità federali per modificare il calcolo che contempla i redditi dei permessi G tra le risorse – Un passo avanti che però soddisfa solo a metà il Cantone
©Gabriele Putzu
Red. Ticino&Svizzera
23.01.2026 17:11

Sono parecchi anni, ormai, che il Ticino lamenta la presa in conto dei redditi dei frontalieri per stabilire la famosa perequazione finanziaria intercantonale. Un fattore che, evidentemente, penalizza il nostro Cantone poiché i redditi dei permessi G vengono calcolati unicamente come una ricchezza, senza tener conto dei potenziali effetti negativi del fenomeno. Ora, come annunciato lo scorso anno dal Consiglio di Stato, qualcosa su questo fronte si sta però muovendo (a favore proprio del Ticino). Anche se, come vedremo, il Cantone è soddisfatto solo a metà per quanto verrà verosimilmente proposto dal Consiglio federale nei prossimi mesi. E per questo motivo, proprio in questi giorni, nella fase di consultazione il Consiglio di Stato ticinese è quindi tornato a sottolineare nei confronti della Berna federale le proprie rivendicazioni.

Un lungo iter

Ma facciamo un passo indietro. Già nella procedura di consultazione sul rapporto sull’efficacia 2020-2025, sei Cantoni (Ticino, Basilea Città, Basilea Campagna, Grigioni e Giura) avevano chiesto di rivedere la formula affinché la ponderazione dei redditi dei frontalieri venisse abbassata (dall’attuale 75% al 50). Ora, questa richiesta è stata bocciata dalle autorità federali, le quali però hanno formulato una proposta alternativa: ridurre il reddito pro capite dei frontalieri considerato nella formula secondo un importo fisso (come una sorta di franchigia), pari a 4.560 franchi per il primo anno di calcolo, in seguito adeguato all’inflazione per gli ulteriori due anni. Una proposta alternativa che, come detto, ha soddisfatto a metà il Ticino. Berna ha infatti chiesto ai Cantoni di prendere posizione entro il 16 febbraio. E la risposta del Governo ticinese – datata 21 gennaio – è stata pubblicata proprio oggi.

«Nonostante la soddisfazione del nostro Cantone – scrive il Governo – per la messa in consultazione del cambiamento di metodo di considerazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale delle risorse, che accoglie in parte le rivendicazioni dei Cantoni di frontiera più volte ribadite in passato, desideriamo esprimere alcune osservazioni aggiuntive». In primis il Governo rileva che l’importo proposto (tramite la franchigia) è essenzialmente troppo basso e non corrisponde «all’effettivo onere che i Cantoni di frontiera devono sopportare in considerazione della presenza di frontalieri». In questo senso, dunque, il Ticino auspica che la franchigia venga portata a 5.500 franchi. Inoltre, il Governo ricorda di aver chiesto un’implementazione del nuovo calcolo già dal 1. gennaio 2026, con un anticipo di un anno rispetto a quanto proposto dalle autorità federali.

Venendo ai soldi, l’Esecutivo rileva poi che «le stime relative all’impatto finanziario della modifica posta in consultazione prevedono che il Ticino riceva circa 9 milioni di franchi annui in più rispetto alla situazione attuale, invece dei circa 15 milioni inizialmente calcolati».

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