Pipì dei cani: in Italia si va al TAR, a Chiasso è già regola

Uscire con il cane, il sacchetto e una bottiglietta d'acqua. A Chiasso è la regola già da due mesi, in Italia è finita davanti ai giudici. A Pratola Peligna, comune di circa 7 mila abitanti in provincia dell'Aquila, la sindaca Antonina Di Nino lo scorso 5 ottobre ha firmato l'ordinanza numero 28, come riferisce il Corriere della Sera. Il provvedimento obbliga i proprietari di cani a portare con sé acqua per lavare l'urina lasciata dai loro animali nelle aree pubbliche. Per chi non lo fa sono previste sanzioni da 25 a 500 euro.
Il ricorso: «Misura sproporzionata»
Contro l'ordinanza si è mossa l'associazione Tutela Diritti Animali Ets, nata in ambito Arci. Attraverso il presidente Gabriele Bettoschi, leggiamo, ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, con richiesta di sospensiva urgente, per ottenere l'annullamento parziale del provvedimento. L'associazione, rappresentata dall'avvocato Massimo Rizzato, ne contesta la ragionevolezza e la proporzionalità. «Chiedere di girare con scorte di acqua per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», sostiene Bettoschi.
Gli argomenti non mancano. L'obbligo sarebbe troppo gravoso per le persone anziane e per chi ha cani di grossa taglia, per i quali una sola bottiglietta potrebbe non bastare. In paese, inoltre, le fontanelle pubbliche per fare rifornimento scarseggiano. L'associazione mette in dubbio anche l'efficacia igienica della misura e cita l'infettivologo Matteo Bassetti, che in un video ha ricordato come l'acqua diluisca l'urina ma non uccida i germi e non igienizzi. C'è poi il timore che, a causa dell'obbligo, i proprietari portino fuori i loro cani meno spesso.
Un dibattito nazionale
Il caso, nato in un piccolo centro dell'entroterra, ha acceso il dibattito sui social in tutta Italia, un Paese con oltre 9 milioni di cani di proprietà. Del resto, altre città come Monza, Livorno e Treviso hanno già adottato norme simili. La novità di Pratola Peligna è il ricorso, che potrebbe portare a una prima pronuncia giudiziaria sul tema. Secondo il Corriere della Sera, il metodo dell'acqua «non è risolutivo ma forse è sempre meglio del nulla». Il quotidiano milanese ricorda però che molto dipende dai padroni, a cominciare da uscite più frequenti e più lunghe.
Chiasso ha fatto da apripista
In Ticino la questione è già realtà. Con una modifica dell'ordinanza comunale sui cani, in vigore da metà agosto, il Municipio di Chiasso obbliga i proprietari a pulire non solo gli escrementi ma anche la pipì dei loro animali, ad esempio con una bottiglietta d'acqua. Chi non rispetta la regola riceve dapprima un ammonimento, in caso di recidiva una multa di 100 franchi.
All'origine della misura c'erano diverse segnalazioni di privati cittadini e della commissione di quartiere, oltre a un'interrogazione presentata a giugno. Il caldo e la siccità avevano infatti accentuato i cattivi odori, soprattutto in centro. «Noi passiamo sempre con l'idropulitrice per pulire, ma è impossibile seguire tutte le strade», aveva spiegato il sindaco Bruno Arrigoni. Arrigoni aveva insistito anche sulla sensibilizzazione e sulla responsabilità dei proprietari, a cui la città ha dedicato una campagna informativa.
L'esempio di Chiasso ha fatto scuola nel Mendrisiotto. Anche Mendrisio ha deciso di introdurre l'obbligo della bottiglietta nella sua ordinanza sui cani, la cui revisione è pubblicata all'albo fino al 26 ottobre. Secondo laRegione, però, non sembra prevista una multa specifica come a Chiasso.
