Il caso

Pompiere condannato per i tre roghi in Malcantone

La Corte delle assise criminali ha inflitto tre anni parzialmente da scontare e cinque di espulsione a un giovane volontario della regione – «Ho tradito la fiducia dei colleghi e delle persone che ho messo in pericolo, chiedo scusa a tutti»
© Rescue Media
Nico Nonella
10.09.2026 11:32

Accorreva sul posto con i colleghi per domare gli incendi. Ma ad appiccare quei roghi nel Malcantone era stato proprio lui, forse il più insospettabile: un pompiere. Incendi intenzionali, questa la grave accusa penale, per i quali l’autore, un ventunenne cittadino italiano domiciliato nel Luganese e (ex) volontario nel Corpo di Caslano, è stato condannato questa mattina dalla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta a 36 mesi di carcere, 6 dei quali da espiare oltre all’espulsione obbligatoria dalla Svizzera per i prossimi 5 anni. La pena è frutto di un accordo tra l’accusa, rappresentata dal procuratore pubblico Simone Barca, e l’avvocato difensore Marco Masoni.

L’imputato, fermato lo scorso 3 aprile a pochi giorni dall’ultimo rogo che aveva appiccato, ha ammesso sin dalle prime fasi dell’inchiesta le sue responsabilità e ha ribadito il suo pentimento anche davanti alla Corte. «Ho tradito la fiducia dei colleghi e delle persone che ho messo in pericolo e volevo scusarmi», ha detto. «Perché ha commesso i fatti? È una domanda difficile da affrontare, quanto fatto non è in linea con percorso di vita. Grazie alla perizia psichiatrica ho potuto ricondurre quanto accaduto a una mia incapacità di gestire la rabbia». Proprio la perizia non ha rilevato scemata responsabilità e ha evidenziato un disturbo psichiatrico, per il quale l’imputato sta seguendo trattamento in carcere.

In totale, il giovane ha appiccato tre incendi, due dei quali boschivi, tra gennaio e marzo di quest’anno. Il primo, la sera del 5 gennaio, ai danni di una darsena di Caslano. Il secondo era invece stato appiccato in una zona boschiva sempre di Caslano, nel tardo pomeriggio del 28 marzo e l’ultimo sola mente due giorni dopo, nei boschi sopra Tresa. Nel primo caso, il ventunenne aveva portato la sua divisa in caserma prima di recarsi alla darsena, dove avena utilizzato della benzina per incendiare un catamarano. Dopo essere rincasato, era tornato sul posto e allertato le forze dell’ordine. Negli altri due casi, aveva dato fuoco ad alcuni alberi con benzina o cubetti accendi fuoco per poi tornare a casa e indossare la divisa da pompiere, in attesa dell’allarme. I due incendi boschivi erano però troppo ravvicinati nel tempo per non destare perlomeno qualche sospetto. E, come anticipato dal CdT lo scorso 8 aprile, in pochi giorni gli inquirenti erano riusciti a chiudere il cerchio.

Il ventunenne ha già iniziato a risarcire gli accusatori privati. La Corte ha riconosciuto un danno totale di circa 20 mila franchi.

Interventi impegnativi

A Caslano, l’incendio aveva interessato la zona boschiva sopra la NC Nautica Caslano. Sul posto erano intervenuti i pompieri che, vista la posizione impervia e la scarsa visibilità dovuta all’orario, avevano provveduto a creare una linea tagliafuoco per evitare la propagazione delle fiamme, in attesa dell’intervento degli elicotteri, avvenuto la mattina seguente. Il rogo del 30 marzo era invece avvenuto in piena notte, con le fiamme che avevano sovrastato gli abitati di Pura e Ponte Tresa. Anche in questo caso, era stata creata una linea tagliafuoco.

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