«Posizione aperta esclusivamente a frontalieri», scatta la mozione

«Ennesimo annuncio di lavoro shock». A parlare è il granconsigliere (e co-presidente del PS) Fabrizio Sirica, il quale ha presentato una mozione – cofirmata da Maurizio Canetta – al Consiglio di Stato. L'annuncio: un’azienda di Massagno cerca un «Customer service specialist» a tempo determinato. Il profilo richiesto è di una persona formata: B2 o superiore in inglese, ottima padronanza degli strumenti digitali, capacità di gestire in autonomia il lavoro e soft skill caratteriali. «Ma lasciare esterrefatti è l’ultimo criterio: posizione aperta esclusivamente a frontalieri». Il perché è presto compreso, scrive Sirica: «Contratto all’80% per 34.800 franchi annui: 2.900 franchi al mese lordi per 12 mensilità».
Il granconsigliere socialista dice di avere già segnalato all'Ufficio dell'ispettorato del lavoro «l’ambiguità, che andrà verificata, dello scrivere 34.800 per il contratto all’80% ma indicare nell’orario di lavoro: 80/100%». Ma, nella sua mozione, solleva quella definisce «una problematica generalizzata»: il «dumping è la spiegazione per la quale abbiamo interi settori a basso valore aggiunto ad appannaggio. Non vi è nessun altro motivo per cui dovrebbe essere tout court preferibile un frontaliere a un residente, se non quello che il frontaliere può accettare salari più bassi, e su questa logica di sfruttamento molte aziende speculano, per massimizzare i profitti, creando tensione sociale, disoccupazione più alta rispetto alla media svizzera, precarietà».

Sirica – sulla base di «un'analisi più mirata» – fa notare che «la tesi "salari bassi – maggior presenza di frontalieri" è corretta. Infatti, nei settori in cui vi è la risaputa presenza di contratti collettivi aziendali sotto la soglia del salario minimo, la presenza di lavoratori d’oltreconfine è più marcata».
La mozione
La mozione chiede al Consiglio di Stato di presentare un Messaggio che definisca una strategia cantonale vincolante di accompagnamento all’introduzione del salario minimo (che ha ottenuto il via libera del Gran Consiglio), che includa: obiettivi quantitativi chiari e verificabili di inserimento professionale di persone residenti (in disoccupazione o in assistenza), con una pianificazione temporale pluriennale; un sistema di monitoraggio annuale, con indicatori pubblici per settore economico, che permetta di misurare l’evoluzione del rapporto tra lavoratori residenti e frontalieri nei settori a basso salario; un dispositivo operativo di coordinamento tra Ufficio regionale di collocamento (URC), Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI), associazioni economiche e aziende, finalizzato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro residente; l’elaborazione, in collaborazione con le associazioni economiche, di piani settoriali di reclutamento, in particolare nei comparti caratterizzati da forte presenza di frontalieri e bassi salari; misure di accompagnamento mirate (formazione, riqualifica, incentivi all’assunzione) per facilitare l’inserimento dei residenti nei posti liberati o resi accessibili dal nuovo quadro salariale. La strategia dovrà, inoltre, esplicitamente porsi l’obiettivo di intercettare il ricambio legato al pensionamento della generazione baby boom, «favorendo la sostituzione, nella misura più ampia possibile, dei lavoratori frontalieri con persone residenti in cerca di occupazione o in assistenza sociale». Per le aziende di dimensioni medio-grandi, in particolare quelle dotate di servizi di risorse umane, il Consiglio di Stato dovrà infine promuovere la definizione di piani previsionali di assunzione, quale base concreta per orientare le politiche di inserimento dei residenti.
