Giustizia

Primo sì alla Pretura amministrativa

Il Gran Consiglio ha dato luce verde all’iniziativa che chiede di sostituire l’attuale servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato con un’autorità giudiziaria indipendente - Fiorenzo Dadò: «La politica deve governare, la giustizia giudicare» - L'ultima parola spetterà al popolo
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
27.10.2026 17:20

Il Ticino in futuro, se la popolazione in ultima istanza darà il suo benestare, potrebbe avere una nuova autorità giudiziaria: la Pretura amministrativa, che si occuperebbe della Giustizia amministrativa al posto dell’attuale Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato. Il Parlamento cantonale questo pomeriggio ha infatti dato luce verde all’iniziativa parlamentare presentata nel 2021 dal presidente del Centro Fiorenzo Dadò (assieme ad altri partiti) volta a «istituire un Tribunale amministrativo (indipendente e imparziale) di prima istanza anche in Ticino». La creazione di una nuova autorità giudiziaria, però, necessita una modifica della Costituzione cantonale e, pertanto, un voto popolare. Motivo per cui, appunto, mancano ancora diversi passi prima di giungere alla riforma vera e propria.

Una convenzione molto semplice

Oggi ad occuparsi dei ricorsi contro le decisioni dell’Autorità amministrativa è il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato (che sottostà, appunto, al Governo). In un secondo momento è poi possibile ricorrere al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) ed eventualmente al Tribunale federale. L’iniziativa, come detto, proponeva di sostituire il Servizio con una vera autorità indipendente dal Governo. La proposta, ha infatti ricordato in aula il promotore Fiorenzo Dadò, è nata «da una convinzione molto semplice: in uno Stato di diritto chi governa non dovrebbe avere la facoltà di giudicare ricorsi contro l’amministrazione che lui stesso dirige». Dadò ha quindi ricordato l’importanza della separazione dei poteri. «Il concetto è chiaro: la politica deve governare, la giustizia giudicare». Ma, ha evidenziato, «è proprio ciò che non capita in Ticino», dove in ambito amministrativo «giudice e giudicato sono la stessa persona» poiché il servizio ricorsi «non è indipendente dall’Esecutivo». E ciò, ha sottolineato il presidente del Centro, potrebbe creare nella popolazione il sentimento che vi siano interferenze da parte del Governo. Un sistema che va dunque cambiato, poiché occorre «impedire anche solo il dubbio di interferenze: la Giustizia non deve essere equidistante e imparziale solo nei fatti, deve anche apparire tale agli occhi dei cittadini».

I favorevoli

A sostegno sono quindi intervenute le relatrici di maggioranza. La deputata Cristina Maderni (PLR) ha ricordato alcune delle criticità del Servizio ricorsi: dalle numerose decisioni impugnate davanti al TRAM (circa il 27% del totale, con il 7% circa dei ricorsi accolti) alle tempistiche troppo lunghe. L’altra relatrice, Roberta Soldati (UDC), ha anch’essa sottolineato «le criticità ancora attuali riguardo al doppio ruolo del Governo, con l’attività esecutiva e quella giudicante». Un doppio ruolo che «può far sorgere nella popolazione un sentimento di parzialità e sospetto». Soldati, guardando alle tempistiche del servizio, ha poi ricordato che «la Giustizia amministrativa si occupa di settori molto importanti per l’economia del nostro cantone, come l’edilizia e le commesse pubbliche». E, in tal senso, è dunque necessario un cambio di passo.

I contrari

Contro la proposta si è espresso il relatore di minoranza, il deputato leghista Alessandro Mazzoleni. Il quale, in primis, ha rimarcato che «è giusto interrogarsi sull’organizzazione dello Stato e della Giustizia» ed è corretto auspicare un miglior funzionamento del Servizio ricorsi. Ma la strada proposta dall’iniziativa non è condivisa dalla minoranza. In particolare poiché non è dimostrato che la soluzione sia efficace. «Quale problema risolviamo trasformando il Servizio ricorsi in un tribunale?», si è chiesto Mazzoleni. «Se l’obiettivo è avere decisioni più rapide, occorre spiegare perché un tribunale dovrebbe ridurre i tempi. Se l’obiettivo è la qualità, occorre individuare le carenze e indicare come si potrebbe correggerle». A giudizio della minoranza, ha affermato, «queste dimostrazioni non sono state fornite». Inoltre, se effettivamente questi problemi esistono, secondo la minoranza si possono affrontare in altro modo. «Se mancano le risorse per evadere gli incarti, allora occorrono più giuristi», ha ad esempio rilevato il leghista. E se la preoccupazione riguarda le ingerenze del Governo, «affrontiamola direttamente». Ma, ha chiosato il deputato, «le soluzioni non sono per forza da trovare nella creazione di un tribunale». Il PS, con il capogruppo Ivo Durisch, ha invece definito la proposta dell’iniziativa come «sproporzionata». Anche perché «oggi un giudice indipendente esiste già: il TRAM», senza dimenticare il secondo livello, ossia il TF. Tradotto: «Oggi nessuno è privato dall’accesso a un tribunale». E aggiungere un grado di giudizio in più, per Durisch, porterebbe più costi, togliendo al contempo al Governo «la vigilanza sulle decisioni delle sue unità subordinate e sui Comuni».

Contro la proposta è infine intervenuto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale ha dapprima ricordato, molto concretamente, «l’impossibilità di un’operazione finanziariamente neutra», come auspicato dagli iniziativisti e dalla maggioranza. Ossia: creare un nuovo tribunale creerà inevitabilmente altri costi. Oltre a ciò, Gobbi ha rimarcato che tale cambiamento «non garantisce maggiore efficienza» al sistema e, «a parità di personale non garantisce una riduzione dei tempi evasione». Detto in poche parole, per il «ministro» leghista è preferibile «migliorare il sistema esistente, anziché creare struttura giudiziaria più onerosa», anche perché le «criticità possono essere affrontate attraverso interventi mirati, senza modificare assetto istituzionale».

Il plenum ha però approvato l’iniziativa con una maggioranza schiacciante: 50 i voti a favore (Centro, PLR, UDC, MpS, PC, PVL, Più Donne) e 28 quelli contrari (Lega, PS e Verdi). L'ultima parola, però, spetterà al popolo. 

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