Luganese

Processo Bernardi, l’accusa chiede nove anni

L’ex municipale, che si professa innocente, è accusato di tentato omicidio e incendio intenzionali – La procuratrice Fumagalli: «Si è trasformato in giudice e giustiziere ricorrendo alla violenza brutale per ottenere ciò che pensava gli fosse dovuto»
© Chiara Zocchetti
Federico Storni
17.09.2026 15:49

«Si è trasformato in giudice e giustiziere ricorrendo alla violenza brutale per ottenere ciò che pensava gli fosse dovuto. Anziché avvalersi delle vie legali a sua disposizione ha scelto deliberatamente e con lucidità la via dell’autotutela violenta». Si può riassumere con queste parole la requisitoria della procuratrice pubblica Anna Fugamalli, che ha chiesto che l’ex municipale di Bissone Vladimiro Bernardi sia condannato a nove anni di carcere per tentato omicidio intenzionale, incendio intenzionale e diffamazione. L’uomo è accusato di aver aggredito brutalmente un suo inquilino con cui si erano deteriorati i rapporti e, pochi giorni dopo, di aver dato fuoco al suo garage (peraltro, per coincidenza, proprio mentre l’inquilino era in gendarmeria a denunciarlo per l’aggressione).

Bernardi si professa innocente (il suo legale, l’avvocata Sandra Xavier, deve ancora prendere la parola) e vittima delle circostanze, ma per Fumagalli ha in realtà messo in atto «una strategia vendicativa preceduta da una messinscena volta a scaricare le responsabilità sulla vittima». A tal fine avrebbe preventivamente allertato la polizia di presunte minacce dell’inquilino di dare fuoco allo stabile nei giorni precedenti, e il giorno dei fatti si sarebbe recato a Melano senza telefonino per non essere intercettato e poi avrebbe cancellato ogni traccia di telefonate e messaggi effettuati quel giorno. Avrebbe inoltre bruciato dei documenti nel suo camino per giustificare l’eventuale presenza di acceleranti sulle proprie mani.

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