Giustizia

Processo blindato in carcere per la banda dei Pink Panther

Il dibattimento davanti alla Corte delle assise criminali si terrà alla Stampa per motivi di sicurezza: alla sbarra compariranno infatti i sette membri della banda che due anni fa rapinò la gioielleria Taleda di Lugano
©Gabriele Putzu
Stefano Lippmann
12.05.2026 15:32

Per la Corte della assise criminali – presieduta dal giudice Amos Pagnamenta – sarà un processo in «trasferta». È stata infine individuata la sede idonea per ospitare il processo ai danni delle 7 persone coinvolte, a vario titolo, nella rapina alla gioielleria Taleda a Lugano. Il dibattimento, previsto tra l’8 e il 12 giugno prossimi, si terrà – stando a quanto appreso dal Corriere del Ticino – direttamente in carcere, alla Stampa. I 7 sette imputati, dunque, non lasceranno il perimetro della struttura: saranno i giudici, il procuratore pubblico Simone Barca e gli avvocati della difesa a trasferirsi. Alla Stampa il dibattimento si svolgerà a porte chiuse, oltre alle persone citate non sarà permesso l’ingresso a nessun altro. La stampa e il pubblico che vorranno seguire il processo, invece, dovranno recarsi – come d’abitudine – nell’aula maggiore del Tribunale penale cantonale in via Pretorio a Lugano. Sarà infatti predisposta una diretta streaming.

Alla base della decisione vi sono soprattutto questioni di sicurezza. Due i motivi principali: il primo è legato all’importante numero di persone che compariranno alla sbarra. Il secondo, invece, riguarda il fatto che gli autori della rapina, stando a quanto emerso durante l’inchiesta, sarebbero membri affiliati alla banda dei Pink Panther.

In pieno giorno

I sette imputati hanno, con vari ruoli e responsabilità, partecipato alla rapina alla gioielleria Taleda avvenuta il 2 luglio 2024, in pieno centro – in via Pessina – e in pieno giorno (poco prima di mezzogiorno). Un’azione criminale la quale, oltre ad essere stata sventata da due agenti di polizia intervenuti sul posto, era stata filmata con il telefonino da diversi passanti. Immagini che avevano fatto il giro del mondo. In totale, come detto, sono state arrestate sette persone: quattro autori materiali (tre cittadini serbi e un cittadino croato tra i 35 e i 49 anni) più due altri uomini (un 50.enne cittadino austriaco e un 33.enne cittadino albanese), arrestati successivamente in Ungheria e in Italia. Un anno fa circa è stata infine arrestata una 29.enne cittadina albanese la quale avrebbe funto da autista. La donna è stata individuata e fermata in Italia. Diverse, a vario titolo, le accuse formulate dal procuratore pubblico Simone Barca nei confronti dei sette: rapina aggravata, danneggiamento aggravato, esposizione a pericolo della vita altrui, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari e infrazione alla Legge federale sulle armi. Il cittadino serbo che, durante la rapina estrasse e puntò una pistola contro gli agenti di polizia dovrà rispondere anche di tentato omicidio.