Quei «brutti pensieri» che valgono una condanna

«Tenuto conto del numero di reati commessi in pochi anni e ai danni di diverse persone, quasi alla stregua di un vero e proprio mestiere, la propensione a delinquere per mero lucro nonostante sia stato per anni a beneficio dell’AI e ravvisata una scemata imputabilità di grado lieve», la Corte ha deciso di condannare l’imputato a 27 mesi sospesi per dare luogo all’esecuzione di un trattamento stazionario. Sarà però compito del giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC) esprimersi sulla tipologia di struttura – se in regime aperto o chiuso – in cui dovrà essere collocato. Il 55.enne cittadino kosovaro con problemi psichiatrici (in aula ha dichiarato che dei «brutti pensieri», ovvero delle voci nella sua testa, l’avevano costretto a rubare) alla sbarra da ieri mattina per aver sottratto carte di credito dalle bucalettere altrui, prelevato contanti e acquistato merce in modo compulsivo solo per saldare degli ipotetici debiti verso terzi – cosa che per la Corte l’uomo non ha neanche comprovato – verrà anche espulso dalla Svizzera per 5 anni perché, tra le altre cose, «non ha mai avuto remore ad attingere agli aiuti sociali».
La misura stazionaria imposta dalla Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Curzio Guscetti, si è resa necessaria a fronte di un pericolo di recidiva di grado medio per i reati contro il patrimonio e un pericolo di recidiva elevato per reati contro l’integrità fisica di terzi, in particolare della moglie e della figlia. L’imputato, oltre ad essere stato condannato per abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati aggravato, furto aggravato e truffa aggravata, si è reso colpevole anche del reato di minaccia per aver urlato alla moglie ti ammazzo ed essersi munito di un coltello da cucina dopo che la donna si era rifugiata in bagno.

