Arzo

Quel rilancio promesso che sembra dimenticato

Sono trascorsi oltre cinque anni dal rilascio della licenza edilizia per il progetto di rinnovo degli storici bagni pompeiani – Da quel giorno nulla è però stato fatto e la struttura è sempre più in stato di degrado – Un’interrogazione sollecita chiarimenti e domanda «atti concreti»
©CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
20.03.2026 06:00

Sul tavolo c’è già un progetto di recupero e valorizzazione, in chiave ricreativa e culturale. Così come la classificazione quale opera prioritaria (di grado due, vale a dire già inserita nel Piano finanziario). Il progetto però ha ormai qualche anno (risale al 2020 e la licenza edilizia è del febbraio 2021), mentre il documento strategico che funge da linea guida per la progettualità del Municipio di Mendrisio indica investimenti anche oltre il 2031. La conseguenza è che i dubbi aumentano, così come le preoccupazioni per lo stato della storica struttura. Ci riferiamo ai bagni pompeiani di Arzo, al centro di una recente interrogazione dei due consiglieri comunali Alessio Allio e Jacopo Scacchi.

«A distanza di oltre cinque anni dalla licenza edilizia, nessuno degli interventi annunciati risulta concretizzato. Non è stato presentato alcun messaggio municipale, non è stato avviato alcun cantiere e non vi è traccia di una pianificazione temporale chiara. Nel frattempo, lo stato di degrado della struttura è ulteriormente peggiorato, compromettendo progressivamente un bene censito quale oggetto d’interesse locale. Di tutte le ipotesi discusse – dal recupero con acqua alla destinazione culturale e multifunzionale – non si è dato seguito concreto ad alcuna», premettono infatti nel testo senza nascondere la loro inquietudine.

«Un luogo identitario»

Facciamo un veloce tuffo nel passato. I bagni pompeiani hanno ormai 100 anni di vita. Sono stati «inaugurati il 1. Agosto 1932 su iniziativa filantropica di Ferdinando Bustelli, rappresentano una testimonianza di straordinario valore storico, architettonico e sociale per il quartiere di Arzo e per l’intero Mendrisiotto – si ricorda nell’interrogazione dei rappresentanti del Gruppo Lega e dell’Alternativa –. Essi costituiscono uno dei primi esempi di piscina pubblica in Ticino e tra i primi in Svizzera, inseriti in un contesto paesaggistico e culturale di assoluto pregio alle pendici del Monte San Giorgio, sito riconosciuto quale Patrimonio Mondiale UNESCO. Non si tratta di un semplice manufatto edilizio, bensì di un luogo identitario che per decenni ha rappresentato uno spazio di socialità, aggregazione e formazione per generazioni di cittadini».

Tra immobilismo e atti concreti

La struttura è più volte stata definita «gioiello» anche dal Municipio stesso. «La tutela e la valorizzazione del patrimonio non possono rimanere dichiarazioni d’intenti, ma devono tradursi in atti concreti e tempestivi», si rilancia. E ancora: «Riteniamo che il protrarsi dell’attuale immobilismo non sia compatibile né con il valore storico del bene né con le aspettative legittimamente generate dalle precedenti prese di posizione municipali».

Interrogativi sono quindi espressi anche in merito alla «volontà politica del Municipio di procedere effettivamente al recupero» della struttura. Un recupero in cui gli interroganti vedono grande potenziale. Non per niente suggeriscono: «Un restauro conservativo rispettoso dell’impianto originario del 1932 consentirebbe di restituire alla collettività uno spazio per piccoli eventi culturali, manifestazioni pubbliche, attività associative e didattiche all’aperto, integrandolo nel circuito territoriale legato al Monte San Giorgio e valorizzando al contempo il comparto del centro sportivo di Arzo».

Per colmare le loro perplessità, Scacchi e Allio domandano nel concreto al Municipio se crede ancora nel progetto. «In caso affermativo, secondo quale destinazione concreta e con quali tempistiche vincolanti? In caso contrario: perché?». Si chiede inoltre di fornire una «road map chiara», completa di informazioni sui finanziamenti, e di dare spiegazioni sulla mancata presentazione, finora, del messaggio municipale promesso. «Cosa lo ha impedito? Si tratta di ragioni finanziarie, di sovraccarico amministrativo o di una semplice dimenticanza?».

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