«Questo Preventivo è un primo passo, la direzione imboccata è quella giusta»

Il Preventivo 2025 che il Legislativo si appresta a votare è migliore di quello dell’anno passato, ma come stanno andando, in generale, le finanze di Lugano?
«I dati del preconsuntivo 2025 non giustificano facili entusiasmi, ma permettono una lettura improntata a un prudente ottimismo. Le misure di contenimento della spesa iniziano a dare segnali di efficacia, con un impatto di milioni di franchi in minori costi: un passo nella direzione giusta, che tuttavia non risolve i nodi strutturali. Questo è il lavoro che approfondiremo già dal primo trimestre del 2026. Un elemento straordinario lo ritroviamo nelle sopravvenienze generate da ricavi legati a una fase particolarmente favorevole del settore del trading. Quest’ultimo ha conosciuto una performance anticiclica eccezionale. Tuttavia, proprio perché si tratta di andamenti volatili e congiunturali, non è saggio – e nemmeno realistico – considerarli come acquisiti nel tempo. Sarebbe come sperare nella neve a Lugano a Natale: un desiderio, non una garanzia. Le sfide restano tutte sul tavolo: un debito pubblico elevato e l’incertezza legata alle iniziative federali sulla cassa malati e sul valore locativo, che peseranno come macigni sulla gestione corrente a breve-medio termine».
Negli anni passati, la Gestione approvava i conti, senza lesinare critiche al Municipio sulla comunicazione con il Legislativo. Come replica?
«Dal nostro insediamento abbiamo privilegiato trasparenza e tempestività nel fornire al Legislativo informazioni aggiornate e verificabili. Il vero ostacolo a questo intendimento non è interno al Municipio, ma risiede nell’imprevedibilità e nella frequenza dei cambiamenti, che ci obbligano a rivedere misure e previsioni in tempi molto brevi. Basti pensare che oneri supplementari da riconoscere al Cantone ci sono stati comunicati ancora a inizio ottobre».
Come sono state accolte le dismissioni/rivalorizzazioni?
«Passando al tema delle rivalorizzazioni, anche qui la linea seguita è chiara e si poggia su quattro pilastri ben definiti: il sedime dell’USI, la partecipazione AIL in Alpiq, il palazzo ex Dogane e un pacchetto variegato di piccoli e medi patrimoni della Città. Nel frattempo, abbiamo registrato l’interesse di alcuni Patriziati per dei beni immobiliari nel loro quartiere. Non nascondo di considerare questi sodalizi come interlocutori da privilegiare. Hanno il radicamento e la sensibilità per ampliare attività legate al territorio, alla cultura e alla coesione sociale».
Tra le misure di risparmio sulla spesa corrente dello scorso maggio, una parte importante la giocano i contributi all’USI, da ridurre, e la vendita del sedime. A che punto sono le trattative? Il cambio di rettore preoccupa?
«La soluzione più coerente con gli obiettivi di equilibrio finanziario è il trasferimento del sedime alla Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’USI. Questo non significa da parte nostra rinunciare alla collaborazione con l’ateneo, ma ridefinirla su basi economiche e giuridiche sostenibili. Un conto è il sostegno alle istituzioni strategiche, altro è il mantenimento di oneri permanenti non più compatibili con l’equilibrio delle finanze pubbliche. Il Comune di Lugano c’era, c’è e ci sarà sempre per l’Università della Svizzera italiana, indipendentemente dai cambi di rettori. Ciò che è determinante è la solidità delle fondamenta e l’affidabilità dei rapporti di lungo periodo. Entrambe le cose sono date».
Passiamo a un tasto dolente: i sorpassi di spesa. Quello al Maglio è stato ingente (6,2 milioni). Come fare in futuro per evitare simili problemi?
«Come Dicastero finanze, il nostro compito è quello di garantire in ogni momento le necessarie coperture. Non è il ruolo più comodo, ma è il nostro dovere. Va però detto che circa il 98% degli investimenti non hanno necessitato di crediti supplementari. Un dato che raramente si sottolinea e che attesta la qualità del lavoro dei nostri professionisti. Certo, ci sono situazioni che lasciano perplessi anche noi. Per evitarle, serve rafforzare il controllo interno e fare in modo che il preventivo sia un tetto e non un suggerimento. I casi significativi, come quello al Maglio, impongono un’analisi rigorosa delle cause e l’introduzione di strumenti di controllo più stringenti, sia in fase di pianificazione che di esecuzione».
Quindi con paletti più stretti per gli offerenti?
«Sì. La disciplina è centrale. Non approvo rigidità burocratiche fini a sé stesse, ma servono criteri chiari di responsabilità e prevedibilità nei contratti pubblici. L’offerente deve essere valutato non solo sulla base dell’offerta economica, ma anche sulla capacità dimostrata di rispettare tempi e costi. Affidabilità, trasparenza e rigore devono essere la nostra bussola».
Nell’ambito della realizzazione proprio del PSE si è tornato a parlare dei contributi di centralità. Diversi comuni – Origlio, Capriasca, Sorengo e Cadempino – sono disposti a parlarne. Ci sono novità su questo fronte?
«Abbiamo sollevato il tema con chiarezza: l’attrattività di Lugano genera valore aggiunto non solo per la Città, ma per l’intero polo. Questi contributi rispondono a un principio di equità economica e di sviluppo coerente. Realizzando opere che travalicano il mero interesse cittadino, ritengo corretto che non siano finanziate unicamente dai contribuenti luganesi. Apprezzo la reazione di molti sindaci che si dimostrano lungimiranti. Per trasformare questo principio in un meccanismo stabile e attuabile è indispensabile un adeguamento delle basi legali cantonali: stiamo lavorando con i deputati affinché presentino un atto parlamentare in tal senso. Anche il Cantone è consapevole del contributo della Città al benessere generale. Un sistema equilibrato di contributi di centralità contribuirebbe a mantenere la spinta di Lugano.
Città che paga sempre di più al Cantone…
«Sì, ed è un tema che non possiamo più ignorare. Negli ultimi anni il Cantone ha scaricato una parte crescente delle proprie difficoltà finanziarie sui Comuni, in particolare su quelli più forti e sui centri urbani. I contribuenti luganesi contribuiscono già in modo rilevante al sistema cantonale e, allo stesso tempo, finanziano servizi e infrastrutture che servono l’intera regione. La solidarietà è un valore che tutti sosteniamo, ma non può diventare un automatismo. Quando diventa sistematica e a senso unico, smette di essere solidarietà e si trasforma in scorciatoia».
Ecco, a questo proposito, come stanno andando le discussioni con il Cantone?
«La città di Lugano, insieme agli altri centri urbani, ha sollevato più volte il tema con senso di responsabilità e in maniera costruttiva. Non intendiamo alzare muri, ma per costruire soluzioni. Abbiamo chiesto un confronto oggettivo, regole stabili e un patto finanziario credibile. Ad oggi, però, questo cambio di passo non si è ancora concretizzato. Il Cantone persevera nel presentare misure definite “neutre” che, nei fatti, scaricano nuovi oneri strutturali sui Comuni, colpendo in modo sproporzionato proprio i poli. Il federalismo non vive di proclami e auspici: vive di scelte concrete e di comportamenti coerenti. Se si crede davvero in un rapporto equilibrato tra Cantone e Comuni, questo deve riflettersi nelle decisioni finanziarie e nei processi decisionali, non solo nelle dichiarazioni di principio. Il Cantone deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e affrontare le riforme strutturali necessarie. Solo così il federalismo smette di essere un concetto astratto e diventa un valore concreto».


