Ticino

«Questo preventivo non s'ha da fare»

In duemila oggi in piazza a Bellinzona – I sindacati contano le firme in vista della discussione in Parlamento: «Ora la politica ci ascolti»
© CdT / Chiara Zocchetti
Red. Online
29.11.2025 18:33

Circa duemila persone - secondo gli organizzatori - si sono radunate oggi pomeriggio davanti alla stazione FFS di Bellinzona, per la marcia indetta dai sindacati contro ai tagli alla spesa pubblica. Dietro agli slogan - «Siamo al punto di rottura» recitava lo striscione in testa al corteo, che è arrivato fino a piazza del Governo senza problemi di ordine pubblico - si è manifestato una sorta di ultimatum che le organizzazioni dei lavoratori lanciano a Governo e Parlamento.

Il «punto di rottura» è rappresentato dal preventivo di spesa 2026 su cui tra due settimane inizierà la discussione in Gran Consiglio, e che le sigle scese in piazza - OCST, VPOD e SIT nonché il Comitato «STOP ai tagli» - accusano di «reiterare una politica di contenimento della spesa» mettendo «a dura prova i servizi pubblici, parapubblici e la cittadinanza».

Alla manifestazione, spiegano gli organizzatori, hanno partecipato «lavoratori del settore pubblico, della scuola e della polizia, come pure degli istituti sociali, gente comune e tante famiglie». A margine del corteo si è proceduto anche alla raccolta di firme (giunte a circa 6mila) per la petizione che sarà presentata a Palazzo delle Orsoline il 15 dicembre, all’apertura dei lavori parlamentari sul preventivo.

«Vogliamo lanciare un messaggio chiaro al Gran Consiglio e al governo» spiega Xavier Daniel dell’OCST. «Negli ultimi anni in Ticino si sono messe in atto politiche di tagli indiscriminati che pesano gravemente sui servizi finanziati dallo Stato». Il sindacalista cita le manifestazioni recenti del personale sanitario - quella di Berna di settimana scorsa - e i segnali di insofferenza lanciati da settori della Polizia cantonale, a riprova del fatto che «già attualmente importanti servizi sono in difficoltà e sono confrontati con un disagio crescente e un peggioramento della qualità». Nel settore dell’assistenza sociale e del sostegno a disabili e giovani, prosegue Xavier, sono «diversii progetti bloccati e addirittura servizi chiusi a seguito della politica di austerità perseguita in questi anni».

I sindacati chiedono, tra le altre cose, maggiori finanziamenti ai settori sociosanitario e dell’educazione, aggiornamenti salariali al carovita, lo sblocco del turn-over nell’amministrazione cantonale, la revoca dei nuovi tagli ai sussidi di cassa malati. Al posto dei tagli lineari, al Parlamento la piazza chiede «responsabilità e progettualità» nella prossima manovra, conclude Daniel.

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