Giustizia

Rapine, i casi sono collegati: dieci i membri della banda

Partivano da Piacenza con l’obiettivo di assaltare i distributori di benzina del Mendrisiotto: alle quattro persone processate a luglio si aggiungono i sei arresti effettuati in Italia negli scorsi giorni – La Procura conferma: facevano parte dello stesso sodalizio criminale
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Stefano Lippmann
16.10.2025 06:00

Le targhe contraffatte poco prima di passare il valico di confine. Il ricorrente tragitto da Piacenza al Mendrisiotto. E poi, ancora, la ricerca degli obiettivi: i distributori di benzina da svaligiare. Sono numerose le analogie che si presentano tra il processo andato in scena davanti alla Corte delle Assise criminali a luglio e la notizia rimbalzata dall’Italia domenica scorsa. E, in effetti, non si tratta di una pura coincidenza. Le persone processate a luglio e quelle arrestate negli scorsi giorni fanno parte dello stesso sodalizio criminale. Il Ministero pubblico, da noi contattato, conferma il legame: «Erano pendenti degli ordini di arresto internazionali emanati dalla Magistratura ticinese» e per quanto riguarda i fatti – annota la Procura – «rimandiamo a quanto già emerso durante il processo nei confronti di 4 correi tenutosi il 17 luglio scorso». Il numero di persone arrestate – e in quattro casi processate – è dunque salito a dieci. Il lavoro della procuratrice pubblica Veronica Lipari e degli inquirenti, dunque, non si è fermato al giorno della sentenza ma è, come visto, proseguito.

In attesa dell’estradizione

Per le persone fermate negli scorsi giorni – tutte di origine nordafricana e sudamericana – è in corso la procedura di estrazione. La Polizia di Stato, in una nota, ha fatto sapere che i sei sono stati localizzati e arrestati nella provincia emiliana di Piacenza e in quella lombarda di Monza e della Brianza. Le ricerche sono state complesse in quanto alcuni ricercati erano senza fissa dimora, il che ha reso necessari numerosi servizi di osservazione e pedinamento prima di individuarli. A complicare ancor più le cose il fatto che «alcuni componenti della banda erano completamente incensurati in Italia: non avevano mai destato l’attenzione delle forze dell’ordine e anzi vivevano una vita apparentemente normale e con un lavoro regolare».

Quattro condanne

«Da Piacenza al Mendrisiotto per rapinare distributori», avevamo titolato nell’edizione del 18 luglio. Da Piacenza al carcere della Stampa, verrebbe da dire ora. E ad attendere gli ultimi sei arrestati ci saranno anche due delle quattro persone (tutte di origine ecuadoriana) processate negli scorsi mesi.

Stando a quanto emerso durante l’inchiesta, la banda di rapinatori si incontrava in un bar di Piacenza, di quelli dove «trovi di tutto». Ed è nell’esercizio pubblico che è arrivata la proposta di «fare qualcosa in Svizzera». Cosa? Rapinare distributori di benzina. Sei, in totale, le rapine (o i tentativi) perpetrate in un breve lasso di tempo: dal 26 ottobre al 19 dicembre dello scorso anno. La stazione di servizio presa di mira più volte è quella che si trova in via Casate a Novazzano, ma il gruppo non ha rinunciato a prendere di mira anche due distributori di Balerna (affacciati). Il tutto sino al 19 dicembre quando il quartetto poi condannato è stato fermato al valico di Marcetto di Novazzano. Le autorità erano sulle sue tracce da tempo e avevano accertato che per entrare in Svizzera veniva utilizzato lo stesso veicolo ma con targhe diverse (in realtà utilizzavano del nastro adesivo per alterare numeri o lettere). Come anticipato, le prime condanne sono già state pronunciate dalla Corte delle Assise criminali, per l’occasione presieduta dal giudice Amos Pagnamenta: quattro anni di carcere nei confronti di un 34.enne (presente in tutte e sei le occasioni), 3 anni e mezzo nei confronti di un 43.enne. Un anno di carcere sospeso, invece, nei confronti della 60.enne che aveva partecipato all’ultima «trasferta» e che aveva messo a disposizione l’automobile. Infine, 16 mesi sospesi nei confronti del 31.enne che il giorno del fermo era al volante. Per tutti è stata ordinata l’espulsione dalla Svizzera. Ora toccherà agli altri sei fare i conti con la giustizia.

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