Resta probabile l’annegamento, alcol e farmaci «fattori importanti»

È «ragionevole e sufficientemente probabile che la causa del decesso sia riconducibile a conseguenze acute di un’asfissia da annegamento». È questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’aggiornamento che il Ministero pubblico ha fornito in merito al decesso della 52.enne rinvenuta lo scorso 18 agosto nelle acque del Ceresio, a Melide. La donna che, ricordiamo, lo scorso luglio pubblicò gli audio con il consigliere di Stato Claudio Zali che poi, in sostanza, portarono alle dimissioni di quest’ultimo.
Gli ulteriori esami
Lo scorso 28 agosto il Ministero pubblico aveva fornito i primi risultati parziali dell’autopsia effettuata sulla donna. E in quell’occasione aveva chiarito che gli accertamenti fino a quel momento disposti non avevano evidenziato un intervento da parte di terzi nella determinazione del decesso e che la «relazione preliminare dell’autopsia medico-legale» portava a ritenere quale «ipotesi maggiormente verosimile» quella di una morte per annegamento. Ma aveva anche sottolineato che il referto medico-legale preliminare avrebbe dovuto essere completato con gli esiti di ulteriori esami già ordinati.
Ulteriori esami i cui risultati, appunto, sono stati spiegati dal Ministero pubblico in un comunicato stampa molto dettagliato. A memoria, infatti, non si ricorda una comunicazione ufficiale così minuziosa e particolareggiata da parte della Procura in relazione al decesso di una persona. Segno che, evidentemente, vista la delicatezza del caso il Ministero pubblico ha voluto curare ogni dettaglio.
Ma veniamo, appunto, ai risultati della perizia medico-legale sugli accertamenti autoptici.
I risultati
Nel lungo comunicato stampa viene spiegato che «le risultanze dell’autopsia e delle indagini radiologiche, tossicologiche, laboratoristiche e istologiche» sono state «valutate congiuntamente ai dati anamnestico-circostanziali», ossia anche alla ‘storia’ medica della donna. Inoltre, per giungere alle conclusioni di cui abbiamo riferito all’inizio, si è pure «tenuto conto dell’esclusione di altre possibili cause di morte», «in particolare di natura traumatica, biochimico-metabolica o patologica naturale evidenziabile mediante gli accertamenti macro e microscopici standard». Tutto ciò, come detto, ha consentito al Ministero pubblico di «ritenere ragionevole e sufficientemente probabile che la causa del decesso sia riconducibile a conseguenze acute di un’asfissia da annegamento».
Oltre a ciò, viene pure chiarito che «agli accertamenti medico-legali non sono state riscontrate patologie naturali che, di per sé, potrebbero rappresentare una causa o una concausa del decesso o che potrebbero esser correlabili alla dinamica dell’evento». Detto altrimenti: «Non vi sono elementi che portino a sospettare che la 52.enne possa aver avuto un malore che ha favorito l’annegamento».
Quanto alle analisi tossicologiche, la Procura ha spiegato che «hanno rilevato un’alcolemia molto elevata e la contemporanea presenza di benzodiazepine (ndr. una classe di psicofarmaci con proprietà ansiolitiche, sedative, miorilassanti e anticonvulsivanti), pur a concentrazioni terapeutiche o subterapeutiche». Sostanze, viene spiegato nel comunicato, «in grado di potenziare gli effetti depressivi dell’alcol sul sistema nervoso centrale». A tal proposito viene infatti spiegato che «tale associazione era verosimilmente idonea a compromettere in misura rilevante vigilanza, coordinazione e livello di coscienza, rappresentando pertanto un importante fattore favorente o concausale nella dinamica che ha condotto al decesso, sia per una possibile caduta in acqua dalla riva sia per eventuali difficoltà nel nuoto e nella capacità di reazione». Ossia: il mix di queste sostanze potrebbe aver favorito la dinamica che ha portato alla morte della 52.enne.
La Procura ha infine precisato e confermato «che i paralleli accertamenti già disposti non hanno analogamente evidenziato al momento un intervento da parte di terzi nella determinazione del decesso». L’inchiesta, però, non è conclusa e «prosegue anche attraverso l’esame delle tracce prelevate e con la raccolta di testimonianze nonché con altri elementi circostanziali come pure attraverso una valutazione radiologica da parte degli specialisti dell’Istituto di medicina legale di Zurigo».
La presunta aggressione
Il Ministero pubblico ci ha infine confermato che sul fronte dell’altra inchiesta, quella riguardante la presunta aggressione denunciata dalla donna 10 giorni prima di morire, invece, non vi sono novità da comunicare. L’istruttoria prosegue e, al momento, fa stato quanto comunicato precedentemente dalla Procura, ossia che – citiamo da quanto scritto il 28 agosto – «al momento l’incarto, in cui vengono ipotizzati i reati di tentate lesioni gravi e di lesioni semplici, resta contro ignoti».




