Il testo

«Richiedenti l'asilo e disagi in Città vecchia a Locarno»: il PLR vuole vederci chiaro

Il presidente Alessandro Speziali tramite un'interrogazione chiede al Consiglio di Stato di far luce su quanto sta accadendo: «Siete a conoscenza della situazione e della petizione?»
©Chiara Zocchetti
Red. Online
29.11.2025 17:00

«Ogni giorno risse e molestie, questa Città vecchia è ormai invivibile». Il disagio, a Locarno, si tocca con mano. Al punto che è stata organizzata una petizione, con già 150 firme raccolte, per chiedere al Municipio di trovare una rapida soluzione. Al centro di tutti questi problemi e della nostra frustrazione c’è una struttura gestita dalla Croce Rossa, proprio qui a fianco, che accoglie richiedenti l’asilo» ha spiegato Goran Vilic, ristoratore di 29 anni, al Corriere del Ticino.

Alessandro Speziali, presidente del PLR, ha colto la palla al balzo e depositato un'interrogazione in Gran Consiglio sul tema dei richiedenti l'asilo: «Episodi ricorrenti di risse, molestie verbali, schiamazzi, lancio di oggetti dalle finestre, sporcizia e interventi frequenti della Polizia nella zona» si legge nel testo. «Al centro delle lamentele anche una struttura gestita dalla Croce Rossa, dove alcuni richiedenti sono ritenuti responsabili di molti dei problemi segnalati».

E ancora: «Non sono episodi isolati, né una prima segnalazione sul tema dei richiedenti l’asilo a Locarno (ma anche altrove, come a Chiasso). Questi elementi indicano che l’interazione tra strutture per richiedenti l’asilo e tessuto urbano di molti Comuni è un tema ricorrente da tempo, e non un fenomeno nato recentemente».

«Episodi ripetuti di violenza, insicurezza e degrado rischiano di compromettere» l'attrattiva del centro storico di Locarno, scrive Speziali, «scoraggiare la clientela locale e turistica e mettere sotto pressione le attività economiche che contribuiscono al gettito fiscale e all’occupazione. E con fatica».

È evidente, dice, «che l’accoglienza dei richiedenti l’asilo è un compito pubblico da svolgere nel rispetto della dignità delle persone e delle norme federali e cantonali. Proprio per questo, la scelta delle localizzazioni, la gestione delle strutture e le misure di accompagnamento sociale e di sicurezza non possono limitarsi a una mera suddivisione numerica dei posti sul territorio, ma devono integrare anche una chiara valutazione di opportunità».

Opportunità, chiarisce Speziali, «rispetto al contesto urbano (centri storici delicati, zone residenziali dense, quartieri già sotto pressione)» ma anche rispetto «all’immagine turistica e all’attrattiva di luoghi che il Cantone stesso promuove come vetrina del Ticino» nonché, infine, «rispetto all’obiettivo politico dichiarato di essere un Cantone al contempo accogliente e turistico, nel quale l’integrazione non avviene a scapito della qualità di vita e della sicurezza percepita da residenti, esercenti e ospiti».

Alla luce di quanto precede, Speziali chiede al Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato è a conoscenza della situazione in Città Vecchia a Locarno, della petizione in corso e di altre situazioni come a Chiasso?

Quante segnalazioni, interventi di polizia, denunce o procedimenti penali collegati a risse, molestie, turbative della quiete pubblica o danneggiamenti sono stati registrati, negli ultimi tre anni, nell’area interessata dalla struttura ricettiva in questione e nelle altre Città del Cantone?

In quanti casi le persone coinvolte risultavano essere richiedenti l’asilo alloggiati nelle strutture previste?

Quali misure di accompagnamento e controllo sono previste per gli ospiti di queste strutture?

Negli ultimi anni sono stati introdotti correttivi specifici (ad esempio limiti alla capacità, cambi di profilo degli ospiti, rafforzamento della presenza educativa o di sicurezza) a seguito delle criticità segnalate nel quartiere? Se sì, quali e con quali risultati concreti?

Quali misure coordinate sono attualmente in atto tra Cantone, Città di Locarno (e altre), Polizia comunale/cantonale, Croce Rossa ed eventuali altri attori per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza?

Il Consiglio di Stato ritiene che le forze dell’ordine dispongono di adeguati strumenti e basi legali per compiere il proprio lavoro? Anche nell’ambito dei nomadi?

Sono in valutazione misure aggiuntive – ad esempio maggior presenza sul territorio, interventi mirati su singoli individui problematici, sanzioni amministrative, provvedimenti di allontanamento o trasferimento – per dare una risposta concreta alle preoccupazioni di esercenti e residenti?

In che modo il Consiglio di Stato intende coinvolgere sistematicamente le associazioni di categoria (commercianti, ristoratori, operatori turistici) nella valutazione dell’impatto di tali strutture sui centri storici e sulle aree a vocazione turistica e residenziale?

Nella scelta delle localizzazioni per strutture di accoglienza per richiedenti l’asilo o per altre forme di alloggio collettivo, il Cantone dispone di criteri formali (linee guida, direttive interne) che tengano esplicitamente conto: della funzione turistica e commerciale dell’area interessata; del valore storico-culturale (ad esempio nuclei storici, centri cittadini); dell’immagine complessiva della destinazione verso l’esterno? Se sì, il Consiglio di Stato è disposto a renderli pubblici o a illustrarli nel dettaglio?

In che misura l’attrattiva turistica riconosciuta di un luogo – come nel caso del centro storico di Locarno – incide, oggi, sulla decisione di collocarvi o meno strutture di questo tipo?

Il Consiglio di Stato condivide che la pianificazione cantonale dell’accoglienza non possa limitarsi a una logica di ripartizione numerica dei posti sul territorio, ma debba integrare una valutazione di opportunità (impatto sul turismo, sulla qualità di vita e sulla coesione sociale) nelle aree toccate?

Esistono soglie massime raccomandate o vincolanti (numero di posti, densità di strutture simili per quartiere, profilo degli ospiti) proprio per evitare un sovraccarico di aree delicate dal profilo turistico e commerciale?

Il Consiglio di Stato ritiene soddisfacente, alla luce degli articoli citati e delle testimonianze raccolte, l’attuale equilibrio tra esigenze di accoglienza e tutela dell’immagine turistica della Città vecchia di Locarno, che costituisce uno dei «biglietti da visita» del Cantone?

Sono previste misure specifiche in vista delle prossime stagioni turistiche per assicurare che la Città vecchia resti percepita come un luogo accogliente, sicuro e attrattivo, sia per gli ospiti che per chi vi abita e vi lavora?

Alla luce di questo caso e di altri precedenti a Locarno (e non solo), il Consiglio di Stato ritiene opportuno elaborare o aggiornare criteri cantonali che integrino in modo esplicito la dimensione dell’attrattiva turistica, dell’immagine del Cantone e dell’equilibrio sociale nella pianificazione e gestione delle strutture di accoglienza?

In che modo il Consiglio di Stato intende conciliare in modo coerente l’obiettivo di essere un Cantone accogliente – che adempie ai propri doveri in materia d’asilo – con l’obiettivo di rimanere e rafforzarsi come Cantone turistico, anche attraverso scelte di localizzazione che siano politicamente e socialmente opportune, oltre che tecnicamente possibili?