Locarno

«Ogni giorno risse e molestie, questa Città vecchia è ormai invivibile»

Sono oltre 150 le firme raccolte dalla petizione che chiede misure contro i disagi nel centro storico di Locarno – «All’origine della nostra frustrazione c’è una struttura ricettiva nella quale è ospitata una ventina di richiedenti l’asilo»
La zona teatro dei disagi denunciati dal gruppo di esercenti, residenti e negozianti © CdT/Chiara Zocchetti
Jona Mantovan
29.11.2025 06:00

«Mi hanno lanciato una mela dal secondo piano, mentre servivo i clienti. Da allora, e dopo l’ennesima molestia verbale subìta la sera tardi a fine lavoro, porto sempre con me uno spray al peperoncino. È l’unico modo che ho trovato per sentirmi al sicuro», racconta Laura Salatenna, cameriera 26.enne. «Capita che un gruppo inizi a darsele di santa ragione, proprio di fronte alla mia vetrina e all’ora di pranzo. Facendo giocoforza scattare l’intervento della Polizia, con il “pacchetto completo”: sirene, lampeggianti e manette», le fa eco Teresa Greco, 59.enne proprietaria di una paninoteca. E ancora: «Troviamo rifiuti davanti alle attività, è una mancanza di rispetto». «Vorremmo solo tornare a lavorare tranquilli in questo bellissimo centro storico». Sono solo alcuni degli episodi raccontati da esercenti e negozianti incontrati nel corso di una mattinata trascorsa non nella parte più malfamata di una metropoli, bensì nella Città vecchia di Locarno.

«Vogliamo una soluzione»

Sono oltre 150 le firme raccolte da una petizione promossa da Goran Vilic, ristoratore di 29 anni e che da sei gestisce «Il Boccalino», un’attività in mano alla famiglia dal 2004. Petizione con la quale si chiede al Municipio di trovare una rapida soluzione agli innumerevoli disagi. «Al centro di tutti questi problemi e della nostra frustrazione c’è una struttura gestita dalla Croce Rossa, proprio qui a fianco, che accoglie richiedenti l’asilo», racconta il giovane che ha contattato il Corriere del Ticino dopo aver pubblicato una serie di esternazioni sui media sociali.

«Nulla contro i migranti»

«Ma non ho nulla contro di loro, anzi. Ritengo positivo che ci sia integrazione. E non lo penso solo io. Però, forse, questa sistemazione non è adatta a quelle persone».

Il nostro interlocutore, confidando di riuscire ad arrivare ad almeno cinquecento sottoscrizioni, stima che attualmente siano una ventina gli ospiti alloggiati nello stabile che un tempo era un albergo «garni» (con un’offerta più limitata rispetto a un hotel tradizionale) e che ora è in attesa di una ristrutturazione annunciata in vista di un rilancio. «Gli elementi alla fonte dei nostri reclami saranno cinque o sei, una frazione rispetto al totale. Vedo che questi cambiano rapidamente. Certo, quando protestiamo nelle sedi opportune tutto va meglio, ma dura solo un paio di settimane e poi si torna alle condizioni precedenti».

«Scene da film»

«Avevano detto che sarebbero stati ricevuti solo donne e bambini. O, al massimo, famiglie. Con il tempo, tuttavia, sono arrivati anche uomini. E, con loro, le difficoltà sono aumentate di numero e di gravità», spiega Manuela Leone, 61.enne, che da cinque anni e mezzo manda avanti un atelier che propone pure corsi di creazione artigianale, rivelando qualche retroscena in più sulla vicenda. E se negli anni d’oro della pensione c’era un bel movimento che contribuiva alle vendite, oggi la musica è cambiata.

«In inverno le cose stanno diversamente e potrebbe sembrare più tranquillo, ma c’è sempre della sporcizia che viene gettata dai piani superiori, non saprei nemmeno perché. Per non parlare delle urla o delle liti, che scoppiano con una certa frequenza». Tutte scene «che sembrano uscite da una pellicola d’azione» e che nessuno si aspetterebbe di vedere in una meta turistica come Locarno.

«Non ne ero al corrente»

Dal canto suo, Franca Antognini - presidente della «Pro» di quartiere - afferma di non aver avuto un riscontro diretto a proposito dell’esistenza di questa raccolta di sottoscrizioni. «Potrebbe trattarsi di un fenomeno circoscritto alla zona dove si trova l’ostello alla radice dei grattacapi con i quali i vicini devono fare i conti», ribadisce la 59.enne, titolare della pasticceria Marnin e consigliera comunale PLR. «D’altronde, anche io ho vissuto momenti di tensione. Una volta, ad esempio, sono intervenuta perché un migrante giaceva immobile e al freddo. In quell’occasione avevo chiamato i soccorsi. Questi ragazzi sono segnati da chissà quali esperienze. Finora, nulla che non si potesse risolvere con il dialogo e con il supporto delle autorità competenti».