Rinato lo studio Chiattone: resta da trovare l'inquilino

Era un piccolo gioiellino e oggi è tornato agli antichi splendori. Stiamo parlando dello studio dell’architetto ticinese Mario Chiattone (1891-1957), costruito dallo stesso Chiattone nel 1926 in via Frasca, una laterale di Corso Elvezia a Lugano. Dopo essere finito sotto i ferri per due anni, l’edificio, che è inserito nei beni tutelati a livello cantonale, oggi è pronto per essere inaugurato: cosa che avverrà tra alcune settimane. Tutto questo, a 100 anni esatti dalla sua costruzione.
«I lavori di restauro e conservazione – spiega Silvia Torricelli, presidente della Fondazione Gabriele Chiattone, proprietaria dell’immobile – sono stati molto articolati, si sono svolti sotto la supervisione dell’Ufficio dei beni culturali e hanno beneficiato della consulenza dello studioso e professore Pier Giorgio Gerosa, che di Chiattone è uno dei massimi esperti». Ed è proprio dalla relazione tecnica di Gerosa, elaborata quando è stata depositata la domanda di costruzione nel 2024, che si può scoprire cosa ha significato per Chiattone, ma anche per l’architettura luganese e cantonale, lo studio da lui progettato nel 1926 a Lugano. «Lo studio è la sua prima opera significativa dopo il suo rientro definitivo a Lugano a seguito dell’infelice esperienza lucernese – scrive Gerosa -. Esso illustra la sua prima stagione creativa luganese caratterizzata dalla rivisitazione inquieta del linguaggio classico dell’architettura. Come edificio di sua proprietà e destinato al suo uso fa anche parte di una categoria di opere particolari per la storia dell’architettura in generale, quelle in cui le idee dell’architetto possono esprimersi liberamente assumendo anche il carattere di manifesto». Inoltre, lo studio, aggiunge Gerosa, «resta uno dei rari edifici dell’architetto Chiattone conservati nello stato quasi originario».

Dopo 100 anni, un edificio novecentesco realizzato da un importante architetto luganese è tornato dunque al suo stato originale (a gestire e coordinare i lavori è stato l’architetto Fabio Regazzoni ). Tutto bene, quindi? Sì e no. Perché se da una parte l’edificio è tornato ad assomigliare a quello che era, recuperando ad esempio i decori e i colori (ma gli interventi sono stati molti) dall’altra è invece tramontata, almeno per il momento, l’idea di dargli un uso pubblico. Dopo un iniziale interesse, la Città di Lugano ha infatti deciso per motivi finanziari di non dare seguito all’ipotesi di inserirvi il Servizio di prossimità. Di conseguenza, la Fondazione proprietaria è oggi alla ricerca di un inquilino.

