Rissa in centro: tre condanne e una seconda possibilità

Dagli errori si può imparare, si può capire di avere sbagliato e decidere di dare una svolta alla propria vita. Un passo, questo, che uno dei giovani imputati per la rissa in centro a Lugano del 20 ottobre scorso è intenzionato a compiere. E la Corte delle assise criminali, davanti alla quale il 19.enne italiano del Luganese comparso in questi due giorni insieme ad altre due persone, ha deciso di dargli una seconda possibilità. Pur riconoscendolo colpevole di tentato omicidio per dolo eventuale e rissa, il presidente della Corte Amos Pagnamenta, i giudici a latere Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini e gli assessori giurati lo hanno condannato a una pena detentiva inferiore a quella proposta dall’accusa (tre anni e nove mese a fronte di una richiesta di cinque e mezzo) sospesi in favore di un trattamento stazionario in una struttura per giovani adulti.
Un coltello? Mancano prove
Quella sera il giovane era intervenuto per difendere un amico a cui uno dei due altri imputati – un 20.enne e un 25.enne richiedenti l’asilo marocchini che avevano trascorso una giornata tra stupefacenti e alcool a Como e Lugano – aveva messo le mani al collo, verosimilmente per sottrargli una catenina. Il 19.enne colpisce il 25.enne in due occasioni, prima con un pugno e successivamente, quando quest’ultimo stava scappando ed era caduto a terra, con dei calci alla testa. Quest’ultimo, però era stato addirittura colpito, con pugni e calci, anche dall’amico 20.enne. Ma da vittima si era ben presto ritrovato sul banco degli imputati: secondo l’accusa, avrebbe colpito il 19.enne con un oggetto affilato, presumibilmente un coltello.
Ebbene, per questi fatti la Corte ha riconosciuto il 20.enne pure colpevole di tentato omicidio e rissa e lo ha condannato a una pena detentiva di tre anni e nove mesi, a un trattamento ambulatoriale e all’espulsione dalla Svizzera, segnalata nel sistema Schengen, per dieci anni. Il 25.enne. Di contro è stato assolto dall’accusa più grave e condannato per rissa a 12 mesi. Per la Corte, ha argomentato Pagnamenta, non ci sono prove dell’esistenza del coltello, neppure dalle immagini delle videosorveglianza. Non avendo fornito le sue generalità e non essendo quindi possibile stabilire i suoi eventuali precedenti, la pena è interamente da scontare. Nei suoi confronti è anche stata pronunciata l’espulsione facoltativa per cinque anni. L’imputato è pure stato assolto dall’accusa di atti sessuali con fanciulli: qualche giorno prima della rissa, insieme a un altro asilante rimasto ignoto, aveva fermato una minorenne in centro città, afferrandola per un braccio mentre l’altra persona la toccava nelle parti intime sopra i vestiti. La Corte ha ritenuto che il suo fosse un maldestro approccio, con l’amico che ne aveva approfittato.
Il 19.enne, come detto, è stato condannato a una pena detentiva sospesa in favore di un trattamento stazionario in una struttura per giovani adulti. In Ticino istituti del genere non esistono e bisognerà per forza guardare Oltralpe: dal momento che in Svizzera interna è richiesta una conoscenza minima del tedesco, l’unica altra opzione è il centro Pramont a Granges, nel canton Vallese. Ma la lista di attesa è lunga: una ventina di persone. «La Corte è consapevole dei limiti di queste strutture in Svizzera e l’auspicio è che l’imputato possa essere collocato al più presto e che la parte di pena residua sia ridotta al minimo possibile».
Le richieste di accusa e difesa
Nei confronti dei tre imputati, il procuratore pubblico Roberto Ruggeri aveva chiesto pene detentive di cinque anni e mezzo, eventualmente sospesi in favore di un collocamento in un istituto per giovani adulti (per il 19.enne), quattro anni e mezzo e l’espulsione per otto anni (per il 20.enne) e cinque anni di carcere e otto di espulsione (per il 25.enne). Le difese – gli avvocati Stefano Pizzola, Chiara Foletta e Davide Ceroni – si erano battuti per massicce riduzioni di pena (Ceroni aveva chiesto l’assoluzione del 25.enne).

