Ristorni congelati, i Comuni di frontiera chiedono un incontro urgente con Roma

È arrivata, dall'altra sponda del confine, una prima reazione istituzionale alla decisione del Consiglio di Stato ticinese di versare solo parzialmente i ristorni destinati all'Italia o, meglio, di bloccare cautelativamente 50 milioni di franchi destinati ai Comuni. L'Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera (ACIF), si legge in una nota, ha chiesto di essere ricevuta con urgenza dai rappresentanti del Governo italiano per affrontare la questione.
L'Associazione, che rappresenta gli oltre 150 Comuni aderenti, ha preso atto della comunicazione odierna relativa al versamento parziale dei ristorni ai Comuni di frontiera, motivato dall'esigenza cautelativa di attendere l'evolversi della vicenda legata all'applicazione della cosiddetta tassa sulla salute da parte della Regione Lombardia. Di fronte a questo scenario, l'ACIF ha chiesto appunto un confronto immediato con Roma. «Nell'interesse di tutte le comunità di confine interessate dal provvedimento», si legge nel comunicato, l'Associazione domanda «con urgenza di incontrare i rappresentanti del Governo italiano, per affrontare, nell'interesse dei nostri Comuni, la questione ristorni».
A firmare l'appello è il presidente dell'Associazione, Massimo Mastromarino, architetto e sindaco di Lavena Ponte Tresa. La presa di posizione mette in evidenza il nodo più delicato dell'intera vicenda: a pagare il prezzo del braccio di ferro tra Bellinzona, Berna e Roma, come accennato dal senatore Alfieri nel pomeriggio, rischiano di essere proprio le amministrazioni locali di confine, per le quali i ristorni rappresentano una voce di bilancio difficilmente sostituibile.
