I precedenti

Ristorni, lo strappo del 2011 e quel battibecco tra Sadis e Borradori

Il 30 giugno del 2011, in una seduta straordinaria, la maggioranza del Governo decise di congelare la metà dei soldi su un conto vincolato - Del 2019, invece, il caso dei debiti di Campione d’Italia
© CdT/Gabriele Putzu
Red. Ticino&Svizzera
12.05.2026 06:00

Se davvero il Consiglio di Stato, alla fine, decidesse di optare per un blocco - totale o parziale - dei ristorni, non si tratterebbe di una mossa inedita. L’ultimo strappo, in ordine di tempo, avvenne nel 2019, quando il Governo ticinese autorizzò sì il versamento all’Italia della quota d’imposte alla fonte dei lavoratori frontalieri. Tuttavia, vista la situazione debitoria di Campione d’Italia nei confronti degli enti pubblici ticinesi, l’Esecutivo optò per un versamento in due tappe. In pratica, 80,5 milioni vennero versati subito, mentre i restanti 3,8 furono congelati, in attesa di ricevere dalle autorità italiane «l’integralità della somma a loro dovuta». La situazione si riappianò l’anno successivo, quando il commissario prefettizio Giorgio Zanzi firmò gli ordini di pagamento dei debiti.

La mossa inedita del 2011

Il precedente più famoso risale però al 2011. Il 30 giugno, il Governo - riunito in seduta straordinaria - decise di depositare la metà dei ristorni dei frontalieri (28,4 milioni di franchi) su un conto vincolato della Banca dello Stato. Il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, per poter votare a favore del blocco e dare così man forte ai leghisti Marco Borradori e Norman Gobbi, fu costretto a rientrare in fretta e furia dalle vacanze in Sardegna. In minoranza, e contrari alla decisione, restarono Laura Sadis (PLR) e Manuele Bertoli (PS). Lo scopo, allora, era di indurre l’Italia a tornare al tavolo delle trattative per rivedere l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Per il Ticino fu una mossa senza precedenti, come lo fu il battibecco in conferenza stampa tra Borradori e Sadis. Il primo, infatti, dichiarò: «Il momento è caldo per lanciare un segnale forte a Berna, forse prima che a Roma». Ma Sadis replicò che «la decisione del Governo va contro la legalità e viola il diritto internazionale». Alla fine, il 1. maggio del 2012 il presidente del Consiglio italiano Mario Monti dichiarò la volontà di aprire il tavolo delle trattative, subordinandole però al ripristino dell’applicazione del trattato. Un segnale di apertura a seguito del quale, da Bellinzona, si decise di sbloccare la metà dei ristorni congelati l’anno prima.

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