Roveredo al Cantone: «Maggiore rigore nel rilascio dei permessi»

Il Municipio di Roveredo torna sul caso dei permessi di dimora concessi a persone ad oggi coinvolte in un’importante inchiesta antimafia internazionale. Dopo la risposta del Governo grigionese alla lettera inviata il 5 marzo, l’Esecutivo comunale prende atto delle spiegazioni fornite, ma non nasconde «profonda preoccupazione e insoddisfazione». Da un lato, il Municipio riconosce che il Dipartimento ha chiarito il quadro giuridico applicabile ai cittadini UE/AELS e ha ritenuto conformi al diritto le decisioni adottate dall’Ufficio della migrazione e del diritto civile. Dall’altro, sottolinea come la legislazione vigente consenta, in presenza di reati gravi – come l’appartenenza a organizzazioni criminali – di revocare un permesso qualora vi sia una minaccia concreta per l’ordine pubblico.
Valutazione del rischio sotto la lente
Nel mirino vi è in particolare la valutazione del rischio: «Il fatto che lo stesso profilo sia stato respinto in Ticino e accettato nei Grigioni dimostra che esistono margini di apprezzamento», osserva il Municipio, chiedendo una prassi più prudente. Critiche anche sul fronte dell’informazione ai Comuni. Roveredo evidenzia di aver appreso dei legami con la criminalità organizzata solo a posteriori, tramite la cronaca giudiziaria: una situazione ritenuta «difficilmente accettabile» per un ente direttamente esposto sul territorio.
Chieste misure concrete
L’Esecutivo accoglie con favore l’ipotesi di un cambio di prassi annunciata dal Cantone, ma chiede che si traduca in misure concrete: direttive più chiare, maggiore coordinamento intercantonale e un coinvolgimento formale dei Comuni nei casi sensibili. Tra le richieste avanzate figurano una linea più rigorosa nel rilascio dei permessi in presenza di precedenti penali rilevanti e l’introduzione di protocolli che garantiscano un’informazione sistematica ai Comuni su persone considerate a rischio.
«Un campanello d'allarme»
Per Roveredo, quanto accaduto non è «un semplice incidente di percorso», bensì un «campanello d’allarme» che impone correttivi sia operativi sia, se necessario, normativi. Il Municipio ribadisce infine la propria disponibilità a collaborare con Cantone, polizia e altri Comuni nella lotta alle infiltrazioni mafiose, sottolineando come il tema debba coinvolgere l’intero Governo cantonale.
