Lavoro

Salario minimo a senso unico, o quasi

Luce verde del Gran Consiglio alle modifiche legislative sulle remunerazioni sociali - Sirica: «Un aumento che può fare la differenza» - Speziali: «Soluzione condivisa e coerente» - Isabella: «Risposta necessaria» - Piccaluga: «Bene, ora però serve una strategia per i residenti»
©Chiara Zocchetti

Tutto come da copione. L’aumento del salario minimo, forte del consenso raggiunto da tutte le forze politiche in Gestione, ha ottenuto il via libera del Gran Consiglio. Il quale, oggi, dopo oltre tre ore di dibattito (sostanzialmente a senso unico e con poche voci fuori dal coro), ha approvato il compromesso (e controprogetto) sull’iniziativa popolare del PS con 68 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astenuti.

«Cambio di paradigma»

Nel suo intervento, il primo firmatario dell’iniziativa popolare e co-presidente del PS Fabrizio Sirica, ripercorrendo i 5 punti dell’accordo (vedi articolo sotto), ha evidenziato gli aspetti da lui ritenuti più rilevanti. In primo luogo, l’aumento salariale che interesserà circa 23 mila persone, di cui 8 mila residenti: «Un incremento che può fare la differenza e che avrà effetti positivi anche sui conti pubblici», ha sottolineato. «Non vogliamo un quadro salariale che alimenti l’assistenzialismo statale, ma salari sufficienti per vivere». Riguardo al fatto che circa due terzi dei beneficiari saranno frontalieri, Sirica ha espresso la convinzione che l’adeguamento potrà rendere alcuni settori – oggi appannaggio quasi esclusivo dei permessi G – più attrattivi anche per i residenti. «Con il salario minimo mettiamo residenti e frontalieri sulla stessa linea di partenza». Sirica ha quindi parlato di un «cambio di paradigma», non solo per l’introduzione del primato del salario minimo sui contratti collettivi di lavoro, ma anche perché il mondo economico si è reso parte attiva di questo percorso. «Per l’economia ticinese è un esame di maturità: con l’implementazione finale del salario minimo si raggiungeranno i 4.000 franchi mensili, segnando un’evoluzione rispetto ai livelli salariali diffusi nel cantone solo un decennio fa».

Dal canto suo, il co-relatore liberale radicale Alessandro Speziali ha definito il compromesso una «soluzione nuova, solida, condivisa e coerente con la volontà popolare espressa in Ticino nel 2015». Nel suo intervento il presidente del PLR ha quindi posto l’accento sull’intesa raggiunta tra partiti e territorio: «Sia gli iniziativisti sia il mondo economico hanno accettato di rinunciare a qualcosa: da una parte per migliorare il potere d’acquisto, dall’altra nella speranza di non perdere posti di lavoro». Speziali ha inoltre sottolineato che la modifica di legge prevede un aumento graduale del salario minimo, così da permettere alle aziende di adeguarsi progressivamente: «Il contesto economico e congiunturale non è semplice, e diversi settori sono sotto pressione». Pur evidenziando i benefici attesi per le famiglie, Speziali ha ribadito la necessità di intervenire anche sulle condizioni quadro, «affinché le imprese possano continuare a investire e rimanere competitive sul territorio».

Claudio Isabella, per il Centro, ha definito il compromesso una «risposta pragmatica necessaria per rispondere alle difficoltà del mercato del lavoro ticinese». Isabella ha richiamato in particolare le fatiche del ceto medio e la pressione al ribasso sui salari in alcuni settori, come quello impiegatizio, dove da anni si osserva anche una progressiva sostituzione dei lavoratori residenti. «Non è un caso che lo Stato sia dovuto intervenire introducendo diversi contratti normali di lavoro: qualcosa non ha funzionato», ha osservato. Alla luce di queste criticità, per il Centro il compromesso rappresenta una risposta necessaria più che ideologica, pur riconoscendo che «il salario minimo, da solo, non può risolvere tutti i problemi». Isabella ha concluso invitando a monitorare alcuni aspetti sensibili, come quello dei benefit, e ricordando che questo compromesso non deve mettere in secondo piano il ruolo centrale delle parti sociali e dei contratti collettivi di lavoro.

Per la Lega, il coordinatore Daniele Piccaluga ha posto l’accento sui beneficiari del salario minimo, ricordando che il 65% di essi sono lavoratori frontalieri. Di qui la necessità, secondo il partito, di mantenere alta l’attenzione pure sulla tutela dell’occupazione dei residenti. «È importante che il salario minimo venga applicato senza scorciatoie», ha affermato, «ma serve al contempo una strategia a favore dei residenti: se questa legge migliora le condizioni di lavoro, è giusto che i benefici ricadano anche su di loro». Insomma, il lavoro deve tornare a essere, prima di tutto, «dei e per i ticinesi».

La co-relatrice dei Verdi, Samantha Bourgoin, dopo aver ricordato il lungo iter che portò alla prima legge sul salario minimo nel 2019 (dopo l’approvazione popolare dell’iniziativa dei Verdi nel 2015) ha dal canto suo affermato: «Non nascondiamoci dietro un dito: gli stipendi in Ticino sono di gran lunga i più bassi della Svizzera». E, dunque, i Verdi vedono questo compromesso come «un nuovo punto di partenza, con il PLR e l’UDC che da detrattori diventano sostenitori». Invitando poi questi partiti a continuare a impegnarsi «per dare maggiore valore al lavoro il Ticino».

Dal canto suo il deputato democentrista Tiziano Galeazzi, portando il voto favorevole del suo gruppo al compromesso, ha messo l’accento sull’importanza di continuare a monitorare gli effetti del salario minimo. «Saremo guardinghi», ha affermato, poiché «per valutare gli effetti del salario minimo sul lungo periodo sarà fondamentale continuare a monitorare il mercato del lavoro».

Più Donne, invece, ha bocciato il compromesso. La deputata Tamara Merlo ha infatti spiegato di ritenere «inaccettabili» le potenziali «scappatoie» che permetterebbero di aggirare il salario minimo attraverso varie eccezioni. Scappatoie che, ha affermato, finirebbero per colpire soprattutto le donne poiché sono «sovrarappresentate nei settori più fragili» dell’economia. Da Amalia Mirante (Avanti con T&L) è per contro arrivata un’adesione convinta al compromesso. Un sì giunto con convinzione sia dal punto di vista del contenuto della proposta, ma anche per via del metodo con cui è stato raggiunto il compromesso: «Un approccio graduale, riformista e razionale – ha evidenziato Mirante – che non punta alla polemica ma al risultato». Sostegno all’accordo è arrivato anche dal PLV, con il deputato Massimo Mobiglia a parlare di un «compromesso ragionevole tra tutele dei lavoratori e sostenibilità economica». Il Partito comunista, con Massimiliano Ay, si è invece detto «non entusiasta» del compromesso. Tuttavia, ha affermato, «se oggi il PC vota questo compromesso è solo perché siamo di fronte a un’emergenza sociale che ci impone di agire subito, senza tergiversare, contro la povertà reddituale dei lavoratori».

La voce fuori dal coro più convinta, ad ogni modo, è stata quella dell’MpS. Il quale a più riprese ha criticato la nuova forchetta salariale sancita nel compromesso, sostenendo che «si tratta né più né meno di un adeguamento al rincaro del salario minimo fissato nel 2021». Se l’obiettivo conclamato da chi ha proposto l’iniziativa era quello di aumentare concretamente (cioè realmente, nella sostanza e non solo nella forma) il salario minimo pagato in Ticino, allora «l’operazione è totalmente fallita», ha chiosato Giuseppe Sergi. Secondo i deputati MpS – che in aula hanno proposto una serie di emendamenti bocciati in blocco dalla maggioranza – anche la nuova forchetta salariale votata oggi si limiterebbe ad offrire un adeguamento al rincaro. «Questo compromesso non è un vero compromesso». 

Una prova di maturità

A nome del Consiglio di Stato, Christian Vitta ha sottolineato «la convergenza positiva attorno al compromesso raggiunto in Commissione». Non era scontato. «Il merito del rapporto è di aver fatto una sintesi equilibrata tra sensibilità politiche diverse».

I cinque punti dell'accordo

La modifica di legge sul salario minimo approvata oggi dal Gran Consiglio si fonda su cinque punti. Il primo riguarda l’aumento del salario minimo legale, che sarà portato a una forchetta compresa tra 21.75 e 22.25 franchi orari a partire dal 1. gennaio 2029. Prendendo come riferimento 22 franchi orari, il salario mensile a tempo pieno si attesterà a 4.005 franchi. Attualmente, il salario minimo legale si situa tra 20 e 20.50 franchi orari. Con il valore medio di 20.25 franchi, il salario mensile è pari a 3.685 franchi. L’aumento di 1.75 franchi all’ora corrisponde quindi a circa 320 franchi mensili in più, ovvero 3.840 franchi annui. Il secondo punto prevede che l’aumento salariale avvenga in modo progressivo e scaglionato, così da permettere alle aziende di adeguarsi gradualmente. Per l’attuazione del salario minimo è infatti previsto un periodo di transizione di tre anni: dal 1. gennaio 2027 il salario minimo salirà a 20.50–21.00 franchi orari; dal 1. gennaio 2028 a 21.00–21.50 franchi; e dal 1. gennaio 2029 a 21.75–22.25 franchi. Durante questa fase transitoria il salario minimo non sarà indicizzato al rincaro. L’indicizzazione entrerà in vigore solo dal 1. gennaio 2030, tenendo conto dell’evoluzione dei prezzi a partire dal 1. gennaio 2027. Il terzo punto stabilisce che, nel calcolo del salario minimo, potranno essere inclusi anche alcuni benefit. In particolare, saranno considerati gli elementi salariali riconosciuti secondo la lista applicata dall’AVS. Il quarto punto introduce un periodo transitorio di tre anni, fino al 31 dicembre 2029, per i contratti collettivi di lavoro (CCL) già in vigore al 1. gennaio 2026, affinché possano adeguarsi al nuovo salario minimo. Durante questo periodo le aziende dovranno pianificare gli adeguamenti futuri. Parallelamente, non sarà più possibile stipulare nuovi CCL con soglie salariali inferiori al salario minimo legale. In questo modo si attua il passaggio dal primato del CCL al primato del salario minimo. Il quinto punto, definito clausola di salvaguardia, prevede che, una volta terminato il periodo transitorio, le aziende soggette a un CCL possano, in caso di comprovata necessità, richiedere una deroga al salario minimo. Tale deroga dovrà essere approvata dalla commissione tripartita con una maggioranza di due terzi. Inoltre, potrà essere prorogata qualora persistano le condizioni che ne hanno giustificato la concessione.
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