Salario minimo, ecco la bozza d'intesa in cinque punti

Eccola la bozza d’accordo sul salario minimo. Il testo è stato presentato questa mattina in Commissione della Gestione con l’obiettivo di portare avanti un possibile controprogetto all’iniziativa popolare socialista «Per un salario minimo sociale».
Al termine della seduta, il presidente Fabrizio Sirica ha illustrato i punti della bozza, che ora dovrà essere discussa dai singoli partiti e, soprattutto dal PS, il quale ha convocato per giovedì un comitato cantonale straordinario. In quell’occasione la base socialista deciderà se sostenere il controprogetto (ritirando l’iniziativa) oppure andare al voto con l’iniziativa «Per un salario minimo sociale».
In linea generale, la proposta di compromesso ha suscitato l’interesse delle forze politiche, le quali però restano in attesa della decisione della base socialista.
Il primo punto dell’accordo riguarda l’aumento del salario minimo: dagli attuali 20.50 franchi l’ora si passerebbe progressivamente a una forchetta compresa tra 21.75 e 22.25 franchi, con l’obiettivo – sostenuto dal Partito Socialista – di raggiungere una media di 22 franchi l’ora, pari a circa 4.004 franchi mensili. Una soglia ritenuta fondamentale dal PS.
L’aumento avverrebbe in tre tappe sul modello della prima iniziativa: dal 1. gennaio 2027 il salario minimo salirà di 0.50 centesimi e sarà compreso nella forchetta tra 20.50 a 21 franchi all’ora; dal 1. gennaio 2028, tra 21-21.50 franchi all’ora; dal 1. gennaio 2029 tra 21.75 e 22.25 franchi all’ora.
Dal 1. gennaio 2030 la soglia raggiunta verrebbe indicizzata all’inflazione. Ciò significa che eventuali adeguamenti scatterebbero solo a partire da quel momento: se vi sarà inflazione, il salario aumenterà ulteriormente; in caso contrario resterà invariato. La mancata indicizzazione nelle fasi precedenti serve a garantire maggiore prevedibilità all’economia.
Il terzo punto stabilisce che, nel calcolo del salario minimo, verranno considerati anche i benefit riconosciuti come salario secondo i criteri AVS. Non solo lo stipendio base, dunque, ma anche determinati vantaggi accessori – ad esempio un cellulare aziendale utilizzabile a titolo privato – che comportano un beneficio economico per il lavoratore. Non rientrano invece elementi facoltativi, come il parcheggio. Questo principio, già definito in modo chiaro dall’AVS, risponde a una richiesta del mondo economico: molti contratti collettivi già prevedono benefit e la loro esclusione comporterebbe maggiore burocrazia senza modificare il reddito effettivo percepito.
Punto quarto. Per quanto riguarda i contratti collettivi di lavoro, dal 1. gennaio 2030 tutti dovranno adeguarsi al primato del salario minimo legale, come richiesto dall’iniziativa. È previsto un periodo transitorio di tre anni, valido unicamente per i contratti collettivi già esistenti. Ciò significa che non sarà possibile crearne di nuovi per beneficiare della deroga.
In altre parole, la deroga riguarda esclusivamente i contratti collettivi già in vigore – nazionali, cantonali e aziendali. In Ticino, infatti, esistono numerosi contratti aziendali stipulati tra singole imprese e sindacati che oggi possono derogare al salario minimo legale.
Questi contratti avrebbero ancora tre anni di tempo per adeguarsi. Il periodo transitorio è giustificato dal fatto che si tratta di accordi già in essere: intervenire immediatamente significherebbe modificare equilibri contrattuali già definiti.
Punto quinto. È inoltre prevista un’ultima clausola di salvaguardia: a partire dal 2030, una deroga temporanea potrà essere concessa solo in presenza di comprovate e significative perdite di posti di lavoro legate all’applicazione del salario minimo. In tal caso, la Commissione tripartita avrebbe la facoltà di accordare un periodo supplementare di adattamento, ritenendo che l’azienda possa rientrare nei parametri richiesti, ma necessiti di più tempo per evitare un impatto occupazionale eccessivo.
