San Gottardo, festa al secondo tubo per il primo traguardo di «Alessandra»

Una pietra miliare. Un successo. Un momento storico. È con queste parole che è stata celebrata la caduta del primo diaframma nel secondo tubo a nord della galleria autostradale del San Gottardo. Dopo circa quattordici mesi di avanzamento, la fresa meccanica «Alessandra» ha raggiunto la caverna della zona di disturbo nord «Mesozoico». Operai, minatori, responsabili delle imprese e autorità hanno attraversato quattro chilometri di galleria dall’entrata nord di Göschenen per vivere un momento emozionante. Un traguardo importante per l’opera, confrontata con sfide tecniche e geologiche importanti. «È un momento speciale, perché di fatto questo è l’unico vero sfondamento di una fresa meccanica (TBM) che possiamo festeggiare», ha dichiarato Daniel Spörri, presidente della commissione di costruzione del consorzio secondo tubo. «Infatti, già durante la costruzione del cunicolo di accesso, attraverso il quale siamo arrivati qui e abbiamo superato la zona di disturbo negli ultimi diciotto mesi, abbiamo dovuto fermare e smontare la TBM praticamente in mezzo alla montagna. E al confine, con la nostra TBM siamo arrivati molto prima di quella proveniente da sud, che abbiamo pure dovuto fermare. Quindi, voglio celebrare questo momento tanto atteso, sono particolarmente felice di celebrare la realizzazione di quest’opera». Durante lo scavo dei primi quattro chilometri, sono state raggiunte punte di avanzamento di quasi 35 metri al giorno. Un vanto per le maestranze e per le imprese.
Le sfide al San Gottardo
La zona di di sturbo nord è lunga circa 320 metri ed è costituita prevalentemente da roccia friabile, che ha reso impossibile lo scavo con TBM. Nel 2024 è quindi stato realizzato un cunicolo di accesso separato, attraverso il quale la zona è stata scavata con metodo tradizionale e messa in sicurezza, limitando i rischi noti per l’avanzamento principale sul lato nord.
Anche sul versante sud del San Gottardo, come spiegato da Spörri, la TBM «Paulina» (gemella della «Alessandra») è rimasta temporaneamente bloccata. «Abbiamo incontrato una zona problematica che non ci aspettavamo. Negli ultimi sei, sette mesi abbiamo fatto di tutto per raggiungere la macchina. Ora ci siamo e a breve la faremo ripartire», spiega il direttore dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) Jürg Röthlisberger. Negli ultimi mesi, alcune centinaia di metri di galleria sono stati scavati con metodo tradizionale e, a partire da metà maggio, la TBM riprenderà l’avanzamento in direzione nord. «Sarebbe stato bello avere oggi tutte e due le frese in arrivo nelle zone disturbate», ha aggiunto Udo Oppliger, capo progetto generale per la costruzione del secondo tubo. «Non è andata così, ma questa giornata è sicuramente un successo da celebrare».
Oltre il 70 percento dei complessivi 413 metri della zona di disturbo sud (a circa cinque chilometri dal portale sud della galleria) è già stato scavato. Il completamento dei lavori, previsto entro l’inizio di settembre, consentirà anche alla TBM dell’avanzamento sud, una volta arrivata, di attraversare la zona.
«Un pezzo di patria»
La cerimonia era molto attesa, soprattutto tra i minatori. I quali hanno celebrato l’arrivo della fresa con applausi e festeggiamenti. Il momento più significativo è stata l’uscita dei minatori, con una statua della patrona Santa Barbara. Applausi, strette di mano e foto di rito. Jürg Röthlisberger ha parlato di «una promessa alle generazioni future» in riferimento al secondo tubo del San Gottardo: «È probabilmente il tratto stradale più emozionante della Svizzera e allo stesso tempo riveste una grande importanza anche dal punto di vista strategico. Collega il nord e il sud, la Svizzera tedesca e il Ticino, è un’arteria vitale, una via economica e, per centinaia di migliaia di persone, semplicemente un pezzo di patria».
Tanto orgoglio, oggi a Göschenen. Nonostante le problematiche emerse e l’impossibilità, in alcuni tratti, di utilizzare la fresa. «Sapevamo che avremmo affrontato un’impresa difficile», ammette il direttore dell’USTRA. «La domanda fondamentale per un responsabile è sempre: qual è l’alternativa? Criticare e basta non è una risposta. In questo caso, l’alternativa sarebbe stata la perforazione convenzionale. E non avremmo certamente avuto le stesse garanzie di sicurezza che abbiamo ora».
Le tempistiche
Lo scorso novembre, il Consiglio federale ha assicurato che i contrattempi non dovrebbero pregiudicare l’apertura del collegamento nel 2030. «Attualmente la data è confermata», conferma Oppliger. «Stiamo anche valutando delle varianti di accelerazione per poter eventualmente recuperare il tempo perso».

