Lugano

Scontri in centro: c'è l'ipotesi del regolamento di conti

Non è ancora accertato il movente che ha causato l’alterco in pensilina il Primo maggio, ma si fa strada la pista che porta verso le tifoserie organizzate e i loro pregressi - Coinvolte circa 55 persone, l’intervento della Polizia è stato tempestivo grazie a un dispositivo accresciuto nell’area - Sui social si respira ancora tensione: «La pagherete molto cara!»
©Gabriele Putzu

Cosa resta, quattro giorni dopo, dello scontro avvenuto nella tarda serata del Primo maggio tra fazioni opposte in centro a Lugano? Tracce di sangue sull’asfalto che vanno piano piano sparendo - il bilancio è stato di due feriti leggeri -, qualche sospetto in più sulla dinamica e ancora tante domande. Una su tutte: la città deve rassegnarsi a essere teatro di crescenti episodi di violenza?

Le prime ricostruzioni

Quello di venerdì scorso è stato l’ultimo di una serie di atti violenti avvenuti nell’area della pensilina e nel cosiddetto quadrilatero. Ma stavolta gli scontri non sarebbero da ricollegare alla movida, bensì a un mix di ragioni politiche e sportive, forse da collegare alle crescenti tensioni legate alle manifestazioni organizzate in città negli ultimi mesi. Stando a quanto appreso dal Corriere del Ticino, gli inquirenti starebbero invece escludendo collegamenti diretti tra il corteo (autorizzato) per il Primo maggio e gli scontri, già solo perché fra i due momenti sono passate diverse ore. Si starebbe facendo largo, per contro, l’ipotesi del regolamento di conti fra fazioni legate in particolare (ma non solo) al tifo. È noto, in questo senso, che le tifoserie organizzate di Ambrì Piotta e Lugano si posizionino sui poli opposti dello spettro politico: a sinistre la prima, a destra la seconda. Ma si tratta, appunto, per il momento solo di un’ipotesi. Il possibile movente è ancora da chiarire, così come se le fazionI si siano «cercate», se si sia trattato di una sorta d’agguato, oppure se il tutto sia nato spontaneamente.

Quanto al cosa esattamente sia successo, saranno decisive le telecamere della videosorveglianza, che avrebbero ripreso gli scontri. Questi sarebbero partiti da un esercizio pubblico sul lungolago e terminati in pensilina. Stando a quanto questo giornale ha potuto ricostruire, vi avrebbero partecipato una quindicina di persone afferenti all’area di destra e una quarantina a quella di sinistra. A far luce sulla vicenda è chiamato il Ministero pubblico - che ieri non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni sulla vicenda - anche perché alcuni presunti reati sono perseguibili d’ufficio, in particolare il presunto ostacolamento dell’intervento delle forze dell’ordine (che hanno ricorso anche allo spray urticante in conseguenza) da parte di alcune persone coinvolte nella zuffa.

«Moderiamo i toni»

A questo proposito, vale la pena segnalare come l’intervento delle autorità sia stato particolarmente tempestivo e abbia forse permesso di evitare che gli scontri si esacerbassero ulteriormente. E non è stato un caso. Proprio a causa dei pregressi episodi violenti nel quadrilatero, ormai da diversi mesi la Città ha intensificato la sua capacità di reagire nell’area e, ci conferma la capodicastero Sicurezza Karin Valenzano Rossi, anche la sera degli scontri era stato predisposto un dispositivo accresciuto, sia per via del corteo nel pomeriggio, sia per monitorare la movida serale. Ciò ha permesso agli agenti della Comunale di giungere quasi immediatamente in pensilina, seguiti a ruota da quelli della Cantonale e della Ceresio Nord: «Il presidio accresciuto c’era e ha funzionato bene - riassume la municipale. - Ma esso non può che essere reattivo, e non proattivo. Come Città non possiamo che continuare a mantenere alta la guardia e sperare che chi ha un’esposizione pubblica inviti alla moderazione dei toni anziché aizzarli, cercando di proporre soluzioni a problemi comunque concreti».

La «schedatura» sui social

Dalle prime reazioni delle presunte aree di riferimento delle due fazioni, i toni non sembrano tuttavia destinati a placarsi. Nella sua pagina Instagram e sul suo canale Telegram, il Fronte Nazionale Elvetico (un gruppo di estrema destra attivo in particolare a Lugano) ha pubblicato alcuni scatti ritraenti presunti aderenti alla fazione opposta, in alcuni casi abbinandovi dei nomi. Una sorta di schedatura che peraltro era avvenuta anche a parti invertite quando persone incappucciate con simboli di estrema destra si erano introdotte nel terreno che ospita la sede degli Scout di Lugano per una foto.

Il tutto, accompagnato da messaggi affatto accomodanti nei commenti: «La pagherete molto cara!», scrive ad esempio, tutto in maiuscolo, lo stesso Fronte nazionale elvetico nei commenti a una foto su Instagram. Fra i commentatori vi è pure il consigliere comunale Omar Wicht (Lega), che ad esempio in un messaggio scrive «Fuori dalle palle da Lugano» e in un altro, in risposta a un utente che insultava la Gioventù Biancoblù, il principale gruppo ultras dell’Ambrì, «che voglia di cartellarli».

Traccia nelle statistiche

Tornando ad allargare lo sguardo, quello di venerdì è stato l’ennesimo fine settimana in cui Lugano ha fatto notizia perché teatro di scontri. E il trend riaffiora anche nelle statistiche di Polizia. Premesso che i dati cittadini verranno presentati nel dettaglio in conferenza stampa settimana prossima, un sunto del rendiconto 2025 è allegato ai conti Consuntivi presentati di recente. «Nell’ambito della frequenza dei principali reati considerati - si legge - Lugano presenta anche nel 2025 il valore complessivo più contenuto tra le dieci principali città svizzere, per l’undicesimo anno consecutivo. Al tempo stesso, il confronto con il 2024 segnala però anche un lieve peggioramento del dato complessivo, riconducibile soprattutto alla crescita della componente violenta». Ciononostante, si ribatte più volte che «il messaggio che ne scaturisce è chiaro: Lugano resta una città sicura e con indicatori favorevoli nel confronto nazionale».

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