Lugano

Scontri in pensilina il Primo maggio: «Le autorità ci hanno abbandonato»

Tra i commercianti e gli esercenti che si affacciano sulle «zone calde» regna lo sconforto dopo gli ultimi episodi di violenza – «Servono più poliziotti, anche in borghese, e un presidio è necessario»
Durante gli scontri del Primo maggio la polizia è dovuta intervenire anche con spray urticante. © CdT/Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
06.05.2026 06:00

Alcuni di loro si sentono abbandonati dalle istituzioni, «dovrebbero mostrare più interesse per le nostre esigenze di sicurezza», altri hanno visto con i loro occhi un peggioramento della situazione evidente e preoccupante. I commercianti e gli esercenti luganesi che si affacciano sulla pensilina Botta o hanno le loro vetrine al Quartiere Maghetti - le due principali «zone calde» cittadine - sembrano avere insomma le idee molto chiare. «Servono più presidi fissi di polizia – suggerisce Giuseppe Santoro, che ha un’edicola propria al Maghetti – capisco che manca personale, ma la zona è «calda» e qualcosa in più deve essere fatto. Una volta sono entrati dei maranza per provocarmi, un’altra ancora, era sabato mattina, un gruppo di giovani in stato alterato aveva creato una situazione di degrado indecente, proprio qui, a due passi».

Gladis fa invece la cameriera in un bar dirimpetto alla pensilina, dove venerdì notte sono andati in scena gli ultimi episodi di violenza con ferimenti e interventi della polizia. Episodi che, come rivelato dal CdT, potrebbero essere nati da tensioni pregresse nell’ambito del tifo organizzato. «Io vivevo in Italia – racconta Gladis– e sono andata via proprio perché non mi sentivo sicura a camminare di notte per strada. Ora sono qui e la paura non è andata via, anzi. Quando finisco di lavorare di notte ho paura di girare da sola per le strade del centro». Anche Marzia, che lavora in un negozio di scarpe in via della Posta, arriva dall’Italia, fa la frontaliera da più di 25 anni a Lugano. «No, non è sempre stato così come oggi – sottolinea – non c’è più tranquillità, non siamo più sereni. Chi decide dovrebbe affrontare di petto il problema. Lugano era una città tranquilla, oggi è peggiorata, ci stiamo avvicinando all’Italia».

Negozio che vai stessi discorsi che senti. Anche per due commesse di un negozio di vestiti affacciato sulla Pensilina la situazione è quasi arrivata al limite. «Non ci era mai capitato di assistere a scene come quelle di venerdì notte – osservano, preoccupate – bottiglie che volano, fumogeni, scontri. Ogni sabato mattina troviamo inoltre sempre spazzatura e degrado davanti alla nostra vetrina. Abbiamo dovuto anche «piombare» le nostre piante all’esterno, che vengono strappate e vandalizzate quasi di continuo. Non sappiamo però quale potrebbe essere la soluzione. Di sicuro, gli adulti che manifestano, scendendo in strada e bloccando ogni volta le strade non danno affatto il buon esempio ai giovani». L’impressione, raccogliendo le opinioni dei commercianti e degli esercenti che si trovano nelle immediate vicinanze dei luoghi «più difficili», è che l’escalation di violenze, disturbi alla quiete, degrado e vandalismi siano aumentati e parecchio nell’ultimo periodo. Il peggioramento, si annota, è coinciso in particolare con l’ultimo anno, in cui, accanto agli strascichi della movida notturna si sono aggiunte le manifestazioni Pro Pal e gli episodi violenti caratterizzati da risvolti politici. Con la presenza di diverse fazioni che sembra non aspettino l’ora di regolare i conti, in un crescendo di tensioni, accuse e minacce, che dal virtuale si spostano sulle strade. Dario, che fa il barbiere proprio in faccia alla Pensilina, si è munito di una mazza da baseball. È appoggiata su un ripiano, pronta all’uso. Dario la guarda e spiega di non avere problemi a usarla. «Servono più poliziotti – esclama, sicuro – ma non in divisa, servono in borghese, così possono essere già presenti e intervenire subito. Spero che mettano comunque un presidio di polizia in pensilina (così come si era ventilato in passato), almeno potrebbe fungere da deterrente». Anche per Dario la situazione è peggiorata parecchio negli ultimi anni. «Sono qui dal 1996 e devo dire che questa zona sembra abbandonata a sé stessa. Non lo dico solo per gli episodi di violenza. Mi sembra che ci sia poca attenzione nei confronti dei piccoli imprenditori come noi, che raramente vengono ascoltati. Perché non ci chiedono consigli? Noi siamo al fronte. Vediamo cosa capita tutti i giorni. Potremmo fornire soluzioni utili».

Proprio accanto c’è il calzolaio Giuseppe, presente da 21 anni in Pensilina. Il suo negozio è molto piccolo. Ma la clientela non manca. «I ragazzini che vedo in giro la sera in effetti fanno un po’ di paura anche a me - precisa - ma forse siamo un po’ tutti allergici ai giovani, anche perché hanno dei modi che forse non capiamo completamente fino in fondo». Anche per Giuseppe Lugano è cambiata. Ma non solo quando si parla di sicurezza. «A peggiorare sono state quasi tutte le condizioni quadro. L’economia non è più quella di una volta. Si fa più fatica in generale»