Chiasso

Scuola di moda: i lavori fermi fanno temere costi aggiuntivi

La sospensione dei lavori per l’edificazione del futuro Centro del tessile preoccupa la politica, che vuole vederci chiaro - Domande al Comune e al Cantone per capire la portata del problema, mentre si teme che il nodo sia la vicinanza con la ferrovia
©CdT/ Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
21.07.2026 06:00

Molte, moltissime domande. Le sta sollevando la futura scuola di moda di Chiasso o, per definirlo con il suo nome preciso, il Centro professionale tecnico del settore tessile. Il cantiere per la sua realizzazione è sostanzialmente fermo, e lo stop si protrarrà almeno fino all’autunno, lo abbiamo riferito qualche giorno fa (vedi CdT del 17 luglio). Il motivo? Spiegandolo con le parole della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia: l’emergere di aspetti progettuali che richiedono ulteriori approfondimenti a seguito di verifiche tecniche effettuate nell’ambito dell’avanzamento dei lavori. Una spiegazione tutt’altro che limpida che ha prontamente portato diversi politici a volerci vedere più chiaro. Sia a Chiasso, sia a Bellinzona.

Le conseguenze dello stop

Sullo sfondo della vicenda e a ispirare le numerose domande ci sono due constatazioni di partenza. La prima è che il progetto ha un ruolo riqualificante per la cittadina, infatti è stato presentato come parte di una più ampia trasformazione urbanistica dell’area della stazione «destinata a riconnettere parti della cittadina e a valorizzare spazi oggi o in passato legati alle funzioni ferroviarie». La seconda è di natura finanziaria: il progetto è di responsabilità cantonale ma il Comune di Chiasso è coinvolto (anche economicamente) per quanto riguarda la realizzazione di una rimessa interrata.

A volerci vedere più chiaro sono innanzitutto i commissari della Gestione della cittadina di confine i quali, in un’interrogazione sottoscritta da 7 membri su 9 (primo firmatario Claudio Schneeberger), sollecitano chiarimenti dal Municipio di Chiasso. La citazione riportata qualche riga fa viene proprio dal loro testo. Un testo che vuole per prima cosa «comprendere in modo preciso la natura del problema, la sua effettiva portata e l’eventuale impatto sul calendario generale del progetto». Sì perché Chiasso ha già votato un credito di 4,2 milioni di franchi per realizzare l’autorimessa (il costo totale stimato è invece di circa 68 milioni), ma nel messaggio votato si precisava che «l’importo definitivo da corrispondere scaturirà dai costi a consuntivo». Alcune delle domande poste all’Esecutivo riguardano quindi questo aspetto: «Vi è il rischio che la sospensione comporti un aumento dei costi?» Lo stop del cantiere potrà incidere sul costo finale dell’autorimessa?».

Se gli interroganti hanno questi timori è perché si chiedono se l’interruzione del cantiere «possa tradursi in ritardi, maggiori costi o modifiche sostanziali al progetto originario». Ad alimentare le preoccupazioni – non negano – ci sono anche delle «ipotesi» circolate nelle ultime settimane, cioè che «le difficoltà potrebbero essere legate anche alla particolare collocazione del cantiere, a ridosso della stazione e della linea ferroviaria internazionale. Poiché il progetto sorge in un comparto fortemente condizionato dalla presenza delle infrastrutture ferroviarie, appare legittimo chiedere se siano emerse criticità inerenti alla sicurezza, alle interferenze tecniche, alle vibrazioni, agli accessi di cantiere, alle autorizzazioni o ad altri vincoli connessi alla prossimità dei binari». Una fondamentale domanda dell’interrogazione concerne proprio questo aspetto. Un’altra si concentra sull’eventuale coinvolgimento di esperti: «In relazione a tali eventuali criticità, sono stati coinvolti formalmente FFS, specialisti esterni o altri enti tecnici competenti?».

Strategie e verifiche tecniche

A poter fornire risposte potrebbe però essere in particolare ilCantone, la cui Sezione della logistica si sta occupando del progetto. Ecco che allora, prontamente, sette granconsiglieri del Mendrisiotto (primo firmatario Stefano Tonini) hanno sollecitato il Consiglio di Stato. La loro interrogazione è in gran parte parallela a quella presentata a Chiasso. Le domande sugli aspetti finanziari riguardano però i possibili aggravi sui conti ticinesi per lo stop dei lavori: «Le verifiche tecniche in corso e il rallentamento del cantiere fanno temere un superamento del credito di costruzione approvato dal Gran Consiglio nel maggio 2024 (credito netto di 51,2 milioni, ndr)?». Ma anche: «Qualora emergessero extracosti, con quali modalità il Consiglio di Stato intende procedere: mediante assorbimento nei crediti esistenti, ridimensionamento di parti del progetto oppure richiesta di un credito supplementare al Gran Consiglio?».

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