«Se Chiasso si aggregherà, potremmo ripensarci anche noi»

Una regione ben delimitata per quel che riguarda i confini esterni, ma destinata a perdere progressivamente quelli interni. È la riflessione sulla visione futura del Mendrisiotto emersa durante l’intervista con il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini. L’occasione è la metà della legislatura in corso e il desiderio di tracciare un bilancio intermedio. Molto si è però parlato anche di quello che potrebbe accadere nel Basso Distretto e delle influenze che potrebbe avere sul capoluogo.
La possibile aggregazione del Basso Mendrisiotto è argomento di discussione per il Municipio di Mendrisio? Vi state preparando alla possibile nuova conformazione territoriale?
«Personalmente vedo positivamente una possibile aggregazione del Basso Mendrisiotto, perché rafforzerebbe alcune dinamiche regionali creando Comuni più compatti e forti. Ma è chiaro, e parlo a titolo personale, che un Basso Mendrisiotto unito cambierebbe anche le dinamiche all’interno del distretto, Mendrisio non sarebbe più la città più grande, anche se ovviamente non si tratta di una gara. Ecco che allora a quel punto l’aggregazione potrebbe tornare un tema anche per noi, per consolidare ulteriormente l’Alto Mendrisiotto. Noi attualmente stiamo concentrando le energie sulle collaborazioni intercomunali, ma un’eventuale aggregazione del Basso Distretto ci porterebbe a reinterrogarci su cosa fare, quindi potrebbe dare una spinta anche a una nostra ulteriore tappa aggregativa».
Il suo parere sembra «da esperto», vale a dire da politico che ha vissuto un’aggregazione ed è convinto che quella sia la via da seguire…
«Credo che in fondo gli addetti ai lavori siano consapevoli che prima o poi si andrà in quella direzione. L’organizzazione passata dei Comuni non riesce più a stare al passo con i tempi, ci sono troppe difficoltà per realtà comunali piccole e troppi temi da affrontare di natura sovracomunale. Occorrono ormai delle risposte che vanno oltre la competenza territoriale, pensiamo al traffico o alla pianificazione. Un Comune grande ti apre nuove opportunità. Anche personali, io sono di Salorino e senza aggregazione non sarei diventato sindaco (ride, ndr)».
A proposito di traffico e territorio, quest’ultimo è proprio uno dei temi che a inizio legislatura era stato identificato come prioritario, come una delle tre grandi sfide del quadriennio.
«Quando si parla di Mendrisio e di Mendrisiotto la prima associazione che si fa è quella con il traffico. Ma ci sono altre regioni in Svizzera altrettanto trafficate e quello non è l’unico criterio che entra in gioco quando si sceglie dove trasferirsi, come privato o come azienda. Anche per questo abbiamo lanciato una campagna di marketing territoriale per valorizzare le nostre peculiarità. Ciò non toglie che se riuscissimo a migliorare o gestire meglio la situazione del traffico, la qualità di vita potrebbe solo giovarne. Come città stiamo lavorando su più fronti ed anche su un piano di mobilità che dovrà aiutarci a definire meglio come gestire il traffico. Per ottimizzare assi stradali e flussi di mobilità, ma anche per favorire un altro tipo di mobilità. Come Comune abbiamo sempre sostenuto AlpTransit, lo sviluppo della rete ferroviaria, le fermate dei treni veloci a Mendrisio, e siamo sempre stati molto critici sul progetto PoLuMe».
Le altre due sfide della legislatura sono demografia e finanze. Quest’ultimo è il tema che più ha fatto discutere in Consiglio comunale. Come valuta queste divergenze, sono segno di una spaccatura?
«Discussioni ci sono state, ma non siamo mai stati sconfessati e questo è già un segnale. È chiaro che quello delle finanze è un tema che non crea necessariamente l’unanimità e ci sono sempre delle visioni diverse. Quello che abbiamo sempre cercato di far capire è la difficoltà contingente, provando a identificare bene quali sono le nostre responsabilità e possibilità di condizionare la leva finanziaria e rispettivamente quello che non è possibile fare perché non dipende da noi. Un altro aspetto chiave è di far capire che il livello del moltiplicatore è direttamente correlato ai servizi che si erogano ed al modello di città che si vuol definire, quindi l’equilibrio finanziario non deve essere fine a sé stesso, ma deve essere paragonato a quello che si offre ed al piano di investimento. E il livello dei servizi, negli anni, lo abbiamo sempre mantenuto».
A proposito di anni, a fine legislatura quelli che avrà trascorso in veste di sindaco saranno 10, ha già pensato a una possibile ricandidatura?
«Premetto che non ne abbiamo ancora discusso compiutamente all’interno del partito, ma sicuramente l’entusiasmo e la voglia di fare ci sono sempre, però è presto per pensare alle elezioni, siamo nel mezzo della legislatura e ora è il momento di lavorare».

