Locarno

Sessantamila nomi, protesta pacifica in Largo Zorzi

Azione di solidarietà sullo sfondo del Locarno Film Festival «contro l’inazione e contro il disprezzo del diritto» – «Le vittime, in Medio Oriente, sono molte di più, è il momento di agire»
©KEYSTONE/Jean-Christophe Bott
Jenny Covelli
08.08.2026 20:44

Uno striscione di 60 metri è stato dispiegato, questa sera, in Largo Zorzi. Sullo sfondo, lo schermo del Locarno Film Festival. Un sudario con più di 60.000 nomi corrispondenti a una parte delle vittime accertate a Gaza. Un'azione promossa dal Gruppo 24 maggio (all'origine dell'azione delle cartoline rosse in Piazza Grande dello scorso anno), l'associazione SHWAG (Swiss Healthcare Workers Against Genocide), i volontari/e ticinesi per la Palestina (all'origine dello sciopero della fame dei medici sulla Piazza federale lo scorso settembre).

«Locarno è un luogo di riflessione e di cultura ed è fondamentale, in questa situazione, che il mondo culturale e il mondo politico, che sono presenti al Festival, si mobilitino più di quanto non hanno fatto finora per qualcosa di estremamente grave». A parlare con il Corriere del Ticino è il dottor Pietro Majno-Hurst. «Quello che sta succedendo nel Medio Oriente, ma non solo lì, nel mondo in generale, è qualcosa di estremamente grave: il calpestamento delle regole del diritto internazionale. La differenza tra una regola calpestata e una regola che non esiste più è nella reazione degli astanti. E oggi gli astanti, il mondo politico, non sta reagendo abbastanza a questo che una giurista italiana ha chiamato "la violenza destituente"».

L’evento vuole dare un’identità alle vittime, per la grande maggioranza civili, tra cui personale sanitario e dell’informazione, è stato spiegato. Come detto, è stato dispiegato uno striscione con più di sessantamila nomi. «In realtà i morti sono molti di più, probabilmente un terzo o il doppio di più, ma, sono ancora sotto le macerie, sono stati polverizzati dalle esplosioni – prosegue il dottor Majno-Hurst –. Non c'è un'anagrafe che è stata capace di registrarli. Vedere questa distesa di nomi, ciascuno con un'individualità, ci deve far riflettere».

Un'azione pacifica, contro l'indifferenza: «I Paesi che hanno firmato le Convenzioni di Ginevra hanno il dovere di reagire quando queste vengono calpestate». Con uno sguardo rivolto al futuro: «Siamo stati, giustamente, prontissimi, a erogare sanzioni contro la Russia quando ha invaso l'Ucraini. Eppure quando vengono commessi (altri) crimini di guerra, non facciamo niente», conclude il medico. «È gravissimo, perché stiamo creando una generazione senza regole. E le regole sono quelle che abbiamo costruito, nel dolore, negli anni del Dopoguerra. Quelle che ci hanno fatto dire "mai più"».

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