Si sono diradate le nuvole sui lavori all’ex cava Costorella

Malgrado una partenza accidentata, il progetto di rivalorizzazione dell’ex cava Costorella a Castel San Pietro ora sembra viaggiare sui binari giusti. Ne è convinta la municipale Marika Codoni, capodicastero Protezione e ambiente, anche in seguito a un incontro chiarificatore avvenuto lo scorso settembre alla presenza di diversi esperti cantonali (titolare del progetto è infatti proprio il Cantone): «Inizialmente c’è sicuramente stata una lacuna nella comunicazione che ha portato all’incontro di settembre, da cui sono uscita con una sensazione positiva. Credo sia stato un buon momento di confronto in cui ci siamo lasciati dicendoci di proseguire e attendere la domanda di costruzione per la prossima fase dei lavori, che è attesa nelle prossime settimane e che sarà a disposizione di tutti per valutare quel che si intende realizzare».
«Preoccupazione genuina»
A dare notizia degli sviluppi è stata la stessa municipale in un articolo a tutta pagina sul numero di fine dicembre di Castello informa. Segno che la questione nel Comune era sentita. D’altronde, dopo i primi lavori effettuati a fine 2024 che hanno colto di sorpresa la popolazione (e lo stesso Municipio: «Anche noi siamo inizialmente rimasti un po’ spiazzati quando il Cantone ci ha detto che sarebbe partito coi lavori da lì a breve», ha detto Codoni) si era attivata la politica con due articolate interpellanze, la seconda firmata da ben 14 consiglieri comunali. Da cui l’incontro chiarificatore dello scorso settembre direttamente all’ex cava, al quale hanno partecipato fra gli altri esponenti dell’Esecutivo di Castello, della Sezione forestale e degli Uffici cantonali della Natura e del paesaggio e della protezione delle acque. Un incontro, ha scritto Codoni, «che ha rappresentato un importante momento di confronto, in cui trasparenza, ascolto, e partecipazione sono stati messi al centro. Un percorso da cui il progetto non potrà che trarre beneficio».
«La forte reazione iniziale mi ha sorpreso, ma ora mi è chiaro perché: quell’area sta a cuore ed è frequentata da davvero molti cittadini. Le domande e le critiche non celano la volontà di affossare il progetto a prescindere, ma nascono dal timore che si stesse per rovinare un luogo al quale la popolazione di Castel San Pietro tiene veramente. Ho visto, insomma, genuina preoccupazione, certamente non un attacco politico».
«Promesse positive»
Affermazioni che trovano eco anche fra chi ha espresso dubbi sulle modalità dell’operazione. «Come più volte ribadito - spiega la prima firmataria delle interpellanze interpartitiche Nadia Righetti (Sinistra e Verdi) - non siamo contrari a progetti che possano portare un valore aggiunto al nostro Comune, anzi; riteniamo tuttavia fondamentale che ciò avvenga nel pieno rispetto delle leggi poste a tutela del territorio e dei cittadini. Dalla serata in cava si è evinto che per i lavori eseguiti fino a quel momento non risultavano rilasciate le prescritte autorizzazioni previste dalla Legge sulla protezione delle acque. Il rischio di un aumento dei nitrati oltre i limiti di legge nei vicini pozzi di Vernora, ci ha allarmato, così come il taglio raso del bosco di protezione». Acque per cui nel frattempo è stato approntato un controllo mensile accresciuto da cui, ci ha riferito la municipale Codoni, a oggi non sono stati constatati valori fuori norma.
Detto ciò, sottolinea Righetti, «la serata in cava ci ha lasciato anche delle promesse positive in prospettiva futura. L’impegno cantonale per la valorizzazione del comparto non può che trovare il nostro consenso e confidiamo che d’ora in poi si prosegua con la trasparenza e il rigore che il rispetto del bene pubblico impongono».
Gli obiettivi del progetto
Gli inaspettati lavori di fine 2024, si è nel frattempo appreso, sono avvenuti sia per questioni di sicurezza, sia perché oltre una certa data si sarebbero persi dei sussidi importanti per finanziare l’opera. Inoltre il primo intervento è stato più incisivo del previsto per debellare le neofite invasive.
Scopo del progetto è quello di salvare il prato secco d’importanza cantonale che si era formato spontaneamente nell’ex cava, vale a dire un ambiente naturale ricco di biodiversità sempre più raro in Svizzera, che per mancanza di gestione si stava perdendo, soffocato da rovi e alberi e tramutandosi in una zona sì verde, finanche rigogliosa, ma dal valore ecologico minore di un prato secco. Oltre a ciò si prevede di creare uno stagno a sostegno della migrazione degli anfibi (affinché non debbano più attraversare la vicina strada, dove spesso muoiono schiacciati) e un frutteto estensivo favorevole alla biodiversità. Tutto questo, come accennato, sarà messo nero su bianco in poche settimane nella relativa domanda di costruzione.

