Si tuffa accanto al Ponte del Diavolo ma non riemerge

Una serata tra amici si è trasformata in una tragedia che difficilmente il passare del tempo riuscirà a cancellare dalla memoria. Lugano dorme ancora quando viene svegliata dal suono delle sirene e dal lampeggiare delle luci blu degli enti di primo intervento. L’allarme è scattato poco prima delle 5 di questa mattina, quando alla Centrale comune d’allarme (CECAL) viene segnalata la scomparsa di una persona nelle acque del Ceresio, all’altezza del ponte del Diavolo a Castagnola. La telefonata, secondo nostre informazioni, è stata fatta dagli amici di un 25.enne cittadino italiano residente nel Luganese, che non vedendolo riemergere dall’acqua dopo un tuffo hanno allertato i soccorsi. Poi, il peggiore incubo per qualsiasi genitore. Il corpo del giovane, rende noto la Polizia cantonale in un comunicato stampa, dopo assidue ricerche condotte dagli agenti della Cantonale e della Comunale di Lugano è stato individuato e recuperato a circa quattro metri dalla riva e a una profondità di circa tre metri.
Un divieto che non serve?
Le cause e le esatte dinamiche dell’accaduto sono tuttora sconosciute. Gli inquirenti, come da prassi, sono al lavoro per chiarire tutti gli aspetti. Intanto, all’imbocco della strada in ciottolato che conduce a Villa Favorita è stato posizionato il classico nastro bianco e rosso della Polizia. Sarebbe proprio lì, più precisamente da quella sporgenza sottostante la strada, il punto in cui il giovane si sarebbe tuffato per poi scomparire nelle acque del lago. La presenza della recinzione stradale e il divieto di balneazione, quindi, continuano a non essere un deterrente per vari gruppi di ragazzi, che in estate si lanciano nel lago tuffandosi o dal marciapiede della strada oppure dalla sporgenza accanto. Non basta e forse non è abbastanza per impedire che certi eventi si trasformino in tragedie. A tal proposito, qualche mese fa su queste colonne avevamo interpellano la capodicastero Sicurezza Karin Valenzano Rossi proprio su quei tuffi proibiti (vedi CdT dello scorso 4 maggio) tra divieti e sicurezza. «Non ritengo si possa o si debba dedurre una qualsivoglia forma di tolleranza da parte del Municipio – ci aveva spiegato la municipale –. È chiaro che se i ragazzi scavalcano la ringhiera di protezione stanno volontariamente superando un ostacolo di delimitazione e protezione volto ad evitare cadute».

