«Siccità eccezionale in Svizzera»: il Lago Maggiore soffre, nel fiume Ticino si cammina sull'erba

«La siccità continua ad affliggere la Svizzera». Lo scrive MeteoSvizzera sul proprio blog, parlando di una situazione eccezionale per gran parte dell’Europa, ed evidenziando come la primavera e la prima metà dell’estate di quest’anno siano state «tra le più secche mai registrate». Nel periodo da aprile a giugno, si legge, «le precipitazioni a livello nazionale si sono attestate solo al 56% della media climatica (1991–2020), il valore più basso dal 1901 insieme a quello del 1976. Anche tenendo conto delle precipitazioni di luglio, il deficit pluviometrico registrato da aprile è rimasto eccezionalmente elevato. È paragonabile ai periodi di siccità storici degli anni 1976, 2003 e 2018». E ancora: «Se si considerano le precipitazioni registrate nel primo semestre (da gennaio a giugno), il 1976 risulta di gran lunga il più secco. Il primo semestre del 2026 si colloca tuttavia, insieme al 1929, al quinto posto. Una delle ragioni dell’andamento meno secco in questo periodo è stato il febbraio 2026, nuvoloso e piovoso».
L’Ufficio federale di meteorologia e climatologia sottolinea inoltre che «per numerose stazioni di rilevamento in tutta la Svizzera, è stato il semestre estivo più secco mai registrato dall’inizio delle misurazioni. Il deficit pluviometrico da aprile ha raggiunto un minimo storico in 168 stazioni di rilevamento, pari al 41% di tutte le stazioni prese in considerazione. Se ci si limita alle stazioni situate in pianura (sotto gli 800 m s.l.m.), la metà (50%) delle stazioni registra un nuovo record».
MeteoSvizzera infine puntualizza che «le previsioni a lungo termine indicano attualmente che, fino a metà agosto, le precipitazioni saranno nuovamente inferiori alla media. Non si può quindi escludere che agosto sia un mese povero di piogge. Se la tendenza verso un’ulteriore ondata di caldo all’inizio del prossimo mese dovesse confermarsi, la situazione per molti fiumi, laghi e foreste rimarrà critica fino all’autunno».

In Ticino e Lombardia
In Ticino, è il Lago Maggiore a subire le conseguenze più gravi della siccità: lo specchio d’acqua si è infatti abbassato di oltre un metro da metà giugno. E la situazione è persino peggiore sul versante italiano.
Stando a Malpensa24, il livello dell’acqua è sceso fino a circa 39 centimetri sotto lo zero idrometrico, mentre nello stesso periodo dell’anno dovrebbe trovarsi intorno agli 83 centimetri sopra lo zero, con un divario superiore al metro rispetto alla media stagionale. Il lago, solamente nelle ultime 72 ore, ha subito un ulteriore calo di oltre sette centimetri.
Nei giorni scorsi l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po ha classificato la situazione come «siccità severa». Tra i fiumi sono proprio il Po e il Ticino quelli maggiormente colpiti dalle condizioni climatiche estreme, creando grande preoccupazione tra gli agricoltori. Il Corriere della Sera descrive il Po come «un torrente». Il livello registrato al ponte della Becca, in provincia di Pavia, ha raggiunto i -3,4 metri rispetto allo zero idrometrico. Una situazione che mette seriamente a rischio le coltivazioni di riso, mais e soia. A Suardi, un piccolo Comune del Pavese, sono addirittura riaffiorati i resti dell’antico Borgofranco, un insediamento sommerso da una piena nel 1808.
Come detto, preoccupa pure il livello del fiume Ticino. Alberto Lasagna, direttore provinciale di Confagricoltura Pavia, ha parlato di «situazione critica», spiegando al Corsera che «senza accumuli significativi si rischia di compromettere ampie porzioni di raccolto. Peggio del 2022: allora si abbandonarono molti campi già a maggio e non si affrontarono le spese di oggi con valori di vendita molto più bassi. Serve utilizzare ogni risorsa disponibile anche in altri territori veicolando nel lago, come l’idroelettrico piemontese, valdostano ed elvetico». La navigazione sul corso d’acqua è praticamente off-limits, come spiegato da Alessandro Bacciocchi, della società Vogatori Pavesi: «C’è pochissimo fondo, emergono molti ghiaioni, barche a motore non se ne vedono. In alcuni punti del fiume dobbiamo scendere e proseguire a piedi sull’erba».
