Sirica rinuncia, «la sua candidatura sarebbe stata strumentalizzabile»

L’annuncio da parte del co-presidente del PS, Fabrizio Sirica, di rinunciare a correre per un posto in Consiglio di Stato, è arrivato dopo giorni di pressioni. Su tutte, quella dei Giovani leghisti, che senza giri di parole avevano chiesto un passo indietro al socialista dopo la grave infrazione al codice stradale da lui commessa. Un passo indietro che, come riferito, è stato fatto per la corsa al Governo, ma non per quella al Gran Consiglio o per il posto di co-presidente. La direzione del partito su questi due fronti ha infatti confermato la fiducia a Sirica, affermando che saranno gli elettori a decidere se ritenerlo ancora meritevole della loro fiducia.
Una scelta, quella di Sirica, che in ogni caso non ha «scomposto» gli alleati della lista unitaria progressista (formata da PS, Verdi e MpS) che correrà per il Consiglio di Stato. «La questione delle candidature, all’interno dell’alleanza, era lasciata ai singoli partiti», premette a tal proposito il co-coordinatore dei Verdi, Marco Noi. «Trovo la sua decisione coerente con quanto ha detto. Ci semplifica le cose, poiché un fatto del genere, proprio perché grave e strumentalizzabile in campagna elettorale, ci avrebbe costretto a tematizzare un veto su una sua eventuale candidatura». Insomma, una decisione comprensibile. Per quanto riguarda le candidature dei Verdi, Noi non si sbilancia. «Siamo in piena pausa estiva», spiega il co-coordinatore, aggiungendo: «Ci ritroveremo nelle prossime settimane con gli altri partiti e a inizio settembre il nostro comitato prenderà posizione sulle nostre candidature».
Sul ritiro di Sirica, infine, a non sbilanciarsi è anche il deputato dell’MpS – l’altro partito alleato del PS nella corsa al Governo – Matteo Pronzini: «Prendiamo atto della sua scelta. Come tutti abbiamo letto quanto comunicato dal PS, che ritiene la questione abbastanza grave. Avremo sicuramente modo di parlarne al prossimo incontro».


