Siti inquinati: indagini in arrivo

Dare la caccia ai terreni contaminati da sostanze nocive è un lavoro costante, così come le operazioni di classificazione, in base a criteri specifici, all’interno del catasto dei siti inquinati. Ormai quasi tre anni fa su queste colonne avevamo provato a fare un esercizio, ovvero dare un’occhiata al catasto gestito dal Cantone – che è sostanzialmente una costellazione di pallini colorati che indicano il grado di potenziale inquinamento ambientale di una certa zona – e individuare quelli più critici, quelle aree cioè che testimoniavano la necessità di un’indagine o di una bonifica in quanto erano presenti sostanze nocive. Avevamo individuato delle zone critiche (quindi pallini rossi e blu) a Melide, Paradiso, Magliaso, Corticiasca, Rivera e Croglio. A distanza di anni, abbiamo rifatto lo stesso esercizio, e per alcuni siti (suddivisi in aziendali, di deposito, d’incidente o d’impianti di tiro) la situazione è cambiata oppure sta cambiando, per altri invece non ci sono novità, ma per un motivo.
Di bonifiche e accorgimenti
Partiamo da Paradiso, dove il pallino sul fondale del Ceresio a pochi metri dalla stazione di pompaggio di Capo San Martino è sì ancora colorato di rosso a distanza di tre anni, ma nel frattempo l’impianto provvisorio (per la precisione dei container) per la captazione dell’acqua di cui ci parlava a suo tempo il sindaco Ettore Vismara è stato messo in funzione. Un accorgimento che sostanzialmente rappresenta un ulteriore passo nella direzione del risanamento di una zona in cui anni fa, a quaranta metri di profondità, era stato trovato del materiale bituminoso contenente idrocarburi. Si tratta di un deposito di catrame risalente agli anni Quaranta, quando sulla riva era presente un impianto comunale che produceva gas. Il capo dell’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati del Dipartimento del territorio, Mauro Togni, che in questo articolo ci aiuta a orientarci tra pallini colorati e aggiornamenti, conferma l’accorgimento messo in atto da Paradiso, aggiungendo anche che «il Comune ha inoltrato alla SPAAS un documento con le varianti di risanamento che sono in corso di valutazione».
Ci spostiamo a Rivera, più precisamente sul terreno della ex Galvachrom SA, ditta industriale attiva tra il 1948 e il 1958 che ha prodotto sali di acido cromico ricavati dalla cromite, a sua volta importata tramite ferrovia dalla Turchia. Nel corso degli anni, delle quantità di sostanza nociva sono finite (anche) nelle acque sotterranee, contaminandole. Togni ricorda che «il messaggio con il credito di risanamento (11,1 milioni di franchi, ndr) è stato approvato dal Gran Consiglio il 18 settembre 2023, ma è stato necessario eseguire dei complementi di indagine che hanno portato alla modifica del progetto». Breve inciso: se il cosiddetto perturbatore per comportamento (ovvero chi ha causato l’inquinamento) non può essere rintracciato, in quel caso interviene lo Stato con un parziale contributo economico per la bonifica. Spiegata la natura del credito di risanamento, visto che la Galvachrom SA è fallita negli anni Sessanta. Al netto, il capoufficio precisa che le «FFS sono i proprietari del sedime» e spetterà a loro «eseguire la bonifica. I tempi per la realizzazione della stessa dipendono però anche dalla procedura di assegnazione dei contributi federali e non inizierà verosimilmente prima del 2027». Intanto, la domanda di costruzione per la bonifica è fresca di pubblicazione all’albo comunale di Monteceneri.
Definire i criteri
E Melide, Magliaso, Corticiasca e Croglio? Tutto tace, o meglio, «non ci sono novità, stiamo però procedendo, come richiesto dalla Confederazione, a rivedere la classificazione dei siti iscritti ma per i quali non è mai stata fatta nessuna indagine», rileva Togni. Questi siti, per la precisione, sono catalogati con la dicitura «è necessario procedere a un’indagine». In realtà, però, sono già stati sottoposti a un’indagine preliminare storica o tecnica e vengono iscritti nel catalogo dei siti inquinati di default. Per intenderci, stiamo parlando di una stazione di servizio a Magliaso, una ex galvanica (ditta che faceva rivestimenti in metallo) a Croglio, una cava a Melide utilizzata fino all’inizio di giugno del 2021 come discarica del verde e uno stand di tiro a Corticiasca (per quest’ultimo caso si tratta di bonificare solo la collina paracolpi e la postazione di tiro).
Dare la caccia ai terreni contaminati da sostanze nocive è un lavoro costante, dicevamo in entrata. Negli scorsi anni, infatti, Togni osserva che «si è provveduto a definire dei criteri per arrivare a una priorità per quei siti iscritti nel catasto dei siti inquinati per i quali è necessaria l’esecuzione di un’indagine. Sulla base di queste priorità si procederà a partire dal 2026 a richiedere l’esecuzione di indagini in modo da classificare definitivamente questi siti e scoprire eventuali nuovi siti contaminati. I criteri di selezione sono legati alla presenza di acque (superficiali e/o sotterranee) e naturalmente al tipo di attività che veniva svolta. Le lavanderie chimiche sono, ad esempio, tra le categorie più a rischio».

